ULTIM'ORA
This content is not available in your region

Covid-19: Italia, diminuisce il numero dei morti rispetto a sabato

euronews_icons_loading
Covid-19: Italia, diminuisce il numero dei morti rispetto a sabato
Diritti d'autore  screenshot Ap
Dimensioni di testo Aa Aa

Un'altra giornata drammatica per l'Italia. Dalla protezione civile arrivano i dati delle ultime 24 ore che ci dicono che calano le vittime da Covid-19. Oggi, infatti, il numero complessivo è di 5.476, con un aumento rispetto a ieri di 651 morti; ieri l'aumento era stato di 793 morti.

A rendere pubblico il dato il capo dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli.

Sono 7.024 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 952 in più di ieri.

Numeri ancora da brividi, ma stando agli esperti, il calo è interpretabile positivamente.

Atterrati a Malpensa i medici e infermieri cubani

Sono atterrati intanto a Malpensa 53 tra medici e infermieri cubani" che andranno a dare il loro contributo all'ospedale da campo di Crema, che sarà operativo da martedì.

L'assessore alla Sanità della Lombardia,Giulio Gallera, ha precisato che il dg dell'ospedale gli ha riferito che in questi ultimi 2 giorni "l'afflusso si è ridotto in maniera significativa". "Non possiamo gioire" ma "ci aggrappiamo a questi elementi positivi". Tra le buone notizie anche l'arrivo di medici militari russi destinati all'ospedale di Sondalo, dove la terapia intensiva è passata da 4 a 8 posti e potrebbe arrivare a 16, così come si potrebbero ampliare le degenze.

Nuova stretta sabato notte

La nuova stretta annunciata in diretta via Fb del premier italiano Giuseppe Conte sabato sera intorno alle 23.30 è stata scoperta dalla stragrande maggioranza degli italiani stamani. Ed è arrivata alla fine di una giornata drammatica in termini di perdite. Quasi 800 morti, di cui due terzi in Lombardia.

Mentre le immagini drammatiche di Bergamo continuavano a fare giro del mondo, quei camion militari che in un silenzio surreale trasportano le bare, la politica ha deciso di chiudere tutto.

Dopo una concertazione durata ore con sindaci, governatori, associazioni di categoria e imprese, Conte ha annunciato la chiusura di tutte le attività produttive non strettamente necessarie. Un'ulteriore stretta in particolare all'economia italiana nell'estremo tentativo di contenere il contagio e tutelare la vita degli italiani. Conte ha ribadito: lo Stato c'è.

Sono giorni cruciali. Bisogna ridurre al minimo gli spostamenti. Chi da domani non andrà più al lavoro e' essenziale che resti a casa e aiuti così tutti quelli che devono continuare a lavorare
Roberto Speranza, ministro italiano della Salute

Evitare un nuovo esodo a sud

Per evitare l'esodo dei lavoratori di quelle aziende che chiuderanno in virtù del nuovo decreto - annunciato sabato sera in via di pubblicazione, è stata adottata un'ordinananza firmata dal ministro della Salute e dalla ministra dell'Interno che vieta di spostarsi in un Comune diverso da quello in cui ci si trova. Le uniche deroghe sono concesse per comprovate esigenze lavorative e per motivi di salute.

La misura è in vigore e resterà efficace fino all'entrata in vigore del nuovo decreto. Le stazioni, per questo, saranno presidiate. La nuova stretta è stata adottata dopo diversi allarmi lanciati dai governatori del sud.

In allarme soprattutto la Regione Campania, il governatore Vincenzo De Luca, ha chiamato il presidente del Consiglio Conte per segnalare il rischio di un nuovo esodo.

L'obiettivo è scongiurare spostamenti in massa come quelli avvenuti all'indomani del primo decreto dell'8 marzo, con cui si chiudeva la Lombardia tutta.

Del senno di poi..

Alla crisi sanitaria inizialmente non voleva crederci nessuno.

I messaggi della politica, così come gli stessi messaggi degli esperti erano assolutamente contrastanti.

Nel fare informazione si è dato spazio a entrambi per onore di cronaca, per dare un messaggio positivo, per non procurare allarme.

Era difficile ascoltare chi ci mettevano in guardia, diamo atto però a Roberto Burioni, virologo al San Raffaele di Milano di aver da subito chiesto la quarantena per chiunque rientrava dalla Cina.

Altra voce realistica quella di Massimo Galli, infettivologo e primario di Malattie infettive al sacco di Milano che non ha mai sposato la linea _'è poco più di un'influenza' e c_he ha da poco ricordato: "Siamo stati presi alle spalle. Io per primo il 20 febbraio mi stavo convincendo che l'avessimo scampata ma non è stato così, perché in realtà attorno al 25 di gennaio, dai calcoli che abbiamo fatto, il virus è entrato dalla Germania del tutto inavvertitamente nella zona del Lodigiano e ha potuto fare quello che ha voluto per almeno quattro settimane, spargendosi ovunque in quella zona, ma anche in Veneto e in altre aree della Lombardia”.

Gli altri Paesi europei non perdano tempo

Sulla scorta di quanto sta facendo l’Italia, gli altri stati europei dovrebbero cercare di non perdere tempo e adeguarsi alle misure più rigide. Subito