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Macron complica l'accesso dei Balcani alla Ue: un fidanzamento infinito per evitare le nozze

Macron complica l'accesso dei Balcani alla Ue: un fidanzamento infinito per evitare le nozze
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Reuters
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"La proposta di Macron per modificare il processo di entrata dei Paesi nell'Unione europea assomiglia a un corteggiamento che rischia di non portare ad alcun rapporto duraturo".

Giorgio Fruscione, esperto di Balcani e analista dell'Ispi, commenta con Euronews il documento "ufficioso" con cui la Francia propone di accogliere altri Paesi - in sostanza quelli balcanici come Albania e Macedonia del nord - nell'Unione europea.

Il 15 novembre la proposta francese ha iniziato a circolare a Bruxelles: un documento di 5 pagine disponibile anche online grazie al sito Politico. "Si tratta di un non-paper, cioè una proposta informale, che verrà prima discussa dai paesi membri" spiega Fruscione, chiarendo: "Sette paesi membri, tra cui l'Italia, hanno manifestato il loro appoggio a Macron facendo richiesta per recapitare il documento a Juncker. Un'adesione simbolica che apre a scenari concreti".

Il documento sarebbe un inasprimento del veto espresso dalla Francia in Consiglio europeo o il tentativo di ammorbidire una posizione che ha isolato Macron tra i banchi di Bruxelles?

La proposta di Macron in pillole

La proposta francese arriva a un mese dalla presa di posizione durissima di Macron contro l'entrata nell'Unione di Macedonia del nord e Albania. Con il suo veto la Francia ha bloccato l'apertura dei negoziati di adesione all'Unione. L'idea di questi giorni prevede invece un'entrata più graduale: un percorso scandito da sette tappe che parte dal rispetto dello stato di diritto ed evolvendo in partecipazioni in ambito economico e sociale culmina nell'entrata del paese richiedente nel mercato unico.

Per Fruscione la proposta francese non muta la posizione di Macron e confermerebbe, nei fatti, la sua totale opposizione a qualsiasi allargamento. "Il presidente francese teme che l'UE, allargandosi ai Balcani, possa essere rallentata nel suo sistema decisionale. Inoltre, teme che un ulteriore allargamento possa riproporre lo scenario avuto con Ungheria e Polonia, con l'apertura delle procedure d'infrazione - spiega l'analista - e così punta a una riforma che non semplifica, ma spezzetta in termini temporali, e quindi complica, l'iter di allargamento".

Un corteggiamento infinito

"La proposta di Macron sembra una strategia diplomatica per fare in modo che l'allargamento non avvenga mai: gli aspiranti Paesi europei finirebbero per non raggiungere mai questo status, ma cercando di scalare tutte le tappe, arriverebbero a garantire all'Unione un rapporto di amicizia" argomenta Fruscione.

"La metafora più efficace per spiegare la proposta è quella di un rapporto amoroso: Macron vorrebbe chiedere agli altri Paesi un corteggiamento infinito che abbia come ultimo ostacolo il sospirato 'sì'. Ma nel momento in cui questa impresa è così diluita nel tempo, i Paesi membri hanno tutte le possibilità di dire alla fine 'questo matrimonio non s'ha da fare'. Ci ritroveremmo così con nessun rapporto sincero" commenta l'analista di Ispi.

Anche Mujtaba Rahman, professore di Sciences Po, è della stessa opinione: sul suo account Twitter scrive, riportando le parole di un funzionario francese: "'Attualmente, il processo è un po' come un matrimonio combinato, in cui non si vede la sposa o lo sposo fino al giorno delle nozze. Stiamo suggerendo che potremmo considerare la possibilità di uscire insieme, magari anche dormendo insieme, prima di firmare i voti matrimoniali". Ma il processo sarebbe "reversibile": la Ue potrebbe "annullare il matrimonio" in qualsiasi momento se il nuovo potenziale partner non si rivelasse all'altezza delle aspettative.

L'approccio francese potrebbe però offrire alcuni vantaggi per Macedonia e Albania, suggerisce su Twitter Rahman: darebbe loro accesso al denaro UE, a parti del mercato unico e, tra l'altro, al sistema di scambio di studenti Erasmus molto prima rispetto ad un'adesione completa.

La polveriera dei Balcani

Ma mentre l'Europa tentenna, la situazione interna dei paesi balcanici che guardano con speranza all'Unione europea potrebbe precipitare e portare a nuove instabilità nell'area. "La situazione di questi paesi è molto delicata - spiega Fruscione - l'Albania già questa estate è stata scossa da una crisi istituzionale; la Serbia è sempre esposta all'influenza russa, mentre l'apertura dei negoziati di adesione incentiverebbe la normalizzazione dei rapporti tra Belgrado e Pristina, che al momento è in fase di stallo", ultima ingombrante eredità della Guerre jugoslave. "La Macedonia del nord poi " commenta l'analista, "dopo che si è vista sbattere la porta in faccia dall'Unione, nonostante abbia cambiato il suo nome, rischia di tornare in mano ai nazionalisti".

In questo quadro incerto, l'esperienza della Turchia, un tempo "pretendente" dell'Unione europea e ora governata da Erdogan, può rappresentare una lezione da non dimenticare: "Il precedente della Turchia ricorda che nulla è garantito fino alla fine, è che il processo di integrazione per entrare nell'Unione può essere interrotto in ogni momento. Più rallenti il processo che permette ai Paesi di entrare, più le probabilità che la situazione politica precipiti aumentano" commenta Fruscione.

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