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Cambiamenti climatici: l'obiettivo è distinguere le emissioni di CO2 naturali da quelle "umane"

Cambiamenti climatici: l'obiettivo è distinguere le emissioni di CO2 naturali da quelle "umane"
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Benvenuti a "Climate Now", il vostro unico aggiornamento mensile su ciò che sta realmente accadendo al nostro pianeta.

Il conduttore, Jeremy Wilks, ci presenta la nuova puntata.

"Più avanti nel programma investigheremo su uno dei temi più caldi del cambiamento climatico: si può capire chi sta emettendo cosa e dove, e riusciamo ad individuare la differenza tra CO2 naturale e CO2 prodotta dall'uomo?
Siamo andati in un osservatorio di montagna".

Jeremy Wilks, conduttore di "Climate Now"

Ma prima di tutto: gli ultimi dati climatici di ottobre, a cura del Servizio per il cambiamento climatico di Copernicus.

L'ottobre più caldo

È stato un anno di record, finora, e il mese scorso è stato - con un margine molto piccolo - il più caldo ottobre di sempre, con temperature di 1.3 gradi centigradi al di sopra della media pre-industriale.

Calore e umidità: più a Nord che a Sud

Ha fatto più caldo ed è stato anche più umido del solito nell'Irlanda del Sud, nel Regno Unito, in Francia, nel Benelux, in Germania, nei Paesi Baltici, fino alla Russia, dove le precipitazioni sono state superiori alla media 1981-2010.

Non è stato così in tutta la regione mediterranea, e nell'area del Mar Nero e dell'Europa orientale, dove le precipitazioni sono state inferiori alla media.

Giappone: le precipitazioni causate dal tifone

Ora, al di fuori dell'Europa, saprete che il tifone Hagibis ha colpito duramente il Giappone nel mese di ottobre - vale a dire precipitazioni abbondanti -, che potete vedere in questa zona blu scuro, mostrando che le precipitazioni sono state due volte e mezzo la media dello stesso periodo dell'anno.

Da cosa dipende l'aumento delle temperature globali?

Tra poco faremo una panoramica su uno degli aspetti più delicati del monitoraggio della CO2.
Ma prima, un rapido promemoria.

L'aumento delle temperature globali che abbiamo riportato in questo programma è dovuto all'aumento dei livelli di CO2 nell'atmosfera che cattura più calore: il cosiddetto Effetto Serra.

Se date un'occhiata al grafico seguente sui livelli globali di CO2 e di come sono aumentati dal 2003 fino al 2018, noterete queste curve. Sono dovute ai cicli stagionali: infatti l'anidride carbonica va su e giù, a seconda di come reagisce la natura.

CO2 naturale o C02 umana?

Il che solleva la questione di come misurare la CO2 nell'atmosfera e soprattutto: possiamo comprendere la differenza tra la CO2 delle piante e degli alberi e la CO2 prodotta dall'uomo?

Il giornalista di Euronews, Jeremy Wilks, è andato in uno dei pochi osservatori in Europa che studiano la CO2 in Europa.

Ci sono 31 osservatori di CO2 in tutto il mondo sulla rete WMO GAW e ce ne sono circa 100 in tutto il mondo.

L'osservatorio del Puy-de-Dôme

Nella nebbia, si trova l'osservatorio del dipartimento del Puy-de-Dôme, nella Francia centrale, dove le emissioni di CO2 provenienti dall'energia, dai trasporti, dall'industria e dalla natura sono monitorate ogni secondo (ogni secondo davvero!) della giornata.
Lo scienziato Michel Ramonet studia i dati.

  • Jeremy Wilks, Euronews
    "A che punto siamo ora, in termini di CO2 nell'atmosfera?"
Michel Ramonet e Jeremy Wilks.

"Ci vorrebbe una C02 verde e una C02 nera..."

Risponde Michel Ramonet, ricercatore CNRS, Laboratorio di Scienze Climatiche e Ambientali.
"Abbiamo concentrazioni di 415 parti per milione, tenendo presente che parliamo di livelli pre-industriali di 280 parti per milione: quindi abbiamo un aumento di circa 2-3 parti per milione all'anno".

Gli esseri umani sono responsabili di tale aumento, emettendo oltre 36 giga-tonnellate di CO2 l'anno scorso, con la metà di queste emissioni assorbite da piante, alberi e oceani.

L'anidride carbonica si mescola rapidamente nell'atmosfera, quindi è fondamentale sapere da dove provengono le emissioni.

Continua Michel Ramonet:
"Misuriamo il livello di concentrazione totale di CO2, e ci piacerebbe poter dare a questa CO2 un colore diverso: avere CO2 verde per la vegetazione e nera per quanto proviene dalle auto, ad esempio, ma non abbiamo ancora uno strumento ideale per farlo".

Gli scienziati ritengono di avere una risposta, utilizzando altri gas e isotopi per collegare la CO2 nell'atmosfera all'attività umana.
Vogliono raccogliere più dati, sia da nuovi satelliti che da nuove stazioni di monitoraggio, per capire davvero cosa sta succedendo.

"Ci mancano dati su Africa, Amazzonia, Siberia..."

"Ci sono aree del mondo dove non c'è praticamente nessuna misurazione", continua Michel Ramonet, "in Africa, Amazzonia, Siberia, ad esempio, e queste sono regioni chiave per comprendere il ciclo globale del carbonio e le interazioni con gli ecosistemi terrestri, siano essi la foresta amazzonica o la foresta tropicale in Africa. Quindi ci mancano le misurazioni sul luogo".

Queste misurazioni sono importanti per diversi motivi, dal momento che la quantità di CO2 assorbita dalla natura potrebbe cambiare a causa di fenomeni naturali, come le ondate di calore, E tutti i paesi del mondo devono sapere se e quanto sono efficaci le loro politiche di riduzione delle emissioni, anche se l'impatto sul nostro clima non si farà sentire per decenni.

"Vedremo gli effetti tra 30-50 anni"

"Le azioni di oggi avranno effetto solo tra 30 o 50 anni. Da qui la difficoltà, oggi, di motivare la società a intraprendere queste azioni comunque necessarie", conclude Michel Ramonet.

Link utili

Centre National de la Recherche Scientifique

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"Social" Backstage

Alla fine del reportage, Jeremy Wilks e tutto lo staff di Euronews - e dell'osservatorio - sembrano particolamente soddisfatti...

Una cartolina... dai vulcani del Puy-de-Dôme

La nebbia agli irti colli...
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