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Libia: raid aerei su Zawiya, Tripoli in pressing sulla Tunisia

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Libia: raid aerei su Zawiya, Tripoli in pressing sulla Tunisia
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Non accenna a fermarsi in Libia l'offesiva del feldmaresciallo Khalifa Haftar.

Raid aerei hanno colpito la città costiera di Zawiya, ad appena 50 km da Tripoli, da anni punto di partenza per migliaia di migranti. Secondo un primo bollettino l'attacco - che avrebbe colpito una farmacia e diversi esercizi commerciali - avrebbe provocato almeno 3 morti e una decina di feriti.

Nuovi colloqui a Tunisi

E proprio nelle stesse ore Fathi Bashagha, ministro degli interni del Governo libico di unità nazionale sotto attacco dalle forze di Haftar, era in visita a Tunisi, dove - ad appena un giorno dal viaggio non annunciato del presidente Turco Erdogan - ha ribadito la necessità di un fronte compatto contro l'aggressione dalla Cirenaica.

"Abbiamo il diritto di difendere Tripoli - ha dichiarato ai giornalisti - e chiederemo ufficialmente al governo turco il suo sostegno militare. Stiamo aspettando la conferenza di Berlino come abbiamo aspettato la conferenza di Ghadames. Ma vediamo che in pratica è difficile discutere perché c'è una persona di nome Haftar che rifiuterà qualsiasi conferenza, perché riconosce solo la forza e la presa del potere con la forza".

Bashaga ha poi fatto esplicitamente riferimento all'eventualità di un coordinamento che includa, oltre alla Turchia, anche i vicini stati del Maghreb.

"Siamo certi che alla fine riusciremo a cooperare con Turchia, Tunisia e Algeria, e che formeremo un'alleanza che sia al servizio del nostro popolo e della sua stabilità".

Il nervosismo di Haftar

Si fa sempre più insistente, dunque, il pressing per un intervento degli stati confinanti, oltre che di Ankara, circostanza questa che - nonostante le smentite del neo-presidente tunisino Saied, che anche oggi è tornato a ribadire di non volersi schierare - ad Haftar non piace affatto.

Secondo quanto riportato da alcuni media nord-africani, il feldmaresciallo avrebbe dato disposizioni ai suoi comandi militari perché accelerino le operazioni per controllare i punti di passaggio frontalieri con la Tunisia, tra Ras Jedir e Dhehiba: la motivazione addotta è sempre la stessa, ossia contrastare quella che - secondo Haftar - in Tunisia potrebbe diventare una retroguardia dei Jihadisti libici, con la complicità dei Fratelli Musulmani.

Fermento a Roma

E intanto, anche l'Italia - dopo una lunga sparizione dallo scacchiere diplomatico - sembra cercare nuovamente un ruolo meno defilato: sul punto - dopo i recenti colloqui di Luigi di Maio con l'omologo statunitense Mike Pompeo e il eusso Sergej Lavrov, il premier Giuseppe Conte avrebbe avuto una lunga conversazione telefonica con Vladimir Putin, con la reciproca promnessa di un aggiornamento e di un coordinamento costante.

Un secondo colloquio Conte lo ha avuto poi con il presidente egiziano al-Sisi, uno degli alleati storici di haftar, che ha ribadito come l'Egitto "voglia stabilità e sicurezza per la Libia".