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Chi è Carlos Ghosn

Chi è Carlos Ghosn
Diritti d'autore  Ritratto di Carlos Ghosn - AFP
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Lo hanno chiamato "l'ammazzacosti dal miracolo facile", il mago dei risanamenti aziendali. Era considerato uno dei migliori manager del mondo. Oggi, Carlos Ghosn, ex presidente e amministratore delegato del gruppo Renault-Nissan, è semplicemente un ricco uomo in fuga.

Accusato dalla giustizia giapponese di aver deliberatamente sottostimato i propri compensi di fronte alle autorità della borsa e di aver usato beni aziendali per il valore di ben 5 milioni di euro a fini personali, ma anche di abuso di autorità aggravato, è già stato arrestato quattro volte, l'ultima ad aprile.

Lui si considera vittima di un complotto ed ha negato ogni addebito. Ma come siamo arrivati a questo punto? Come siamo passati dal salvataggio dalla bancarotta della Nissan alla fuga in Libano?

A questo proposito, l'imprendibile Carlo Ghosn ha fatto sapere che terrà una conferenza stampa per mercoledi 8 gennaio a Beirut per fornire la sua versione dei fatti.

Cerchiamo di capire innanzituoo prima di chi stiamo parlando, ovvero di un workaholic assoluto dal motto “arriva prima, vattene per ultimo”. Un uomo che è passato dal percorrere ogni anno una media di 150mila miglia in volo, sposandosi a Versailles (con fondi aziendali, secondo l'accusa) ad una cella giapponese di dodici metri quadri.

Da una cultura all'altra

Ghosn nasce in Brasile il 9 marzo 1954, figlio di immigrati libanesi. All'età di sei anni torna in Libano con la madre, e qui cresce fino al trasferimento per motivi di studio in Francia, negli anni '70. Nel suo curriculum vanta due lauree in ingegneria, una delle quali conseguita presso il prestigioso Ecole Polytechnique nel 1974.

Parla quattro lingue: arabo, portoghese, francese e inglese, e ad un certo punto inizia anche a imparare il giapponese. Oggi è padre di quattro figli, avuti dal primo matrimonio. Si è risposato nel 2016 con l'attuale compagna, Carole Nahas.

Nel 2005, ha detto a un giornalista del _Detroit News: _"Cerchi di integrarti perché sei diverso, e questo ti spinge a cercare di capire l'ambiente in cui ti trovi. Tendi a sviluppare la capacità di ascoltare, di osservare, di confrontare - qualità che sono molto utili nella gestione aziendale".

Ghosn con le sue figlie ad una prima cinematografica - AP Photo/Michel Spingler

Gli esordi e la rapida ascesa in Michelin

La sua carriera nell'industria automobilistica comincia come tirocinante nella francese Michelin. In poco tempo scala le posizioni della piramide aziendale fino a diventare direttore operativo della società in Brasile a soli 30 anni.

Qui riesce rapidamente a rimettere in sesto le fortune della Michelin in Sudamerica a dispetto del fragile contesto finanziario in cui si trova ad operare. La sua strategia è quella di creare gruppi di lavoro, unendo persone provenienti da diverse sezioni dell'azienda, piuttosto che procedere a compartimenti stagni. A soli due anni dal suo arrivo, la divisione locale dell'azienda inizia a fare profitti.

Nel 1988 si ripete alla guida della divisione Nord America, di cui diventa amministratore delegato prima, e presidente due anni dopo. Riesce a portare a termine una fusione con un produttore nazionale di pneumatici, raddoppiano le dimensioni della compagnia.

Ma la sua ascesa in Michelin tocca l'apice e più oltre non può andare, data la rigida conduzione familiare dell'azienda. Già designato come successore "il figlio del capo", a Ghosn non resta che passare ad una nuova sfida.

Resta in Francia e passa alla Renault nel 1996.

Il salvataggio di Renault e Nissan

La celebre casa automobilistica transalpina sta attraversando un brutto momento: è vicina fallimento e inizia un'enorme campagna di ristrutturazione. Al momento del suo ingresso nell'azienda, il governo francese partecipava con una quota dell'80% al capitale; a metà degli anni 2000, la percentuale era drasticamente scesa al 15%.

In un'intervista a Fortune del 2003, Ghosn ricorda, all'epoca del suo arrivo, in azienda si passasse il tempo a "discutere di tutto e di niente", aggiungendo come fosse convinto che non si potesse avere la botte piena e la moglie ubriaca, ovvero "un'alta produttività associata ad un ottimo umore".

Nel 1999, la Renault acquista il 36,8% della giapponese Nissan, in crisi nera, per 7 miliardi di dollari. Ghosn ordina la chiusura di una fabbrica in Belgio, con oltre 3mila esuberi, e si guadagna il soprannome di "ammazzacosti". Poco a poco Renault rifiorisce e torna ad essere uno dei marchi più venduti in Europa occidentale.

Ghosn in conferenza stampa a Yokohama nel 2012 - AP Photo/Koji Sasahara, File

La svolta di Nissan

All'epoca dell'acquisizione, Nissan aveva debiti per circa 36,5 miliardi di dollari, risultato delle perdite degli ultimi cinque anni e delle scarse vendite di auto e camion non molto moderni, per usare un eufemismo. L'azienda era rimasta indietro dal punto di vista tecnologico rispetto ai suoi concorrenti diretti come Toyota e Honda.

Ghosn viene mandato a Tokyo con il ruolo di amministratore delegato. Il signor_ "_aggiustatutto" sviluppa un ambizioso piano di ristrutturazione che tiene in conto del rallentamento del mercato dell'auto: chiude cinque fabbriche, taglia circa 21mila posti di lavoro e vende un pacchetto di azioni per ridurre l'indebitamento.

Per far risaltare i nuovi modelli sul mercato, Ghosn assume un designer di punta della rivale Isuzu e fa arrivare personale Renault direttamente dalla Francia.

Tre sono i fronti di sviluppo su cui punta: il lancio di una nuova categoria d'auto, il crossover (modello chiave è la Nissan Qashqai); la nascita del low cost per i mercati europei minori e per i mercati "brics"; la conversione all'elettrico.

È la prima persona non giapponese a guidare la Nissan e la fase iniziale è un po' movimentata. Ma la sua popolarità schizza alle stelle quando, nel giro di un anno, tira fuori la Nissan dal baratro del fallimento con molto anticipo sulla tabella di marcia. In breve, l'azienda diventa leader di mercato e Ghosn acquista così tanta popolarità da diventare protagonista perfino di una serie di manga. Nel suo paese natale, il Libano, si parla addirittura di lui come possibile candidato alla presidenza.

Renault-Nissan diventa l'Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi

Ghosn avrebbe dovuto diventare amministratore delegato di Renault dopo il pensionamento di Louis Schweitzer, nel 2005. Decide però di rimanere co-presidente di Nissan ed assumere, allo stesso tempo, la presidenza e la guida operativa anche di Renault.

Nel 2016, Nissan prende il controllo del 34% di Mitsubishi Motors Corp per 2,29 miliardi di dollari. La Mitsubishi era finita nei guai per uno scandalo di consumi truccati, dopo l'ammissione, ad inizio di quell'anno, di ave effettuato test di chilometraggio non a norma sin dal 1991.

E così, oltre a Nissan e Renault, Ghosn si ritrova anche presidente di Mitsubishi: l'alleanza è il quarto gruppo automobilistico più grande del mondo, dopo Toyota, Volkswagen e General Motors. Non solo: è anche nume tutelare degli altri brand acquisiti nel tempo: della coreana Samsung Motors; della russa AutoVaz; della rumena Dacia.

Il capo marketing di Nissan, Steve Wilhite, disse in un'intervista ad Automotive News: "Quando [Ghosn] metabolizza un problema, è come l'anaconda che ingoia una capra - tutti sono lì a guardare ciò che ha appena fatto, mentre lui sta già pensando al pasto successivo. Non ha problemi a prendere decisioni in modo rapido e deciso".

L'arresto a Tokyo

Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved
Former Nissan Chairman Carlos Ghosn, center, walks out with security guards from Tokyo Detention Center Thursday, April 25, 2019, in Tokyo. (AP Photo/Eugene Hoshiko)Copyright 2019 The Associated Press. All rights reservedEugene Hoshiko

Il 19 novembre 2018, Ghosn viene arrestato sul suo jet privato a Tokyo dopo aver fatto rientro da un viaggio in Libano: è trattenuto per essere interrogato con l'accusa di falso in bilancio.

Gli si imputa di aver sottostimato il suo pacchetto retributivo e di aver violato la fiducia degli investitori. Accuse che ha sempre rimandato al mittente.

Il manager rimane in carcere per 108 giorni ed è rilasciato su cauzione (9 milioni di dollari) nel marzo 2019. Viene quindi ri-arrestato e rilasciato di nuovo, questa volta con una cauzione di 4,5 milioni di dollari, a condizione di essere sottoposto a rigorosi arresti domiciliari.

Ad inizio del 2019, la moglie di Ghosn presenta una petizione a Human Rights Watch per protestare contro il sistema giudiziario "crudele e disumano" giapponese, lamentandosi del trattamento riservato al marito. Ghosn è stato infatti tenuto in una cella senza possibilità di contatto con il mondo esterno, non ha potuto vedere la famiglia e ha avuto accesso limitato ai suoi legali, venendo anche interrogato senza il supporto dei suoi avvocati.

Ghosn spogliato dei diritti esecutivi

Il giorno successivo al suo primo arresto, l'amministratore delegato di Nissan, Hiroto Saikawa, ne annuncia il licenziamento dal consiglio di amministrazione e il ritiro dei suoi diritti esecutivi da lì a poco. Nell'aprile 2019, gli azionisti Nissan ratificano la sua cacciata dal board.

Saikawa, che ha anch'egli confessato di aver ricevuto pagamenti extra, accusa Ghosn di non avere correttamente dichiarato i suoi compensi e di aver utilizzato i beni della società per uso personale.

Anche Mitsubishi decide di licenziare Ghosn, sollevandolo dall'incarico di presidente subito dopo il suo arresto, e anche Renault si sta muovendo per sostiturlo.

In un'intervista rilasciata a Nikkei nel gennaio 2019, Ghosn ha detto di non avere "alcun dubbio" che le accuse contro di lui siano il risultato di complotto e tradimento da parte dei dirigenti Nissan che si opponevano al suo piano per una maggiore integrazione tra Nissan, Renault e Mitsubishi.

La grande fuga

Il 31 dicembre 2019 è arrivata la notizia della grande fuga di Ghosn dal Giappone, in segreto, cosa che lo rende ufficialmente un un latitante internazionale.

Junichiro Hironaka, il principale avvocato di Ghosn, si è detto sbalordito dal fatto che il suo assistito abbia infranto i termini della cauzione, negando qualsiasi coinvolgimento in questa sua impresa. Gli avvocati erano in possesso di tutti e tre i passaporti di Ghosn, ha aggiunto, e quindi non si spiega come abbia potuto lasciare il paese.

Secondo i media libanesi, Ghosn sarebbe arrivato a Beirut dalla Turchia. Il Giappone non ha un trattato di estradizione con il Libano e non può chiederne il reimpatrio.

"Ora sono in Libano e non sarò più tenuto in ostaggio da un sistema giudiziario giapponese truccato, dove la colpa è presunta, la discriminazione è dilagante e i diritti umani fondamentali sono negati, in flagrante disprezzo degli obblighi legali del Giappone in base al diritto internazionale e ai trattati che è tenuto a rispettare", si legge nella sua dichiarazione.

Ghosn insiste di non essere "fuggito dalla giustizia", ma di essere "sfuggito... all'ingiustizia e alla persecuzione politica".

Stephen Givens, un avvocato corporate ci ha spiegato che un possibile retroscena, certo ancora speculativo al momento, potrebbe essere legato al coinvolgimento di parte del governo giapponese che lo avrebbe aiuzato nel piano.

Il tasso di condanna in Giappone supera il 99%: ottenere un'assoluzione dopo un lungo processo di appello potrebbe richiedere anni. Gli attivisti per i diritti in Giappone e all'estero affermano che il suo sistema giudiziario non applica abbastanza la presunzione di innocenza, affidandosi a lunghe detenzioni che alla fine portano a false confessioni.

Le accuse che pendono su Ghosn portano in dote una pena massima di 15 anni di carcere.