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Kim Jong Un mostra i muscoli? "E' disperato e vuole che Trump allenti le sanzioni"

South Korean marines patrol during sunset on the South Korea-controlled island of Yeonpyeong near the 'northern limit line' sea boundary with North Korea on June 16, 2020
South Korean marines patrol during sunset on the South Korea-controlled island of Yeonpyeong near the 'northern limit line' sea boundary with North Korea on June 16, 2020   -   Diritti d'autore  YONHAP / AFP
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Era un’azione attesa e annunciata l'attacco all'edificio destinato al dialogo tra le due Coree, posizionato appena a nord del 38° parallelo, perpetrato da Pyongyang questo lunedì.

L’escalation è in atto dai primi di giugno. La sorella di Kim Jong Un, che sta avendo un rilievo sempre maggiore, aveva espresso la sua posizione negativa nei confronti della propaganda degli esuli nordcoreani al confine, e voilà, l'edificio è stato fatto saltare proprio come la giovane aveva annunciato. Ma quanto c'entrano i volantini degli esuli rilasciati in territorio nordcoreano e le loro voci contro il regime diffuse dai megafoni? Questa azioni politiche infatti ci sono sempre state, perché ora Pyongyang ha deciso di reagire in grande stile? Per la professoressa Rosella Ideo, studiosa di storia politica e diplomatica dell’Asia orientale, Kim Jong Un stavolta ha "lanciato un messaggio non solo alla Corea del Sud, che ha seguito, a suo dire, pedissequamente le posizioni americane, ma anche al presidente americano Donald Trump. Ed il messaggio è: alleggerire le sanzioni". In un contesto di povertà e arretratezza evidentemente aggravato dal coronavirus, inoltre, Kim Jong Un ha bisogno di confondere i sudditi con "un nemico esterno", causa dei mali nazionali.

Il leader nordcoreano non è nuovo a provocazioni ma stavolta l'azione è davvero simbolica e spettacolare...

"Io credo che Kim Jong Un avesse davvero sperato in un processo di pace. Trump ha fatto intravedere a Pyongyang col primo accordo di Singapore la possibilità di stipulare un trattato di pace con gli Stati Uniti che ponesse fine alla guerra di Corea (1950-1953). Solo pochi mesi dopo il secondo vertice tra i due leader ad Hanoi è finito malamente e in fretta; il presidente americano ha complicato una situazione già intricata pretendendo tutto e subito; inoltre l’abbandono del programma nucleare non poteva avvenire senza l’allentamento delle sanzioni unilaterali americane, seguite da quelle ONU a fine 2017 a cui avevano aderito Cina e Russia".

Cosa vuole ottenere con questo bombardamento Kim Jong Un?

"Pyongyang si sta rivolgendo agli Stati Uniti, accusati di voler perseguire la decapitazione del regime. Pyongyang vuole che Seul abbia almeno una visione alternativa portando avanti aiuti e cooperazione economica già studiati per ricostruire il suo Paese a ricominciare dalle infrastrutture che lo stesso Kim aveva ammesso che sono in pessime condizioni. La Corea del Nord parla a Washington e parla a Seul. Il covid-19 pare abbia colpito soprattutto le campagne e ovviamente ora il dittatore deve trovare un nemico esterno da accusare per giustificare le precarie condizioni di vita; per la prima volta la Corea del Nord parla di nuovo di nemico citando Seul, solo due anni fa, nel corso di tre vertici epocali, si erano ritrovati come fratelli, Nord e Sud; ogni possibilità di dialogo è andata persa con il vertice Kim/Trump di Hanoi".

Difficile credere che Pyongyang possa ottenere qualcosa mostrando i muscoli anche se il Paese non è nuovo a provocazioni, il dialogo avviato aveva fatto pensare a un cambio di passo...

"Non mi sembra si possa per il momento tornare a un dialogo fruttuoso con la Corea del Sud. Per il resto la Corea del Nord sta seguendo la linea politica che è sempre stata adottata dal nonno e dal padre di Kim con un solo scopo: restare un Paese indipendente con i Kim in testa; e Pyongyang sa che l’unico modo di sopravvivere è firmare la pace con gli Stati Uniti".

Pyongyang quindi, bombardando l'ufficio, parla a nuora perché suocera intenda?

"Sì, e non ha caso, visto che il messaggio è rivolto personalmente a Trump. La Cina, ai ferri corti con il presidente USA è stata tatticamente vicino a Pyongyang dopo l'esplosione, augurandosi che le due Coree 'possano raggiungere la pace e la stabilità', il ministero degli esteri cinese rilascia una dichiarazione per smarcarsi da Washington, una dichiarazione di circostanza e nulla più. La situazione è molto complessa perché Trump, in piena emergenza coronavirus, minaccia altri dazi alla Cina, mentre avrebbe dovuto puntare su Pechino come intermediario. Da parte sua Seul non può fare a meno degli Stati Uniti, delle truppe americane che sono fondamentali per la sua difesa".

Cosa può succedere ora?

"La situazione sembra totalmente ingessata: la Cina ha sempre aiutato Pyongyang ma non ha nessun interesse a intervenire in caso di conflitto; gli Stati Uniti sono in una fase di isolazionismo, non solo di protezionismo, e si ritirano da tante scene lasciando che Russia e Cina riempiano i vuoti, come è successo ultimamente in Libia e in Africa. Da parte sua il Giappone ha sempre temuto la pacificazione ed un'eventuale riunificazione delle due Coree. Quindi difficile immaginare che qualcuno prenda un'iniziativa. La politica coreana di Trump è stata disastrosa. Trump, che non ha mai avuto simpatie nemmeno per la Corea del Sud, ha tentato di ottenere la denuclearizzazione di Pyongyang, senza concedere una contropartita mentre si tratta di un processo che richiede tempi lunghi e l'inizio di un riconoscimento diplomatico. Ora Kim, che aveva promesso al suo popolo che avrebbe potuto allentare la cinghia e aveva anche accettato l'ispezione di uno scienziato americano ai siti nucleari, si trova con niente in mano e reagisce secondo copione, in preda alla disperazione. Credo che Kim, come molti osservatori e studiosi, avesse davvero creduto alla possibilità di un processo di distensione che portasse alla fine, attraverso concessioni in parallelo, alla firma di un trattato di pace".

Crede che Kim Jong Un attuerà ulteriori provocazioni?

"Incidenti, anche sanguinosi, ci sono sempre stati, anche al tempo del padre di Kim Jong Un, ma non si è mai arrivati a una nuova guerra; la situazione è delicata perché negli ultimi tempi Pyongyang ha fatto ciò che aveva annunciato, come appunto far esplodere l'ufficio di collegamento, dunque l'attenzione deve essere massima: Pyongyang ha anche annunciato che vuole mandare l'esercito nella zona smilizarizzata al confine tra le due Coree, fatto molto grave ma che fa parte della usuale brinkmanship dei Kim. Ad ogni modo non credo che la Corea del Nord forzerà la mano fino al punto di non ritorno. Certo è che la tattica di Kim Jong Un è determinata in parte dalla disperazione e in parte dal fatto che la Corea del Nord è ancora una volta vittima del gioco delle potenze che le stanno intorno".

Per saperne di più:

Trump-Kim storica stretta di mano a Singapore

Il flop del vertice di Hanoi