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L'assurda odissea degli invalidi in attesa di un trapianto d'arti

Felix Gretarsson ha perso entrambe le braccia in un incidente nel 1998
Felix Gretarsson ha perso entrambe le braccia in un incidente nel 1998   -   Diritti d'autore  Copyright Euronews
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Il tema della donazione degli arti sta tornando d'attualità, grazie alla surreale vicenda di un invalido civile che a più riprese si è visto svanire di fronte agli occhi il sogno di ricominciare una vita normale.

Felix Gretarsson ha perso entrambe le braccia in un incidente industriale nel 1998, quando ha erroneamente toccato i cavi dell'alta tensione, che, come dice lui, gli hanno "bruciato" gli arti.

Dopo l'infortunio, l'uomo, un ex elettricista islandese, ha aspettato quattro anni per un doppio trapianto. Ma ogni volta che dei donatori compatibili sono stati trovati, il tutto si è risolto in un nulla di fatto, dal momento che questi ultimi i non avevano mai discusso l'eventualità di donare gli organi con i propri familiari, i quali in queste circostanze tendono spesso a rifiutare di concedere il nulla osta per l'intervento.

La donazione di arti non è equiparata alla donazione di organi, che alcuni paesi dell'UE è stata resa obbligatoria, a meno di un'esplicita opposizione del donatore.

"Forse al donatore stesso non sarebbe dispiaciuta l'eventualità che le sue braccia fossero trapiantate, ma la famiglia questo non lo sa. Quindi, è bene che ciascuno si rivolga a suo marito o a sua moglie e dica esplicitamente loro cosa ne pensa", ha detto Gretarsson a Euronews

"Come trovare un ago in un pagliaio"

La ricerca di un donatore compatibile non è un compito facile.

Le parti del corpo possono essere prelevate solo da pazienti in stato di morte cerebrale, e di età simile a quella del ricevente, del quale devono inoltre avere lo stesso sesso, gruppo sanguigno e colore della pelle.

Anche l'intervento chirurgico, ancora in fase sperimentale, deve essere completato rapidamente, in modo che gli arti non si deteriorino.

Ciò significa che il paziente deve rimanere sempre vicino all'ospedale e sempre pronto in caso di riscontro positivo.

"È molto difficile per la famiglia in cui c'è un donatore cerebrale morto accettare di avere le due braccia perché si tratta di una mutilazione del corpo", ha detto a Euronews il dottor Emanuel Morelon, specialista in trapianti. "Felix, per esempio, è in lista d'attesa da quattro anni e abbiamo avuto forse un donatore all'anno, ma ogni volta ci siamo scontrati con un rifiuto da parte della famiglia".

Per Gretarsson, "è come trovare un ago in un pagliaio".

Rischio di rigetto

Gretarsson si è trasferito a Lione, in Francia, perché i medici della città sono stati i pionieri negli interventi di doppio trapiantodi mano già 20 anni fa.

Da allora, però, solo poche decine di interventi di trapianto d'arti sono stati effettivamente eseguiti. L'operazione è ancora sperimentale e non costituisce una soluzione permanente.

Alcuni pazienti, inoltre, faticano ad accettare di vivere utilizzando arti appartenuti a qualcun altro e chiedono che l'intervento sia invertito.

Nonostante i pazienti debbano assumere quotidianamente farmaci immunosoppressori per il resto della vita, alla fine l'organismo potrebbe anche rigettare l'arto donato. I medici dovrebbero quindi rimuoverlo.

"Dopo 10 o anche 20 anni, non lo sappiamo con certezza, potrebbe verificarsi un rigetto e il paziente tornerà al suo stato di doppio amputato", ha detto il chirurgo Aram Gazarian della Clinique du Parc, secondo il quale i pazienti dovrebbero essere ben consapevoli di queste implicazioni.

"Nel nostro team, su un totale di sette pazienti, due hanno già perso nuovamente le braccia", ha detto il dottor Morelon.

Una vita normale

Gretarsson desidera che le persone discutano su questo tema, per poter rendere nota la loro posizione riguardo alla donazione di arti e organi prima di morire. Sostiene che scrivere le proprie volontà in un testamento o in un documento ufficiale potrebbe aumentare il numero dei donatori.

L'uomo vuole solo vivere una vita più indipendente e liberarsi delle sue protesi: "Il problema delle protesi è che se le metti, ci sudi dentro, puzzano di piedi, sono disgustose e tengono sempre caldo", ha detto.

"È come se fossi stato in una bolla per 22 anni. Non tocco mai nessuno, tranne mia moglie. Questa operazione non mi salverà la vita, non sto morendo, ma la qualità della mia vita potrebbe cambiare drasticamente", ha aggiunto.

"Non coccolo le mie figlie da quando una aveva tre mesi e l'altra quattro anni".