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Voto turco sulla Libia: cosa c'è da sapere

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Voto turco sulla Libia: cosa c'è da sapere
Diritti d'autore  JIM WATSON / AFP
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No a interferenze esterne in Libia. Lo dicono chiaremente sia l'Unione europea che gli Stati Uniti, che stigmatizzano il voto del parlamento turco, che dà mano libera a Erdogan per l'invio di truppe a sostegno di al Serraj. Anche se il suo governo è sostenuto dalle Nazioni Unite, la stessa organizzazione internazionale ha chiesto di non inviare armi a nessuno dei due contendenti.

Perché la Turchia è così interessata alla Libia?

Quale sia l'interesse della Turchia è chiaro: in ballo c'è un'area ricca di petrolio. Se Israele, Cipro e Grecia hanno appena stipulato un accordo per il gasdotto Eastmed, Erdogan ha firmato un accordo con la Libia sui confini marittimi, che mira a creare una zona economica esclusiva a danno di Grecia e Cipro. Turchia e Libia hanno poi dei legami storici molto antichi: la Libia faceva parte dell'Impero ottomano fino alla guerra italo-turca del 1911-12.

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Il voto come deterrente

Non è chiaro al momento se Erdogan intenda mandare subito le truppe in Libia o se il voto sia stato solo uno strumento di pressione sul generale Haftar, che in questi giorni ha intensificato l'offensiva. Alla vigilia del voto del parlamento, il vicepresidente turco Fuat Oktay ha suggerito che l'invio di truppe potrebbe non essere necessario se la mozione costringesse il generale Haftar e i suoi sostenitori a ritirarsi. Ma Oktay ha anche affermato che la Turchia invierà "il numero necessario [di truppe] ogni volta che sarà necessario". Ankara ha già inviato droni e veicoli corazzati al governo di al Serraj, secondo un recente rapporto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Ma non sono i soli: anche Giordania, Emirati Arabi Uniti e Russia non avrebbero rispettato l'embargo.

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Secondo alcune fonti Ankara avrebbe già mandato 300 uomini a fine dicembre.

La posizione dell'Unione europea

Bruxelles ha ribadito il suo appello a "cessare tutte le azioni militari e a riprendere il dialogo politico". “L'UE ribadisce la sua ferma convinzione che non esiste una soluzione militare alla crisi libica. Le azioni a sostegno di coloro che stanno combattendo nel conflitto destabilizzeranno ulteriormente il paese e la regione in generale - si legge in una dichiarazione rilasciata da Peter Stano, portavoce dell'UE per gli Affari esteri - È indispensabile che tutti i partner internazionali rispettino appieno l'embargo sulle armi delle Nazioni Unite e sostengano gli sforzi del rappresentante speciale delle Nazioni Unite Ghassan Salamé e il processo di Berlino, in quanto unica via verso una Libia pacifica, stabile e sicura".

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La posizione degli Usa

"Il presidente Trump ha sottolineato che l'interferenza straniera sta complicando la situazione in Libia", ha detto la Casa Bianca in una dichiarazione a seguito della telefonata di giovedì tra Trump e Erdogan. "Gli Stati Uniti sostengono gli sforzi in corso del rappresentante speciale delle Nazioni Unite Ghassan Salamé e della missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia per tracciare un percorso che fornisca sicurezza e prosperità a tutti i libici", ha detto un funzionario del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, aggiungendo che gli attori esterni "devono smettere di alimentare il conflitto ”.