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Hanoi, dissidio sulle sanzioni: nessuna intesa al vertice Trump-Kim Jong-un

La conferenza stampa finale di Trump assieme al segretario di Stato, Pompeo
La conferenza stampa finale di Trump assieme al segretario di Stato, Pompeo -
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REUTERS/Leah Millis
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Il vertice bilaterale tra Usa e Corea del Nord a Hanoi, Vietnam, non ha prodotto alcun accordo sulla denuclearizzazione. Il motivo? Kim Jong-un chiedeva l'abrogazione totale delle sanzioni economiche sulla Corea del Nord, un punto su cui gli Stati Uniti non erano disposti a fare concessioni. Per questo il Presidente Trump ha abbandonato il tavolo delle trattative, definendole comunque in conferenza stampa "molto produttive" e un sostanziale passo avanti nella relazione tra i due Paesi.

Il secondo incontro tra i due leader, dopo quello di Singapore del giugno scorso, non ha quindi portato alla definizione di una roadmap condivisa e niente è stato messo nero su bianco. La fumata nera è stata anticipata dall'annullamento del pranzo tra Kim, Trump, le rispettive delegazioni e i giornalisti. I cronisti in loco sono stati fatti uscire dalla sala all'annuncio "il programma è cambiato".

Kim Jong-un ha lasciato in anticipo sul previsto l'hotel Metropole della capitale vietnamita e Trump si è presentato davanti ai microfoni dei media senza la controparte nordcoreana, ma con al fianco il Segretario di Stato Mike Pompeo. Poco prima, la Casa Bianca aveva diffuso un comunicato in cui si leggeva che "in questo momento non è stato raggiunto alcun accordo, ma i rispettivi team sono ansiosi di incontrarsi in futuro".

Trump: "Due giorni produttivi, ma a volte devi alzarti e andartene"

Dopo aver ricordato gli sforzi diplomatici della sua amministrazione per allentare le tensioni tra Pakistan e India e in Venezuela, il Presidente USA ha definito il summit "molto produttivo", aggiungendo però che "abbiamo pensato non fosse una cosa buona firmare qualcosa in questo momento".

A volte devi alzarti ed andartene, questa è una di quelle volte. La Corea del Nord voleva la cancellazione integrale delle sanzioni e una denuclearizzazione limitata solo ad alcune porzioni, ma non potevamo accettarlo e siamo andati via. Non abbiamo rinunciato a nulla
Donald Trump
Presidente USA

Nella conferenza stampa finale, Trump ha dichiarato che "la visione di Kim non è ancora la nostra", ma non ha fornito ulteriori dettagli sulla denuclearizzazione, rimanendo vago anche sulla possibilità di ispezioni ai siti nucleari. "Se faremo qualcosa con loro, potremmo portarle avanti con successo".

Il leader nordcoreano sarebbe stato disposto a concedere la dismissione del sito nucleare di Yongbyon in cambio della rinuncia totale alle sanzioni. Un nuovo summit è comunque stato messo in agenda anche se ancora non è dato sapere quando. Ciononostante, ha assicurato Trump, Kim Jong-un "ha assicurato che non farà test su missili e niente che riguardi il nucleare".

Il Presidente USA non ha risparmiato critiche alle amministrazioni precedenti, incluso Obama, "che non hanno fatto nulla" per avvicinarsi alla Corea del Nord.

Pompeo: "Siamo più vicini ora rispetto a 36 ore fa o all'anno scorso"

Il Segretario di Stato, Mike Pompeo, in conferenza stampa ha affermato che, stando così le cose, l'accordo non "aveva senso per gli USA. Kim non era ancora pronto. Il problema è molto complesso, avevamo detto che avrebbe richiesto tempo e i nostri team si sono conosciuti meglio. Speravamo di fare di più ma siamo in una posizione migliore per un buon esito finale, speriamo di raggiungerlo nelle prossime settimane. Siamo più vicini ora rispetto a 36 ore fa o all'anno scorso".

Pompeo ha confermato che, allo stato delle trattative, Kim Jong-un non consegnerà una lista dei siti e delle testate nucleari.

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Mike Pompeo risponde alle domande della stampaREUTERS/Jorge Silva

Le iniziali dichiarazioni ottimistiche

Se da un lato, Kim puntava ad un migliore riconoscimento internazionale e a rafforzare il suo potere con una ripresa economica che dia respiro al Paese, dall'altro Trump - con un occhio alle elezioni del 2020- ha cercato di ottenere il programma completo dello smantellamento dell'arsenale di Pyongyang.

La notizia del cambiamento di programma e del mancato raggiungimento di un accordo è arrivata dopo il primo colloquio privato tra Donald Trump e Kim Jong-un, allargato ai più stretti collaboratori, e dopo le dichiarazioni preliminari rilasciate nella sessione introduttiva d'incontro con la stampa. I due avevano condiviso in questo momento le loro aspettative per il secondo giorno del vertice. Donald Trump aveva ribadito che non "c'era nessuna fretta" per la denuclearizzazione della Corea del Nord. "La velocità non è così importante", mentre lo è "raggiungere il giusto accordo".

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I due leader ad inizio giornata con le inseparabili traduttrici nel cortile dell'albergoREUTERS/Leah Millis

Denuclearizzazione e ufficio di liason: cosa ha detto Kim Jong-un

Per parte sua, il leader nordcoreano aveva affermato che non sarebbe venuto nella capitale vietnamita se non avesse avuto intenzioni serie sulla denuclearizzazione della penisola coreana. "Se non avessi avuto quel desiderio, ora non sarei qui". Questa la sua risposta ad un giornalista straniero, un fatto a suo modo storico. Trump gli ha fatto eco asserendo che le parole di Kim sono "probabilmente la migliore risposta che abbiano mai sentito". Kim Jong-un non ha però risposto ad una domanda sui diritti umani.

Il capo di Stato nordcoreano ha inoltre aperto alla possibilità di avere un "ufficio di liason" americano a Pyongyang. A domanda in merito, ha risposto ai giornalisti: "Penso che sia qualcosa che varrebbe la pena salutare".

VIDEO: Kim risponde per la prima volta ad un giornalista straniero

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Kim lascia l'hotel Metropole dopo il summit con TrumpREUTERS/Athit Perawongmetha

Come scrive il think tank Ispi, lo stallo a cui abbiamo di fatto assistito dopo il summit di Singapore del giugno 2018 è innanzitutto il prodotto della opposta interpretazione del termine“denuclearizzazione”. Per gli Stati Uniti questo concetto ha sempre significato l’abbandono “completo, verificabile e irreversibile” del nucleare da parte del regime nordcoreano, che invece pretende che il processo di denuclearizzazione sia accompagnato dalla rimozione della minaccia rappresentata dal cosiddetto “ombrello nucleare” statunitense a protezione degli alleati regionali, Giappone e Corea del Sud.