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L'Europa davanti alla sfida dell'intelligenza artificiale

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L'Europa davanti alla sfida dell'intelligenza artificiale
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La prossima settimana la Commissione europea svela il piano su come procedere verso leggi per l'intelligenza artificiale (AI) che garantiscano un uso etico della tecnologia. Compito arduo vista la ridda di settori ad alto rischio come il controllo di polizia, le informazioni sanitarie, la privacy, ma non solo. L'intelligenza artificiale richiede una "struttura di governance europea" sostengono a Bruxelles che tenga conto del modello della rete europea di autorità nazionali per la protezione dei dati.

Nessuna moratoria per il riconoscimento facciale

Intanto svanisce la proposta di introdurre una moratoria (di 3 o 5 anni) sull'uso delle tecnologie di riconoscimento facciale. L'Unione non pone il veto sull'uso di queste tecnologie ma suggerisce agli stati membri di stabilire le proprie regole.

Ci vuole il feedback

Dopo la pubblicazione del libro bianco della Commissione ci vorranno mesi per il feedback da parte di industria, ricercatori, società civile, governi. In autunno si elaboreranno le leggi. Il pensiero della Commissione sull'intelligenza artificiale - ordinato da Ursula von der Leyen - fa parte dell'amapio dibattito sulle nuove tecnologie. Numerosi ricercatori hanno comunque lanciato da tempo l'allarme che l'intelligenza artificiale, non regolamentata, potrebbe minare la privacy dei dati, consentire un dilagante hacking online e frodi finanziarie, inoltre non esistono metodi concordati per valutare gli impatti longitudinali dell’intelligenza artificiale nelle sue applicazioni all’interno dei vari settori sociali. Intanto la legislazione europea dovrà distinguere tra IA "ad alto rischio" e "a basso rischio", con applicazioni pericolose che prima di essere messe in campo vengano adeguatamente testate. Ci vorranno quindi "requisiti adeguati" su tutti i dati forniti agli algoritmi AI, al fine di garantire "tracciabilità e conformità", si legge nel documento diffuso.

Le insidie degli algoritmi

Vera Jourova, vicepresidente della Commissione, ha dichiarato in un'intervista che gli algoritmi che governano il funzionamento di Internet dovrebbero essere aperti al "controllo" da parte di ricercatori e terze parti.

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