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Istat: quasi mezzo milione di posti di lavoro in meno

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Istat, report lavoro
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Il Covid-19 ha investito il mercato del lavoro in Italia come uno tsunami. L'Istat fotografa dati rovinosi: nel secondo trimestre del 2020 si sono persi 470mila occupati, che diventano 841mila sull'anno, con un calo delle ore lavorate pari al 20 percento.
Il tasso di occupazione è sceso al 57,6%, in calo di 1,2 punti rispetto al primo trimestre 2020.
La pandemia sembra aver agito da moltiplicatore di divari già esistenti nel Paese, penalizzando soprattutto l'occupazione giovanile (-8% rispetto al 3,6 del totale) e il lavoro delle donne (diminuzione del 4,7% rispetto al 2,7 degli uomini).

Il crollo soprattutto dell'occupazione a tempo determinato

I settori maggiormente colpiti sono quelli dove il lavoro a termine è più diffuso: alberghi e ristorazione (-246 mila occupati), commercio (-191 mila ) e servizi domestici alle famiglie (-125 mila). In forte diminuzione anche le professioni non qualificate . In ogni caso, non si tratta di espulsioni, ma di mancato rinnovo o ingresso nel mercato del lavoro.

Nonostante la cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti abbiano permesso di sostenere redddito e occupazione, “la sospensione delle attività – ha sottolineato l’Istat – ha fortemente pregiudicato l’avvio di nuovi rapporti di lavoro, in particolare di quelli a termine e delle loro possibili proroghe o trasformazioni in contratti a tempo indeterminato”.
Difatti, in otto casi su dieci la diminuzione dell’occupazione riguarda i dipendenti a termine (-677 mila, -21,6%) e si concentra tra quelli con durata del lavoro non superiore ai sei mesi (-428 mila). Inoltre, “non si sono registrate le usuali nuove assunzioni a tempo determinato che caratterizzano il secondo trimestre dell’anno, periodo molto favorevole per il turismo con l’inizio della stagione estiva”.

Luglio di ripresa per l'occupazione

Il dato di luglio rivela un cambio di marcia, come sottolinea Roberto Monducci, direttore del Dipartimento di produzione statistica dell'Istat: "I dati relativi a luglio segnalano un forte aumento dell'occupazione, pari a un incremento di 85mila unità in più, che non è poco. Numeri che incrociati con i dati economici più recenti, come quello di produzione industriale, che ha registrato un aumento del +7,4% a luglio su giugno (dato inatteso dagli stessi analisti e di molto superiore a quello della Germania) mostrano importanti segnali di ripresa. I dati economici di contesto sono dunque promettenti".

Sulla performance, che avrebbe anche potuto essere peggiore, incidono le misure del governo (cassa integrazione e blocco dei licenziamenti) a tutela del reddito e dell'occupazione. Il futuro è dunque esposto alla variabile sanitaria e a quella politica.