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Il Covid-19 è statalista. Le divisioni tra liberali europei

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Prende la forma di una lettera, la difficoltà dei liberali europei a far quadrato di fronte alla crisi del Covid-19. Vergata dalle firme di otto eurodeputati spagnoli affiliati a Ciudadanos, la missiva va dritto al cuore della questione, i «coronabonds ».

È un invito esplicito al premier olandese, Mark Rutte, appartenente alla famiglia dei liberali europei, a prendere le distanze, dal suo ministro delle finanze, il cristiano-democratico, quindi Ppe, Wopke Hoekstra, che ha liquidato l’ipotesi di ricorrere al debito compartito, o mutualizzato, come un « moral hazard », un rischio morale. Cosè il rischio morale applicato al debito condiviso ? La possibilità per i paesi del sud di approfittare della crisi del Covid per utilizzare la copertura finanziaria dell’Europa del nord, allo scopo di continuare a gestire con estro mediterraneo i bilanci pubblici.

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France NetherlandsCopyright 2020 The Associated Press. All rights reservedRafael Yaghobzadeh

Incidente di famiglia cui segue un no comment, discreto come una cannonata, sia da parte spagnola che olandese.

In realtà, la famiglia liberale e il suo stile start-up nation, ha il fiato corto di fronte a un virus più dinamico delle sue idee. E deve fare i conti con la necessaria riscoperta dell’interventismo statale per evitare la depressione economica che, stando alle cifre, dovrebbe arrivare dopo la pandemia

Il momento non è quindi dei migliori per far le grandi pulizie di primavera nel gruppo liberale all’europarlamento. Forte è infatti il rischio per Renew Europe, di soffrire le divisioni tra sud e nord, perché è il contenitore europeo del movimento che fa capo al Presidente francese, Emmanuel Macron. Quindi un gruppo di riferimento per la formula europea che avrebbe dovuto trovare la sintesi perfetta tra le concezioni economiche « protestanti » e quelle « controriformiste » dopo la crisi del debito del 2008 – 2011, rispondendo con i fatti della crescita economica e dei diritti civili, alle rivendicazioni dei sovranisti.

Renew Europe ha una centralità nella politica europea.

Per la giornalista olandese, esperta di Unione europea, Caroline De Gruyter : «il premier, Mark Rutte, pensa alle elezioni dell’anno prossimo, e teme gli elementi più conservatori (i falchi tra cui c’è anche Hoekstra) ». Aggiunge poi De Gruyter che « in Olanda questa volta l’opinione pubblica è orientata diversamente rispetto alla crisi del 2008 » perché il debito generato dal ricorso al deficit « non sarebbe un peccato contro la morale calvinista » in quanto utilizzato per una (giusta) causa di forza maggiore, la pandemia.

L’eurodeputato francese macroniano, Stéphan Séjourné, dice che « che la difficoltà era di scegliere tra lasciare fallire le imprese e costrigerle a licenziare o dare allo stato un ruolo di soccorritore, con un limite temporale. Come ha detto il presidente Macron, lo stato pagherà ». Anche se c’era già un rallentamento della globalizzazione prima del Covid : « il commercio internazionale era già in ritirata, dal 54% di una decina di anni fa al 46% attuale (poco prima del Coronavirus). Mentre la famiglia liberale era in una fase di transizione, peché la questione ambientale imponeva più di sovranità, un maggiore intervento (dello stato) e un crescente localismo, quindi meno globalizzazione ».

Stéphan Séjourné -eurodeputato liberale francese-

Ma secondo Séjourné, eurodeputato vicino al presidente Macron : « il problema della crisi attuale è la nostra capacità di agire come europei da un punto di vista economico. Quindi l’attuale dialettica non è neanche più tra liberali, ma tra chi pensa che occorra un intervento dell’Europa e quelli che invece contano sulla competenza nazionale e queste sono le difficoltà che abbiamo con i tedeschi e con gli olandesi ».

In conclusione per Stéphan Séjourné, la crisi può essere vinta solo con un « Europa che protegge ». Un’Europa in grado di prendere per il polso la mano invisibile per non farla diventare una mano morta e « salvare il mercato unico europeo ».