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Scontro permanente in Cile fra manifestanti e polizia

Scontro permanente in Cile fra manifestanti e polizia
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Di Paolo Alberto Valenti
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Dal 18 ottobre il Cile è in fiamme, i problemi sociali esplodono con la proletarizzazione della classi medie e il generalizzato crollo del potere d'acquisto. Secondo le organizazzioni umanitarie le forze dell'ordine commettono abusi e incentivano la rivolta

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Barricate, scontri fra manifestanti e polizia sono la coreografia mobile nelle strade di Santiago del Cile. L'agitazione, indetta dal Tavolo dell'unità sociale contro il governo, continua dal 18 ottobre scorso e investe tutto il territorio nazionale con interventi di contrasto da parte della polizia che hanno suscitato l'indignazione delle organizzazioni per i diritti umani. La necessità di contenere gli abusi l'ha pubblicamente manifestata Jose Miguel Vivanco, Direttore di Human Rights Watch Americas: "Le forze di polizia incaricate di mantenere l'ordine pubblico secondo noi commettono in questo incarico, in questo sforzo gravi violazioni dei diritti umani - ha detto -  ed è prevedibile che davanti a quel che accade senza l'introduzione di riforme urgenti queste violazioni e questi abusi continueranno".

Una protesta che investe tutto il lungo paese

In varie città cilene commando di militanti col volto coperto hanno costituito blocchi stradali e non temono il confronto con i reparti di 'carabineros' antisommossa. Nel nord del Paese si sono registrati attacchi a commissariati, mentre nelle località del sud sono avvenuti saccheggi di locali commerciali. Un incendio ha gravemente danneggiato una fabbrica di scarpe a Valparaiso gravi tensioni hanno caratterizzato anche le strade a La Serena dove sono state diversi i blocchi stradali.

La forte degradazione della qualità della vita alla base della rivolta

Un nuovo sciopero ha riunito martedì in una manifestazione di massa a vari gruppi che chiedono riforme strutturali e hanno ancora una speranza di cambiamento nella sesta settimana di proteste dopo l'inizio dell'epidemia sociale in Cile, il 18 ottobre. I manifestanti reclamano l'aumento del salario minimo a 500.000 pesos cileni (circa 625 dollari), un sistema pensionistico decente, il miglioramenti nell'istruzione pubblica. Le centrali sindacali segnalano che "il governo ha incontrato i partiti politici per firmare un accordo per la pace, ma ha lasciato fuori tutti gli attori sociali".

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