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Tutti contro Maia Sandu, cade il governo moldavo

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Crisi di governo in Moldova.

Il Parlamento moldavo ha votato martedì una mozione di sfiducia contro il governo del primo ministro filo-europeo Maïa Sandu, in carica da giugno.

Contro il governo, che ha fatto della lotta alla corruzione la sua priorità, hanno votato il Presidente moldavo Igor Dodon, il Partito Socialista pro-russo e il Partito Democratico fondato dall'oligarca esiliato Vladimir Plahotniuc.

La mozione di sfiducia ha ottenuto il voto di 63 deputati su 101. L'alleanza europeista ACUM ha votato contro.

Dopo la caduta del governo, la maggioranza dei deputati deve schierarsi a favore di una nuova coalizione ed eleggere un primo ministro che avrà 45 giorni di tempo per conquistare la fiducia del Parlamento, pena lo svolgimento di elezioni anticipate.

Una sfiducia "giudiziaria"

La mozione di sfiducia è stata presentata dal Partito Socialista, sullo sfondo di una battaglia per la nomina di un Procuratore generale.

Il governo di Maïa Sandu ha chiesto maggiori poteri nella scelta de lProcuratore e ha denunciato i risultati parziali di una commissione incaricata di valutare i vari candidati.

La settimana scorsa il Consiglio dei Ministri ha quindi autorizzato il primo ministro a nominare lei stessa il Procuratore generale, il che ha provocato la furia del Partito socialista, con cui a giugno era stata conclusa un'alleanza poco amichevole.

L'împortante era togliere di mezzo Plahotniuc

Maïa Sandu è salita al potere dopo la formazione di una nuova coalizione tra filo-russi e filo-occidentali, sostenuta da Mosca e dalla stessa Europa.
L'obiettivo dichiarato di quella alleanza era quello di togliere di mezzo Vladimir Plahotniuc, figura controversa, accusato per anni di essere una "Eminenza Grigia" della Moldova.

Diverse centinaia di sostenitori di Maia Sandu si sono riuniti dopo il voto davanti al Parlamento, gridando slogan come "Siamo il popolo" e "Non ci arrenderemo" o brandendo manifesti che chiedono la nomina di un Procuratore indipendente.

Proteste di piazza a Chisinau.

"È una lotta"

L'ormai ex primo ministro è intervenuto brevemente davanti ai manifestanti, assicurando di essere pronta a "combattere fino alla fine".

In Parlamento, Maia Sandu ha dichiarato: "È chiaro che la lotta è tra coloro che vogliono controllare la giustizia e le procure, per arricchirsi e mantenere la Moldova in povertà e coloro che lottano per le istituzioni, per una giustizia indipendente e corretta che sarebbe la base per la crescita economica, gli investimenti e la creazione di una società libera e prospera".

L'ormai ex primo ministro moldavo Maia Sandu.

Verso Mosca o verso l'Europa?

La Moldova, un paese di 3,3 milioni di persone al confine con l'Unione Europea, è divisa tra coloro che sono a favore di relazioni più strette con Mosca e chi, invece, sogna legami più stretti con l'Europa.

La Russia sostiene una autoproclamata Repubblica separatista, la Transnistria, dichiaratasi indipendente nel 1990 e dopo una breve guerra civile.

Per approfondire: intervista di Euronews a Maia Sandu

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