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Macron alla guida della difficile rinascita del Libano

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Macron alla guida della difficile rinascita del Libano
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Il Presidente francese Emmanuel Macron in una due giorni in Libano nel pieno della peggiore crisi del paese, nel mezzo della peggiore crisi mondiale: un Libano col nuovo primo ministro Mustapha Adib, 48enne ex diplomatico che potrebbe andare a genio al presidente francese che chiede trasformazioni radicali dopo le dimissioni di Hassan Diab, che hanno il sapore dell'ammissione di colpa per la tragedia del porto del 4 agosto.

La Francia al capezzale del Libano

La Francia è stata la prima ad accorrere al capezzale della Beirut sventrata dall'enorme esplosione dei magazzini portuali, dove erano state dimenticate tonnellate e tonnellate di pericolosissimo nitrato di ammonio. "Sono pronto a organizzare, verso la metà di ottobre, una conferenza di sostegno internazionale al Libano con le Nazioni Unite, sono pronto a ospitarla a Parigi, a partire dalle vostre richieste e del lavoro che farà il nuovo governo sotto l' egida delle Nazioni Unite, in modo da poter ottenere il sostegno di tanti diversi stati" : ha detto il presidente francese.

8 miliardi di danni

Nel centenario della nascita del Grande Libano, Macron (il paese fino al 1943 è stato protettorato di Parigi) ha partecipato alla messa a dimora di un cedro (simbolo del paese) in cui l'esplosione del 4 agosto ha provocato quasi 200 morti, oltre 6000 feriti e danni per 8 miliardi di dollari che accresceranno il debito di uno stato povero ma si sfrutta il centenario per guardare avanti.

In visita in uno scenario apocalittico

Dal ponte della portaelicotteri francese Tonnerre, che il 14 agosto era giunta a portare aiuti, Macron è poi tornato per una ulteriore visita al porto di Beirut, ground zero dell'esplosione mortifera ed ha incontrato i 400 soldati francesi che lavorano con l'esercito libanese per ripulire l'urbano seppellito da tonnellate di detriti.

Le riforme indispensabili

Il presidente sollecita i funzionari libanesi ad avviare un processo di riforma ed ha chiarito che la Francia non aprirà i cordoni della borsa fino a quando le trasformazioni non saranno visibili. Manovre sicuramente rese difficili dall'impalcatura confessionale (che viene messa in discussione anche dal presidente Michel Aoun) e da una crisi crisi economica drammatica sotto il peso dei rottami della guerra civile siriana, con la gestione faticosa dei tanti profughi e delle innumerevoli tensioni sociali complicate peraltro dalla realtà parallela del gruppo islamico Hezbollah, entità politica e militare nazionalista e anti-israeliano che gode del sostegno dell' Iran.