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Nessun accordo dal vertice UE: continua la battaglia sul recovery fund tra Nord e Sud Europa

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 Nessun accordo dal vertice UE: continua la battaglia sul recovery fund tra Nord e Sud Europa
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Necessaria una soluzione ma troppe divisioni

Si conclude senza un accordo la riunione virtuale dei capi di Stato e governo dell'Unione europea, il primo da quando la Commissione europea ha proposto il suo recovery fund, il piano da 750 miliardi di euro per la ripresa econmica post-pandemia.

Permangono divisioni tra i 27 sui punti fondamentali per arrivare a una conclusione: non c'è ancora consenso sull'ammontare del fondo, sulle condizionalità a cui legare la spesa e sull'entità dei contributi che ogni stato membro deve versare per i prossimi sette anni al bilancio comune dell'UE.

Il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, afferma che nei prossimi giorni bisognerà lavorare su temi su cui la discussione "Resta molto difficile. Cercheremo di accelerare i negoziati per avere una discussione utile a luglio, oggi ho sentito che c'è volontà politica comune di agire", ha affermato venerdi al termine del vertice.

Al termine della riunione la cancelliera tedesca Angela Merkel ha pero affermato che i paesi membri dell'Unione Europea sembrano tutti concordare sull'ipotesi di indebitamento comune, attraverso l'emissione di obbligazioni, per finanziare parzialmente il piano di ripresa economica di fronte alla pandemia di coronavirus.

"La struttura giuridica proposta dalla Commissione non è stata messa in discussione", ha riferito. "Nessuno ha contestato il fatto che la Commissione potesse, per così dire, emettere obbligazioni".

D'altra parte permangono divergenze sulla dimensione del piano di salvataggio di 750 miliardi di euro proposto dalla Commissione UE e sulla quota costituita da sovvenzioni e quella rappresentata da prestiti. La cancelliera ha chiesto quindi un rapido accordo, sottolieando che "Non è esagerato affermare che stiamo affrontando la più grande sfida economica nella storia dell'Unione europea".

"La prima discussione è stata molto positiva", ha affermato il presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, che ha assicurato che i leader concordano sulla necessità di una risposta ambiziosa ", unendo solidarietà, investimenti e riforme. Molti hanno sottolineato che "deve essere fatto di tutto per raggiungere un accordo prima della pausa estiva ".

Soddisfatto di questo primo, timido passo avanti il premier italiano Giuseppe Conte che in un tweet auspica a un accordo entro luglio.

La proposta della Commissione europea

In quello che è stato definito un momento decisivo, la Commissione ha proposto uno schema di fondi e prestiti per far uscire il continente dalla recessione economica generata dalla pandemia.

Il maxi programma consiste in 500 miliardi di aiuti erogati attraverso sovvenzioni a fondo perduto e 250 miliardi di prestiti. I beneficiari saranno i paesi più colpiti dalla crisi da coronavirus e l'Italia si vedrebbe attribuire ben 172,7 miliardi, di cui 81,8 tramite sovvenzioni e 91 di prestiti.

Fondi per 80 miliardi anche alla Spagna e oltre 20 miliardi alla Grecia, la cui economia era già fragile prima della pandemia.

Per la prima volta gli stati europei sono chiamati a condividere il debito

Ma come verrebbero reperiti questi soldi? La Commissione europea dovrà chiederli in prestito sui mercati finanziari, rimborsandoli attraverso i futuri bilanci dell'UE, non prima del 2028 e non dopo il 2058.

Si tratterebbe quindi di una vera e propria condivisione del debito di cui si farebbero carico tutti gli Stati membri. Per questo la Commissione europea propone anche di introdurre degli strumenti per dotarsi di risorse proprie. Come? Per esempio introducendo nuove tasse come la web tax (per tassare i giganti del web) oppure la tassa sulle emissioni di CO2. Il recovery fund si aggiunge inoltre alla proposta per il bilancio europeo di 1,1 trilioni di euro per i prossimi 7 anni.

Per Enrico Letta, ex primo ministro italiano e presidente dell'istituto Jaque Delors "questa crisi è stata la terza di fila in un decennio, era assolutamente necessario avere una reazione diversa rispetto alla crisi finanziaria e alla crisi dei rifugiati. Penso che questa decisione, sia l'equivalente di quella presa da Mario Draghi e che cambiò la politica monetaria 8 anni fa. Si tratta di una svolta ed molto importante metterla in atto".

Le speranze del Sud Europa

L'annuncio della Commissione europea segue la proposta franco-tedesca di prevedere un fondo di circa 500 miliardi di euro da erogare tramite sovvenzioni a quei paesi maggiormente colpiti dal COVID-19. Una proposta di portata storica, vista la tradizionale resistenza della cancelliera tedesca Angela Merkel alla condivisione del debito tra stati europei. Proprio Angela Merkel, invece, giovedi ha chiesto solidarierà e ha parlato di un progetto storico che "ci proietta nel futuro".

Italia, Francia, Portogallo e Spagna sostengono il piano della Commissione europea e premono per una rapida conclusione dei negoziati per poter immettere liquidità nelle casse dello Stato il prima possibile.

Secondo la roadmap, una volta ricevuti i piani per il rilancio da parte degli stati richiedenti, la Commissione europea impiegherebbe 4 mesi per valutarli e poi altri 2 per avallarli. Tempi troppo lunghi che contrasterebbero invece con la natura emergenziale del recovery fund. Il timore è che diventi difficile sopperire alle necessità di un’economia che ha bisogno di liquidità immediata.

L'opposizione dei quattro frugali

Sebbene queste proposte sembrino un passo in avanti verso una più stretta integrazione europea, dovranno superare molti ostacoli, a partire dall'opposizione di quattro paesi (Austria, Olanda, Svezia e Danimarca) che ritengono che quei soldi debbano essere concessi sotto forma di prestiti e a condizione che i paesi beneficiari portino avanti delle riforme.

Angelika Winzig, eurodeputata austriaca difende la posizione del cancelliere Kurz: “Il rapporto tra sovvenzioni e prestiti non è a nostro favore. Abbiamo bisogno di una certa condizionalità ed è importante investire nelle riforme. Come posso spiegare a un imprenditore austriaco la cui compagnia è stata chiusa che una società spagnola otterrà più soldi in forma di sovvenzioni e che forse lui non otterrà nulla, nonostante sia nella stessa situazione?”.

Negoziati difficili

Il recovery fund e il bilancio plueriennale devono ricevere il via libera degli Stati membri (è richiesta l'unanimità dei capi di Stato e di governo europei) e degli eurodeputati prima che diventino realtà.

Il consiglio europeo di venerdi è stato solo un assaggio dei negoziati a venire. Ora la palla passa al presidente del Consiglio Charles Michel, che inizierà una serie di consultazioni con i governi nazionali per cercare di trovare un compromesso.

Previsto un altro vertice a metà luglio, ma in molti pensano che sia necessario un altro vertice a fine luglio per potere arrivare a una conclusione. Intanto l'economia europea soffre e le conseguenze della crisi non aspettano di certo la politica.

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