In una serie di incontri a Bruxelles, l'Eurogruppo valuta misure per contenere i prezzi dell'energia e l'inflazione: si parla di usare le scorte di petrolio. Disponibili alcuni Paesi Ue, non ancora necessario per commissario Dombrovskis. Italia studia accise mobili
I ministri dell'economia e delle finanze dell'Ue si sono riuniti a Bruxelles lunedì e martedì per discutere su come rispondere all'impennata dei prezzi dell'energia e all'inflazione anticipata in seguito agli attacchi e ai contrattacchi in corso in Medio Oriente.
"Siamo pronti ad adottare misure necessarie e coordinate per stabilizzare i mercati, come l'accumulo di scorte strategiche", ha dichiarato lunedì il ministro dell'Economia francese Roland Lescure ai giornalisti dopo avere presieduto una riunione dei ministri delle Finanze del G7.
Alla domanda se i ministri delle finanze del G7 avessero raggiunto un accordo sul rilascio delle scorte strategiche del sistema, Lescure ha risposto: "Non siamo ancora arrivati a questo punto".
"Quello che abbiamo concordato è di utilizzare tutti gli strumenti necessari per stabilizzare il mercato, compreso il potenziale rilascio delle scorte necessarie. Il lavoro continuerà nei prossimi giorni", ha detto il ministro francese.
Il vicecancelliere tedesco, Lars Klingbeil, ha dichiarato lunedì che il suo Paese è aperto allo sblocco delle riserve di petrolio, ma che "non è il momento giusto".
"È encomiabile il fermo impegno dei ministri del G7 a coordinare le loro posizioni. E siamo pronti ad adottare le misure necessarie, come lo svincolo delle scorte. I ministri dell'Energia del G7 porteranno avanti questa discussione già domani", ha detto il commissario europeo all'Economia Valdis Dombrovskis in conferenza stampa al termine dell'Eurogruppo.
"Le riserve di petrolio vengono conservate proprio per situazioni come questa: se ci troviamo di fronte a una crisi, a delle interruzioni, è proprio lì che possiamo intervenire. Non stiamo assistendo a una carenza strutturale di approvvigionamento in futuro", ha tuttavia aggiunto.
Quante scorte di petrolio ci sono
I Paesi membri dell'Agenzia Internazionale dell'Energia detengono attualmente oltre 1,2 miliardi di barili di scorte petrolifere pubbliche di emergenza, mentre altri 600 milioni di barili di scorte industriali sono detenuti per obbligo governativo.
Il prezzo del petrolio è salito alle stelle dopo gli attacchi israeliani e statunitensi all'Iran del 28 febbraio, che hanno ucciso circa 40 leader iraniani, tra cui la Guida suprema del Paese, l'ayatollah Ali Khamenei, superando abbondantemente i 100 dollari lunedì, salvo scendere altrettanto rapidamente nel corso della giornata.
Il conflitto si è ora esteso ad altri Paesi della regione, tra cui il Libano e i Paesi del Golfo, con attacchi di rappresaglia da parte dell'Iran che hanno colpito strutture energetiche civili e basi statunitensi.
Mojtaba Khamenei, figlio dell'ex Guida suprema, è stato eletto lunedì come successore, garantendo la continuità della leadership dell'attuale regime.
Il prezzo del barile di Brent, il parametro di riferimento internazionale, è salito a 119,50 dollari all'inizio di lunedì, ma in seguito è sceso sotto i 90 dollari in seguito alle prime indicazioni di possibili misure straordinarie da parte dei Paesi del G7 ed europei.
I ministri delle Finanze di Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia e Spagna si soo riuniti lunedì sera a Bruxelles per una cena di lavoro volta a fare il punto sulla situazione in Medio Oriente.
La crisi dell'energia non mostra infatti segni di attenuazione. La settimana scorsa il Qatar ha annunciato la sospensione della produzione di gas naturale liquefatto (Gnl) poi, nel fine settimana, Israele ha colpito le infrastrutture energetiche iraniane e il passaggio attraverso il critico Stretto di Hormuz è rimasto sospeso, costringendo Arabia Saudita e Bahrein a contenere la produzione per problemi di stoccaggio.
Se le misure eccezionali che potrebbe essere prese a breve non avranno successo, i prezzi dell'energia in Europa ne risentiranno e l'inflazione probabilmente aumenterà nei prossimi mesi. Tuttavia, alcuni diplomatici dell'Ue e la Commissione europea indicano che la situazione attuale presenta differenze significative rispetto alla crisi energetica che l'Europa ha vissuto quando è iniziata la guerra in Ucraina nel febbraio 2022.
"Grazie alle azioni decisive che abbiamo intrapreso negli ultimi anni, il sistema energetico europeo è oggi meglio preparato e molto più resiliente. Le nostre fonti energetiche sono più diversificate e più pulite. Il nostro coordinamento è più forte", ha scritto il 6 marzo su X il Commissario europeo per l'Energia Dan Jorgensen.
Jorgensen ha invitato il blocco a raddoppiare la transizione energetica e a continuare a espandere le energie rinnovabili pulite e autoctone e l'efficienza energetica, modernizzando al contempo l'infrastruttura energetica europea.
Lunedì il ministro dell'Economia spagnolo Carlos Cuerpo ha dichiarato ai giornalisti che l'Ue dovrebbe ispirarsi alla risposta alla crisi del 2022 per formulare la sua risposta alla guerra.
Cosa fa l'Italia contro il rincar dell'energia
Quanto all'Italia il governo studia soluzioni per contenere i rincari dei carburanti e aumentare i controlli anti-speculazioni alle pompe di benzina dove il gasolio è andato oltre i 2 euro in modalità servito in alcune zone.
Si discute dunque di accise mobili in un decreto legge, ma non è chiaro se sarà presa una decisione prima dell'intervento alle Camere della premier Meloni mercoledì. L'opposizione propone inoltre di estendere lo stesso sistema anche al gas.
Questa crisi sembra però strutturalmente diversa da quella esplosa nel 2022, ha dichiarato a Euronews un funzionario governativo dell'Ue.
Quando è iniziata l'invasione su larga scala dell'Ucraina da parte della Russia, l'Europa ha avuto bisogno di un "reset delle infrastrutture" con un nuovo portafoglio di fornitori, ha detto il funzionario, mentre nel caso attuale "lo sblocco delle riserve e la riapertura delle rotte potrebbero far scendere i prezzi più rapidamente".
Tuttavia, la situazione rimane estremamente volatile, in quanto dipende fortemente dalla riapertura dello Stretto di Hormuz e dalla ripresa della produzione nei principali Paesi esportatori di Gnl.
Martedì i ministri dell'Ue dovrebbero discutono dei prezzi dell'energia anche con la Commissione europea, mentre i ministri dell'area dell'euro dovrebbero parlarne con la Banca centrale europea in termini di inflazione e di prospettive macroeconomiche generali.
Sebbene i ministri dell'Ue non prevedano di presentare una strategia comune entro la fine delle riunioni, le istituzioni europee presenteranno un aggiornamento della situazione. La maggior parte degli Stati membri probabilmente presenterà le proprie osservazioni sulla base della valutazione nazionale dell'impatto della guerra, ha dichiarato un diplomatico dell'Ue a Euronews.
Maria Tadeo ha contribuito a questo articolo