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Coronavirus: da Polistena a Lione, viaggio nell'Italia deserta

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Coronavirus: da Polistena a Lione, viaggio nell'Italia deserta
Diritti d'autore  Michele Carlino, Euronews
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Sono poche decine i contagi da coronavirus in Calabria, una quarantina, sono 150 in Puglia, oltre 330 in Campania, la regione del sud Italia più colpita; il picco che arriverà però spaventa e il Paese anche al Sud si blinda.

Siamo in Calabria a Polistena inizio di un viaggio fino a Lione in Francia. Fuori dal piccolo ospedale è stata allestita una tenda per il pre-trattamento dei sospetti casi di coronavirus, come succede praticamente in ogni ospedale italiano. L'ospedale di Polistena ha 70 letti per un'area di 180.000 residenti. La buona notizia è che finora, qui, non sono stati depistati casi di coronavirus.

Da Polistena alla Sicilia il nostro viaggio è un viaggio in un deserto di silenzio e attesa. Un viaggio in un Paese blindato per evitare il peggio, un viaggio a tappe dove a ogni check point c'è un uomo protetto da maschera e guanti che ci controlla o ci avvisa, ricordando le restrizioni.

L'A2, tra le principali arterie del sud, solitamente trafficata, è deserta. Deserto l'imbarco a Villa San Giovanni e pure il traghetto, così come l'aeroporto di Catania dove la lista dei voli cancellati è lunga e dove si aggirano solo passeggeri in mascherina.

Il personale di terra rimasto a lavoro all'aeroporto è ben protetto: maschere col filtro e guanti sono imperativi. Una volta imbarcati e sbarcati a Lione, però, tutto cambia: nessun termoscanner all'aeroporto, neppure per chi proviene dall'Italia, nessun controllo, nessuna raccomandazione.

Solo un cartello ricorda che chi rientra da zone a rischio, come l'Italia, deve mettersi in autoisolamento per 14 giorni, e vicino ci sono addirittura persone che si salutano con baci e abbracci.