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Nono giorno consecutivo di attacchi aerei israeliani su Gaza

Il giorno dopo l'attacco aereo israeliano a Gaza
Il giorno dopo l'attacco aereo israeliano a Gaza Diritti d'autore SAID KHATIB/AFP or licensors
Diritti d'autore SAID KHATIB/AFP or licensors
Di Stefania De Michele
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Non c'è tregua che tenga nella Striscia di #Gaza. Continua la rappresaglia israeliana. Città senza corrente elettrica

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Un appuntamento fisso: da nove giorni, tutte le sere, Israele bombarda la Striscia di Gaza.
Khan Yunis brucia ed è certificato dalle immagini dei raid, in risposta - dicono fonti israeliane - al lancio di razzi da parte di Hamas. Ordigni che - secondo lo stesso Jerusalem Post - non avrebbero provocato danni o feriti nel sud di Israele dove sono caduti.
Ma la rappresaglia continua, così come la stretta sui palestinesi della Striscia.

Susan Hanidi è una madre palestinese, ha 33 anni, e vive nella costante paura di un attacco e in condizioni difficili da spiegare ai suoi figli.

"Riceviamo elettricità per quattro ore al giorno. La situazione nella Striscia di Gaza è già difficile, ma con il blackout è addirittura peggiorata - racconta Susan - cosa hanno fatto i nostri figli? Non hanno fatto niente di male. Non hanno mai tolto la corrente ai loro figli, neanche per un minuto".

Da martedì anche l’unico impianto di corrente elettrica della Striscia è chiuso. Il governo israeliano ha infatti deciso di bloccare il trasporto di carburante che serve per la centrale di Gaza. La stretta si è fatta ancor più dura con il divieto ai pescatori palestinesi di uscire in mare.

Le nuove tensioni seguono il tentativo di mediazione egiziano - uno dei due soli Paesi arabi ad aver firmato un trattato di pace con Israele -  per una tregua tra le parti: un cessate il fuoco, più volte saltato, e sostenuto da milioni di dollari di aiuti finanziari dal Qatar a Gaza. 

Secondo Hamas, Israele non avrebbe onorato la sua parte dell'accordo, che prevedeva permessi di lavoro per i cittadini palestinesi in Israele e il finanziamento di progetti di sviluppo. Misure necessarie per garantire ristoro minimo a un territorio impoverito dove la disoccupazione supera il 50 per cento.

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