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I licenziamenti del covid, da Airbus a Hop passando per Nokia

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I licenziamenti del covid, da Airbus a Hop passando per Nokia
Diritti d'autore  Manuel Blondeau/AP
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Adesso le stragi il covid-19 le fa in azienda: il settore aereo è a pezzi, lo sappiamo. Ma andiamo sul sito Airbus di Tolosa, Francia. I lavoratori sono in corteo. Rifiutano il piano da 5000 licenziamenti che l'azienda propugna come se fosse del tutto normale. È ovvio che il modello economico del post capitalismo è alla frutta se pretende di far pagare il conto della pandemia ai lavoratori e in generale alle calssi più vulnerabili. "La nostra rivendicazione collettiva è chiara, per ogni due licenziamenti deve esserci una assunzione, altrimenti sacrificheremo in questa crisi un'intera generazione di giovani": afferma Jean François Knepper, delegato presso Airbus di Force Ouvrière.

Quando cadde il muro...adesso ecco l'effetto domino fra le grandi aziende

E non solo i costruttori di aerei sono alle corde; anche il vettore Air France KML col suo brand Hop vuole licenziare. Si legge "Hop Flop" su di un muro. Così davanti al sito aziendale di Morlaix Finisterre in cui operano quasi 300 persone scoppia la protesta. Hop ha dichiarato di volersi sbarazzare del 40% dei suoi 2400 dipendenti.

Dal cielo alla telefonia

Dai cieli ai cellulari: anche Nokia è sotto scacco come tanti altri settori. Presso la sede di Lannion (Côtes d'Armor) diverse centinaia di dipendenti del fornitore telefonico finlandese hanno marciato verso Parigi per chiedere di non dismettere 1.233 posti di lavoro nella sola Francia. Al loro fianco sono scesi in piazza anche gli amminastratori pubblici locali. Il mondo del lavoro si compatta davanti alla crisi che nessuno ha saputo nè prevedere nè gestire. A chi appartiene allora il vero flop?