L’invio dei sistemi Patriot a Karpathos riaccende le tensioni tra Grecia e Turchia. Ankara denuncia la violazione dello status smilitarizzato delle isole dell’Egeo, mentre Atene respinge le accuse
L’eventuale invio di sistemi di difesa aerea Patriot sull’isola greca di Karpathos avrebbe provocato la reazione della Turchia, anche se per ora la risposta di Ankara appare relativamente prudente. La reazione non sembra configurarsi, almeno in questa fase iniziale, come uno scontro diretto con la Grecia, ma piuttosto come una presa di posizione diplomatica che riflette l’imbarazzo della Turchia in un contesto regionale estremamente delicato.
Il quadro internazionale è infatti segnato da forti tensioni, con gli Stati Uniti impegnati militarmente contro l’Iran e con l’amministrazione di Donald Trump che, secondo diversi osservatori, sta esercitando pressioni sugli alleati affinché contribuiscano agli sforzi strategici di Washington.
La posizione della Turchia
Il portavoce del ministero degli Esteri turco ha criticato duramente le dichiarazioni che, secondo Ankara, metterebbero in discussione lo status smilitarizzato delle isole del Mar Egeo.
Secondo la diplomazia turca, lo status giuridico delle isole dell’Egeo orientale e del Dodecaneso è chiaramente definito dai trattati internazionali. In particolare, Ankara fa riferimento al Trattato di pace di Losanna del 1923 e al Trattato di pace di Parigi del 1947, che avrebbero stabilito una smilitarizzazione permanente di queste isole.
Il portavoce ha definito le recenti dichiarazioni "avventate, sfortunate e inopportune", accusando alcuni ambienti di cercare di sfruttare le tensioni regionali per deteriorare i rapporti tra Turchia e Grecia, che restano comunque alleati all’interno della Nato.
Nella dichiarazione non è mancato un riferimento alla questione cipriota. Secondo Ankara, i turco-ciprioti e la Repubblica Turca di Cipro del Nord sono pienamente in grado di garantire la propria sicurezza con il sostegno della Turchia, definita “madrepatria” e potenza garante.
La Turchia ha inoltre avvertito che non permetterà la creazione di “fatti compiuti” che violino il diritto internazionale, invitando le parti coinvolte a mostrare maggiore cautela in un contesto regionale già segnato da forti tensioni.
La risposta della Grecia
Alla dichiarazione turca ha risposto il ministero degli Esteri greco, interpellato da un giornalista. Atene ha respinto con decisione le accuse di Ankara, definendole infondate.
Secondo la diplomazia greca, le rivendicazioni turche sulla smilitarizzazione delle isole dell’Egeo orientale sono state più volte confutate. Il governo greco sottolinea che lo status giuridico delle isole è regolato non solo dal Trattato di Losanna del 1923, ma anche dalla Convenzione di Montreux del 1936 e dal Trattato di pace di Parigi del 1947.
Atene ricorda inoltre che la Turchia non è parte del Trattato di Parigi del 1947, elemento che secondo il governo greco ridimensionerebbe le pretese di Ankara in merito allo status del Dodecaneso.
Il ministero degli Esteri greco ha infine ribadito che l’assetto difensivo del Paese non è negoziabile. Alla luce della crescente instabilità nel vicinato regionale e del rischio di un’ulteriore escalation dei conflitti, la Grecia ritiene necessaria una preparazione adeguata sul piano della difesa.
Secondo Atene, l’attuale contesto internazionale richiede prudenza e responsabilità, ma non può tradursi in una postura di debolezza sul piano della sicurezza nazionale