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Manifestazioni, sparizioni di dissidenti e repressione: breve storia politica di Hong Kong dal 1997

Manifestazioni, sparizioni di dissidenti e repressione: breve storia politica di Hong Kong dal 1997
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REUTERS/Thomas Peter
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Sono passati sei mesi esatti da quando, a Hong Kong, centinaia di migliaia di persone hanno dato il via alla nuova ondata di proteste contro il controverso disegno di legge sull'estradizione in Cina.

Era il 9 giugno 2019, e da allora la città, autonoma ma sotto il controllo di Beijing, ha assistito a oltre 900 manifestazioni, cortei e incontri pubblici, molti dei quali si sono conclusi con violenti scontri che hanno portato all'arresto di quasi 6mila attivisti.

Alle elezioni locali del 24 novembre la calma è stata relativa, ma sono ormai sei mesi che le manifestazioni si susseguono quasi quotidianamente.

Qualcosa a cui i 7.4 milioni di abitanti dell'ex colonia britannica sono diventati progressivamente avvezzi - almeno da quando Hong Kong è tornata cinese nel 1997, dopo 155 anni sotto la Corona britannica.

Da allora, la metropoli è governata con la formula "un paese, due sistemi"; un sistema che garantisce libertà impossibili nella Cina continentale. Con il nuovo millennio, tuttavia, non sono mancati diversi momenti di tensione tra manifestanti pro-democrazia e autorità filo-cinesi. Ripercorriamoli.

REUTERS/Kim Kyung-Hoon/File Photo

Breve cronologia delle proteste a Hong Kong dal 1997 ad oggi

Alla cerimonia di devoluzione, chiamata in inglese "the handover", partecipano l'allora presidente cinese, Jiang Zemin; l'ultimo governatore coloniale, Chris Patten; il principe Carlo e l'ex premier inglese Tony Blair.

Le trattative per il ritorno di Hong Kong alla Cina risalgono a diversi anni prima. Nel 1984, il leader cinese Deng Xiaopin negozia con successo un accordo con il governo britannico per riportare Hong Kong sotto il dominio cinese nel 1997, anno in cui scadeva la concessione di 99 anni alla Gran Bretagna.

"Un paese, due sistemi", è la formula ideata da Deng e dal primo ministro britannico, Margaret Thatcher: permette ad Hong Kong di mantenere un'economia di libero mercato e un sistema giuridico rispettato e riconosciuto a livello internazionale. La Cina ha invece l'ultima parola in materia di affari esteri e difesa.

Nel maggio 1998, gli abitanti di Hong Kong si recano alle urne per le prime elezioni della città sotto il dominio cinese. I democratici, vincitori della tornata, conquistano 14 dei 60 seggi del nuovo consiglio legislativo, il LegCo.

Nel luglio 2003, migliaia di manifestanti scendono in piazza per chiedere l'abolizione di un disegno di legge che prevede pene severe come l'ergastolo per reati come cospirazione, sedizione, furto di segreti di stato e ribellione. Brandendo striscioni e ombrelli, gli abitanti di Hong Kong vestono di nero: sono in lutto per quella che ritengono una misura liberticida. Il progetto di legge viene accantonato dopo le proteste.

Il 10 marzo 2005, ci risiamo. L'impopolare primo amministratore delegato di Hong Kong, Tung Chee-hwa, si dimette per motivi di salute. Si scatenano massicce proteste pro-democrazia. Il suo vice, Donald Tsang, assume la carica di amministratore delegato ad interim, vince le elezioni e presta giuramento in una cerimonia che segna il decimo anniversario del ritorno di Hong Kong al governo cinese, il 1° luglio 2007. In Cina comanda Hu Jintao.

Il 2009 è l'anno della più grande partecipazione popolare alla veglia annuale per ricordare piazza Tian'anmen, il 4 giugno. Circa 150mila persone si presentano in un parco nel centro della città per ricordare l'eccidio degli studenti e attivisti pro-democrazia, spazzati via dai carri armati e dalle truppe cinesi nella piazza della capitale, nel 1989.

Nel marzo del 2012, un comitato elettorale di circa 1.200 delegati sceglie Leung Chun-ying, figura vicina al governo cinese, come nuovo leader del centro finanziario. I 7 milioni di abitanti di Hong Kong non hanno voce in capitolo sulla decisione.

Il Congresso nazionale del popolo cinese dichiara, nell'agosto 2014, che ogni candidato al ruolo di guida politica di Hong Kong dovrà ottenere l'appoggio della maggioranza del comitato elettorale, formato in maggioranza da lealisti filo-Beijing. Non solo: impone altre condizioni che portano gli esponenti dell'opposizione a parlare di "falsa democrazia in salsa cinese" per riferirsi alla situazione amministrativa della città.

A causa delle misure restrittive per la selezione del capo dell'esecutivo di Hong Kong, è impossibile per le figure dell'opposizione far sentire la propria voce ai più alti livelli. Il movimento "Occupy", ombrello alla mano, scende per le strade. Il "paracqua" è lo strumento usato per proteggersi dagli spray al peperoncino, dai gas lacrimogeni e dai manganelli della polizia.

Il 26 settembre inizia una serie di manifestazioni violente che dura 79 giorni ("Occupy Movement") e, allora come oggi, il cuore finanziario di Hong Kong è paralizzato. Il movimento è considerato come una delle più grandi sfide lanciate al partito comunista cinese dal 1989.

Il 18 giugno 2015, il legislatore pone il veto al pacchetto di riforme elettorali voluto dalla Cina e criticato dagli attivisti dell'opposizione filodemocrazia. Poco dopo le elezioni, a due politici che si battono per l'indipendenza di Hong Kong, Yau Wai-ching, 25 anni, e Baggio Leung, 30 anni, viene vietato l'ingresso alla Camera: i loro giuramenti vengono invalidati. I due vengono portati in tribunale dal governo che chiede la revoca delle loro cariche.

La scomparsa di cinque librai - tra cui un cittadino britannico e svedese - nel luglio 2016 fa temere che le autorità cinesi continentali stiano usando sporchi trucchi per erodere dall'interno la formula "un paese, due sistemi". Migliaia di persone scendono nuovamente in strada per protestare. I librai erano collegati alla stessa casa editrice e libreria di Hong Kong specializzata in libri scandalosi sulla vita privata e sulle lotte di potere dei leader del Partito Comunista cinese. Riappariranno mesi dopo nei centri di detenzione cinesi, l'ultimo di loro è stato liberato nell'ottobre 2017.

Il 1 luglio 2017, il Presidente cinese Xi Jinping conferisce l'incarico a Carrie Lam e avverte che Beijing non tollererà alcuna contestazione alla sua autorità. Il suo discorso cade in occasione del 20° anniversario del ritorno dell'ex colonia britannica alla Cina.

Un mese dopo, un tribunale di Hong Kong condanna a sei-otto mesi di prigione tre leader del movimento democratico, infliggendo un duro colpo alle richieste giovanili di suffragio universale e suscitando le accuse di interferenza politica.

Joshua Wong, 20 anni, Alex Chow, 26 anni, e Nathan Law, 24 anni, erano stati condannati nel 2016 a pene non detentive come i servizi sociali, ma il Dipartimento di Giustizia dell'ex colonia britannica chiede una revisione del processo e la reclusione.

Il 23 gennaio scorso, il governo di Hong Kong presenta un controverso disegno di legge che prevede pene detentive fino a tre anni per chi non rispetta l'inno nazionale cinese. Il 3 aprile, l'esecutivo locale vara un pacchetto legislativo per modificare le regole in caso di estradizione e consentire l'invio di imputati in Cina continentale per il processo.

L'opposizione torna in piazza in massa ma anche nel consiglio legislativo di Hong Kong scoppia la rissa l'11 maggio. Il 9 giugno, un milione di manifestanti riempiono le strade di Hong Kong per contrastare i piani del governo.

Il resto è attualità.

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