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Consiglio europeo, braccio di ferro sul Recovery fund

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Consiglio europeo, braccio di ferro sul Recovery fund
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Non un punto su cui ci sia intesa facile tra i 27 leader dell'Unione. Al terzo giorno di Consiglio europeo straordinario sul bilancio 2021-2027 e sul Recovery Fund, i nodi da sciogliere sono sempre tanti: l'ammontare del pacchetto di aiuti che mira a sostenere la ripresa, le condizioni di erogazione e gli sconti.

Le reazioni allo stallo

Angela Merkel, Cancelliera tedesca, ha commentato: "Le varie questioni, la dimensione del fondo, il modo in cui è gestito e anche le questioni dello Stato di diritto sono state ora ben trattate. Non so ancora se ci sarà una soluzione. C'è molta buona volontà, ma ci sono anche molte posizioni".

Sul tavolo c’è anche il legame tra aiuti e rispetto dello Stato di diritto: una condizione che Ungheria e Polonia esigono sia eliminata. Contro i due Paesi Bruxelles ha già aperto una battaglia giuridica per la violazione dei principi fondamentali dell'Unione, come la libertà di stampa e l'indipendenza dei giudici.

"Ci sono oggi diversi argomenti da finalizzare - sottolinea Macron - Il primo è la questione dello Stato di diritto che è al centro della condizionalità di questo bilancio. Ieri c'era un consenso molto ampio sul fatto che non dobbiamo cedere e che il tema è al centro dei valori europei".

Nel tweet di Macron: "Siamo uniti alla Cancelliera Merkel nel chiedere un piano di ripresa senza precedenti che sia commisurato alla crisi che stiamo attraversando, commisurato a ciò che è in gioco per l'occupazione, per il clima, per la nostra sovranità e per i valori dell'Europa".

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán sostiene che ci siano altri meccanismi nei trattati per garantire lo stato di diritto. Invece di creare un nuovo meccanismo - dice Orban - è meglio finire ciò che è stato avviato.

L'accordo che potrebbe valere 1.279 miliardi di euro di bilancio è dunque ancora tutto da scrivere, complice la resistenza dei 4 Paesi del Nord (Austria, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia).

Il nodo Recovery Fund

Domenica di lavoro per i leader europei, per cercare di trovare un'intesa sul Recovery Fund. Ovvero l'insieme di aiuti e prestiti per sostenere la ripresa dei paesi più colpiti dalla crisi Covid. L'Olanda è una delle nazioni che si oppone a un'Europa troppo generosa e chiede con fermezza che gli aiuti siano accompagnati dalla riforme

Se parliamo di prestiti, allora dobbiamo parlare anche di riforme. Ma molti paesi voglioni trasformare parte dei prestiti in aiuti a fondo perduto, allora ragazzi, dobbiamo davvero capire cosa succede. Abbiamo fatto delle proposte
Mark Rutte
primo ministro olandese

Voto all'unanimità o freno di emergenza?

Tra le proposte c'è il voto all'unanimità del Consiglio europeo sui piani nazionali di ripresa. Un punto inaccettabile per i paesi - come l'Italia - che hanno più bisogno di quei soldi, e il cui obiettivo è quello di non scendere sotto i 400 miliardi di euro di aiuti a fondo perduto, in cambio di un semplice un controllo della spesa in fase di esecuzione (cosiddetto "freno di emergenza").

Si discute anche di notte

I negoziati sono andati avanti nella notte e sembra che i leader si stiano avvicinando a una cifra di compromesso, anche se non sarà facile, vista la determinazione dei "frugali" (Olanda, Svezia, Austria, Danimarca) e Finlandia a sforbiciare il più possibile.

Nella notte tra sabato e domenica il premier italiano Giuseppe Conte ha incontrato Angela Merkel ed Emmanuel Macron dopo il Consiglio. I tre leader Ue sono stati raggiunti successivamente dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.