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Myanmar: strage alla miniera di giada, almeno 113 morti

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I soccorritori sul luogo del disastro - AFP PHOTO / MYANMAR FIRE SERVICES
I soccorritori sul luogo del disastro - AFP PHOTO / MYANMAR FIRE SERVICES   -   Diritti d'autore  HANDOUT/AFP
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La giada, i rubini, costa cara oggi al Myanmar la ricchezza che si trova nel sottosuolo. Almeno 113 persone sono morte in una cava di giada nel nord del Paese, nello stato del Kachin, area di Hpakant, una delle più importanti al mondo per l'estrazione della pietra.

Travolti da una frana, non hanno avuto scampo, il bilancio delle vittime è cresciuto di minuto in minuto, da che si è saputo della tragedia causata dalle pesanti piogge. Quando per le autorità le vittime erano 50, la gente del posto già parlava di almeno il doppio dei morti, poi i cadaveri sono stati trovati nel fango; difficili le operazioni di recupero, presto interrotte a causa delle piogge.

Sembra che un'allerta meteo fosse stata emessa mercoledì, consigliando di non avvicinarsi al sito attorno al quale vive una miriade di persone che cerca le pietre a mani nude nella terra. Una pesante deforestazione, più volte denunciata, potrebbe essere stata concausa del disastro.

In Myanmar il commercio di giada vale 30 miliardi di dollari annui e la regione del Kachin è tra le più importanti al mondo per produzione ma un modo per evitare questi drammi, frequenti, non è stato ancora trovato.

Il Myanmar è ad oggi uno dei Paesi meno sviluppati d'Asia, nonostante il commercio di pietre preziose e il turismo la popolazione vive in condizioni di arretratezza e indigenza.