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Omicidi, bombe, racket e mafia: cosa sta succedendo a Foggia

Omicidi, bombe, racket e mafia: cosa sta succedendo a Foggia
Diritti d'autore  Foto: Interno.gov.it
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Le minacce di "boom e baam", che compaiono nelle carte di una inchiesta contro la "Società" foggiana o, se si preferisce, la "quarta mafia", si sono concretizzate: dall'inizio del 2020 si contano, a Foggia e provincia, 10 attentati e un morto ammazzato.

In queste terre - dove quattro comuni sono stati sciolti per infiltrazioni criminali (Monte Sant'Angelo, Mattinata, Manfredonia e Cerignola) - si susseguono i blitz delle forze dell'ordine. La popolazione civile ha reagito sfilando in corteo contro le mafie, mentre il Viminale ha inviato un contingente straordinario di forze di polizia e ha annunciato l'attivazione di una sezione operativa della Dia da metà febbraio.

Secondo la relazione semestrale al parlamento della Dia, nel foggiano "si sta consolidando un'area grigia, punto di incontro tra mafiosi, imprenditori, liberi professionisti e apparati della Pa", una "terra di mezzo dove affari leciti e illeciti tendono a incontrarsi, fino a confondersi".

Ma cosa sta succedendo esattamente? Di cosa parliamo quando diciamo "mafia foggiana"?

Guardando alla Puglia, bisogna innanzitutto distinguere tra diversi tipi di mafie, che hanno tutte origine da quel progetto criminale di unificazione regionale meglio conosciuto come Sacra Corona Unita (il cui capo carismatico era Pino Rogoli, oggi ergastolano).

Sul territorio la densità criminale è forte e convivono diverse organizzazioni, ciascuna con la propria competenza geografica. C'è la mafia barese, quella salentina e poi il microcosmo foggiano in cui si contano quattro sistemi principali:

  • Cerignola: nel grosso comune del foggiano sciolto per infiltrazioni mafiose (60mila abitanti) è attiva una malavita che ha fatto dell'assalto ai blindati portavalori, in assetto paramilitare, il proprio marchio di fabbrica;
  • Mafia del Gargano: ha epicentro a Monte Sant'Angelo, dove è attivo il clan Li Bergolis-Miucci, soprannominati 'i Montanari', storicamente in guerra con il clan dei Romito di Manfredonia (entrambi i comuni sono stati sciolti per mafia). Lo sperone d'Italia è il punto di approdo più importante per i narcotrafficanti di marijuana albanesi, tanto da far diventare la mafia locale un importante interlocutore nel business della droga a livello nazionale. La maggior parte dell'erba fumata in Italia passa da qui e, tramite filiera organizzatissima e senza centri di stoccaggio, viene smistata alle altre mafie;
  • Mafia di San Severo del gruppo Nardino, organizzazione molto evoluta - autonoma ed indipendente rispetto alle organizzazioni mafiose operanti a Foggia - che sta scalzando i casalesi nello spaccio di stupefacenti nella costa adriatica, fino a Rimini, con stabili contatti con la ndrangheta;
  • Società foggiana: in città sono due i clan principali a fronteggiarsi, i Francavilla-Sinesi e i Lanza-Pellegrino-Moretti. A quest'ultimo gruppo si è alleata di recente la batteria Trisuoglio-Prencipe, con legami con i Romito di Manfredonia.

Quella del Gargano è la mafia che più assomiglia alla ndrangheta, basata su vincoli familiari, con l'imposizione di regole interne (la cui violazione viene prontamente e gravemente sanzionata), il ricorso a rituali di affiliazione ed, infine, la gerarchica ripartizione dei ruoli con corrispondente sostentamento economico. A Foggia, invece, l'impostazione criminale è di stampo camorristico, ereditata dall'arrivo negli anni '70-80 della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, che puntava ad estendere la sua influenza sulla Puglia per avere un secondo approdo per il traffico di sigarette.

I rapporti tra tutti questi gruppi sono radicati nel passato, con molti capimafia locali erano parte della stessa consorteria regionale. "Il trovarsi di fronte a tante criminalità diverse tra loro, a cui si aggiunge quella attiva a Vieste, ciascuna con il proprio modus operandi, rende difficile l'attività dello Stato: si tratta di soggetti diversi che operano sul territorio in modo disarticolato, anche se spesso abbiamo riscontrato punti di incontro e collaborazione", afferma Giuseppe Cavaliere, presidente della Fondazione antiusura 'Buon Samaritano' di Foggia.

Una mafia che fa rumore perché non ha ancora una dimensione economica significativa

Secondo Andrea Leccese - saggista, esperto di mafie ed autore di Malapuglia (2019) - a Foggia siamo di fronte ad un'organizzazione che vuole fare un salto criminale e trasformarsi in un'organizzazione mafiosa tramite la sua forza intimidatrice. "Crearsi una fama criminale è un punto essenziale del fenomeno mafioso", dice Leccese. "Si tratta di una mafia rumorosa, che attira l'attenzione su di sé. Non è quella mafia degli affari di cui si parla spesso quando si parla di Cosa Nostra, della ndrangheta, della mafia barese o salentina, che hanno dimensione economica significativa e vogliono evitare il rumore che attira troppa attenzione mediatica".

L'evidenza giudiziaria delle operazioni compiute nel foggiano non ha restituito finora confische milionarie, continua Leccese. Il discorso è diverso per la mafia barese: nel 2018, per esempio, è scattato il sequestro di beni per oltre un miliardo di euro, movimentato da Malta a Curacao passando per le isole Vergini e le Seychelles.

A cosa servono le bombe

L'attività principale della mafia foggiana è quella del racket e delle estorsioni contro gli operatori economici locali, in stretto rapporto con il mondo bancario, dei liberi professionisti e il sistema massonico.

Piazzare esplosivi e incendiare esercizi commerciali per indurre a pagare il pizzo è, per i clan locali, un modo di "desertificare la possibilità di fare business in maniera legale e canalizzare l'economia locale verso quelle imprese che non sono colpite perché riciclano denaro o gravitano nelle simpatie delle diverse batterie", indica Leonardo Palmisano, sociologo al Politecnico di Bari e autore di Mafia Caporale.

Nella zona, continua Palmisano, c'è difficoltà a trovare interlocutori politici che non siano vicini ai clan. "Non era mai accaduto che due grandi comuni come Cerignola e Manfredonia venissero sciolti lo stesso anno. Un'amministrazione era di centrodestra, l'altra di centrosinistra: questa trasversalità crea un senso di smarrimento nella cittadinanza".

Bloccati nella loro espansione verso Bari dai clan di Cerignola e Andria, che si muovono insieme, e impossibilitati a raggiungere la costa, appannaggio dei Romito di Manfredonia, i clan foggiani lottano contro l'asfissia, con proventi più bassi rispetto alle organizzazioni ndranghetistiche che hanno rapporti con i trafficanti di cocaina.

Sono gruppi di entroterra che "stringono il territorio e lo impoveriscono, coltivano il proprio orticello dissanguandolo, mentre altre mafie si aprono - come quella barese, che ha sempre avuto rapporti con le mafie balcaniche", dice Palmisano.

Ma gli attentati di questi giorni non sono una novità

L'anno scorso, di questi tempi, fino alla fine di febbraio si è contato un attentato ogni quattro giorni. Tuttavia, quest'anno le ritorsioni si sono avute contro imprenditori che hanno fatto i nomi degli estorsori, mentre nel 2019 gli attentati erano stati "di natura preventiva, per garantirsi l'egemonia sul territorio", conclude Palmisano.

Tentativi denunciati di estorsione per 100mila euro possono indicare che le richieste della criminalità organizzata stanno diventando insostenibili e che le vittime del racket stanno iniziando ad alzare la testa.

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