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Cosa dobbiamo attenderci dagli accordi di pace (che non mettono fine a una guerra) tra Israele e EAU

Il premier Benjamin Netanyahu e il consigliere amministrazione USA Jared Kushner
Il premier Benjamin Netanyahu e il consigliere amministrazione USA Jared Kushner   -   Diritti d'autore  Debbi Hill/UPI
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I dettagli degli accordi tra Israele, Emirati Arabi Uniti, Bahrein siglati al cospetto del presidente degli Stati Uniti, e grazie alla sua mediazione, non smette di ripetere Donald Trump,verranno rivelati solo nelle prossime ore.

A qualche ora dalla firma, nella giornata di questo lunedì 14 settembre, la delegazione israeliana con in testa il premier Benjamin Netanyahu è intanto giunta a Washington.

Stando alle dichiarazioni israeliane, poiché sono coinvolti quattro paesi, i dettagli degli accordi verranno resi pubblici solo in un secondo tempo. Ci saranno due firme separate: un trattato di pace con gli Emirati e una dichiarazione di pace con il Bahrein, che seguiranno le procedure già in uso per accordi internazionali firmati in passato eche poi dovranno passare al vaglio di governo e Knesset.

Entrambi gli accordi riguardano collaborazioni in diversi campi, tuttavia, per gli Emirati, tutte le questioni di normalizzazione e cooperazione in campo civile non saranno firmate martedì, ma saranno aggiunte all'accordo in seguito.

Accordi di pace che non mettono fine a una guerra

Si tratta di accordi storici, ma a differenza di quelli con l'Egitto e la Giordania non mettono fine a una guerra o a una disputa e tutto ciò che riguarderà questioni politiche, compresi i palestinesi, sarà reso pubblico in seguito.

Anche per questo, probabilmente, della delegazione israeliana non fa parte il ministro della Difesa Benny Gantz, (né alcun membro del suo patito Blu e Bianco, partner della coalizione di governo Netanyahu), escluso dalla delegazione anche il ministro degli Esteri Gabi Ashkenazi.

Le relazioni tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti sono andate migliorando in modo costante, anche se in maniera discreta, negli ultimi anni raggiungendo risultati ragguardevoli nel campo economico e della sicurezza. Soprattutto per quanto riguarda questo secondo punto, con la minaccia dell'Isis da un lato e quella iraniana dall'altra - per Israele e Emirati Arabi Uniti l'Iran è come fumo negli occhi, è uno Stato ostile che vuole raggiungere la superiorità strategica nella regione attraverso il suo programma nucleare - Emirati Arabi Uniti insieme ad Arabia Saudita hanno trovato in Israele un alleato disponibile, in grado di fornire tecnologie di sicurezza interna avanzate. E non solo.

Questo per dire che agli accordi si lavora in modo implicito da parecchio: per anni, c'è stato un via vai di uomini d'affari israeliani, atleti, diplomatici e funzionari - anche ministri del governo - a Dubai e Abu Dhabi, senza che questo costituisse un segreto . Da novembre 2015, Israele ha mantenuto una sede all'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena) ad Abu Dhabi. I ministri del governo israeliano hanno partecipato alle riunioni di Irena per anni dal 2010 al 2017.

Insomma, il Medio Oriente sembra pronto per una svolta. E l'Europa resta a guardare.

L'Unione europea resta ai margini

In base agli accordi, che hanno visto l'amministrazione Trump impegnata nella mediazione, Israele ha accettato di sospendere la prevista annessione delle aree della Cisgiordania occupata.

L'accordo è stato annunciato da Trump il mese scorso e senza dubbio, il presidente americano saprà usarlo nella sua campagna per le presidenziali di novembre.

A bocca asciutta resta invece l'Europa, che si ritaglia un ruolo veramente marginale; alla cerimonia di martedì sarà presente solo il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto. Che su Facebook ha scritto "Da quando la Casa Bianca ha preparato l'agenda per stabilizzare la regione, questo è stato il secondo sviluppo più seignificativo per dimostrare che questo è il miglior piano di pace finora e promette di portare finalmente la pace in Medio Oriente".