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Hong Kong insegna: se volete organizzare una protesta ben fatta, non affidatevi a Facebook

Hong Kong insegna: se volete organizzare una protesta ben fatta, non affidatevi a Facebook
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REUTERS/Tyrone Siu
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Facebook va bene se la si vuole "buttare in caciara" con amici e conoscenti; va un po' meno bene quando si tratta di organizzare un mese di proteste di massa portando in piazza centinaia di migliaia di persone.

Questa è la conclusione a cui giunge EconReporter, portale indipendente di giornalismo economico, che ha pubblicato su Medium un articolo dal titolo: La generazione che ha guidato le proteste di Hong Kong non usa Facebook - è una cosa importante. Si tratta di un'analisi sull'utilizzo dei social network e sulle strategie organizzative dei giovani (molti dei quali nati dopo il 2000) che hanno costretto l'esecutivo dell'ex protettorato britannico a ritirare l'emendamento legislativo sull'estradizione in Cina.

Nel 2014, Hong Kong era già stata scossa da proteste durate quasi tre mesi (il cosiddetto Occupy Central, o Umbrella Movement), guidate da gruppi studenteschi divisi in varie fazioni. In quel caso, le manifestazioni erano scaturite dalla decisione del Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo di riformare il sistema elettorale di Hong Kong. Quei cortei pacifici segnarono sì un risveglio civico per molti residenti e attivisti, ma non riuscirono a ottenere il ritiro da parte di Pechino della misura di “preselezione” dei candidati alla leadership di Hong Kong da parte del Partito Comunista Cinese (PCC).

Torniamo ai giorni nostri. L'occupazione dell'edificio del Parlamento e il dietrofront del Capo Esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam, hanno fatto segnare un salto di qualità nell'efficacia dell'azione di protesta rispetto al 2014.

Secondo EconReporter, questo è dovuto in parte anche al fatto che la "generazione 2014" era dipendente da Facebook mentre la "generazione 2019" preferisce altri mezzi di comunicazione: non solo Snapchat e Instagram, ma anche un nuovo forum di discussione pubblica.

Bacheca di protesta "vecchio stile"; i post-it contro la legge sull'estradizione a Hong Kong

Facebook è il regno dello scontro: meglio un forum moderato a numero chiuso in cui gli utenti votano le idee più intelligenti

L'algoritmo di Facebook, si legge, incoraggia l'engagement, il coinvolgimento, quindi i post che vengono privilegiati sono quelli in cui una metà di chi commenta non è d'accordo con l'altra metà e - sostanzialmente - si passa il tempo a litigare e infamarsi. "Nel 2014, Facebook ha fatto da amplificatore del disaccordo tra le diverse 'scuole di pensiero' in seno alla protesta", scrive EconReporter.

I ragazzi in piazza nel 2019 appartengono invece alla generazione Instagram, in cui le parole lasciano il posto alle foto, ai video e ai live stream.

Ma sarebbe superficiale ridurre la questione ad una lotta Instagram vs Facebook. C'è un altro fattore chiave da considerare. Nel 2014, ad Hong Kong la principale piattaforma di discussione online era rappresentata da un forum, HKGolden, nato per appassionati di informatica e divenuto rapidamente uno dei siti più visitati nella metropoli anche per parlare di politica e attualità. Lì il movimento Occupy Central si è organizzato ma, su richiesta della polizia, i gestori del sito avevano dovuto consegnare alle autorità l'indirizzo IP di un ricercato 23enne.

In quei giorni, i ragazzi in piazza iniziarono a sganciarsene e a utilizzare chat criptate come Telegram, uno degli strumenti più utilizzati per comunicare in gruppi anche nel 2019 (assieme a Signal e FireChat).

Oggi i leader del movimento hanno cambiato forum e si parlano suLIGHK. Per accedervi è necessario avere una mail registrata (come quella di un'istituzione universitaria o di un'impresa), i post sono moderati, gli utenti possono commentare anche in maniera anonima e la community può assegnare punti di merito ai messaggi più interessanti facendoli "risalire" in cima alla pagina - un po' come avviene con Reddit.

Il risultato? Meno tempo perso a litigare, più tempo speso a pianificare ed eseguire.

"Penso che l'anonimato sia molto importante: le persone possono così dire cosa pensano davvero senza curarsi delle rivalità personali, è una forma di mobilitazione molto più orizzontale", l'opinione di Jacky Chan Man Hei, studente di politica nel Regno Unito e ex segretario generale della federazione studentesca di Hong Kong, intervistato da Euronews. Nel 2014 era a Hong Kong tra i manifestanti. "L'accesso al forum è più ristretto, e forse la discussione riesce a incentrarsi di più su temi seri".

Quanto a Facebook, Chan Man Hei ritiene che non sia "uno strumento utile per il movimento - tranne per quelle celebrità e quei partiti politici che vogliono fare annunci o trasmettere le loro dichiarazioni".

Il forum LIHKG di Hong KongMontalto Monella, Lillo

Come si comunica in mezzo a centinaia di migliaia di persone

Una volta organizzatisi su LIGHK e scesi per le strade, i giovani in piazza ad Hong Kong si sono trovati di fronte all'impossibilità di avere una ricezione di rete ottimale in mezzo a centinaia di migliaia di persone - senza contare i tentativi cinesi di attaccare le piattaforme di comunicazione come Telegram. In quel caso, racconta Chan Man Hei, i manifestanti hanno fatto ricorso alla funzione Apple AirDrop, disponibile anche offline, al classico passaparola oppure a messaggi in codice come "bottiglie d'acqua" o "indossare il caschetto in un modo particolare".

REUTERS/Tyrone Siu

"Se nel 2014 i leader della protesta non avevano esperienza e non sapevano come gestire la situazione, né come promuovere un processo decisionale interno rapido e democratico, il futuro del movimento anti-estradizione dipenderà dall'abilità di non perdere il momentum. La strategia del governo è quella di fare passare i giorni cosicché le persone si stanchino e tornino alla propria vita. Dobbiamo essere bravi a raccontare un'altra storia, non più incentrata sull'aspetto dello scontro ma su temi come la relazione tra persone e il sentimento di comunità: dobbiamo cercare di convogliare un'altra immagine del movimento".

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