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Portogallo: il peso dell'economia sulle urne

Portogallo: il peso dell'economia sulle urne
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E' stata dura, ma il peggio sembra essere passato. Di certo la crisi in Portogallo ha lasciato delle ferite aperte, una su tutte la condizione del trasporto ferroviario che per il 62% risulta in "pessime condizioni" secondo l'ultimo rapporto dell' Autorità per le Infrastrutture che tuttavia certifica che le condizioni di sicurezza sono garantite.

L'inviato di Euronews a Lisbona, Michel Santos, chiede ai portoghesi in viaggio se ritengono superata la crisi economica.

"Speriamo - risponde una signora - ma non lo so". Per qualcun'altro "Quando avevamo lo scudo si viveva meglio, da quando è arrivato l'Euro guadagniamo, ma non abbiamo nulla. I prezzi continuano a salire. Non va bene". I giovani sono piu' ottimisti: "Diciamo che è tornata la calma, sembra un periodo migliore". "Si sta relativamente meglio - dice una giovane mamma - ma è stato faticoso. Penso che ci sia ancora molta strada da fare ”.

Il Portogallo sembra essere uscito dalla crisi iniziata nel 2011 quando l'ex premier Socrates chiese aiuto finanziario per rimettere i conti in ordine. Il prestito da 78 miliardi di euro fu concesso a patto che il governo successivo, guidato dal socialdemocratico Coelho proseguisse col piano di tagli.

Quando, nel 2015, Andrè Costa dà vita a un monocolore socialista, l'austerità non viene accantonata, ma i salari pubblici risalgono e il Paese si aggancia al ciclo economico positivo.

Il Professor João Borges de Assunção dell'Università Cattolica Portoghese, sostiene che sia molto "importante sottolineare come inizialmente il governo abbia mostrato ostilità nei confronti del patto di bilancio, ma appena 6 mesi piu' tardi è tornato sui suoi passi dicendosi disposto a garantire il rispetto di tutti gli obiettivi di bilancio. Di fronte alla delusione del settore immobiliare e alla conseguente perdita di investimenti nel Paese, il cambio di marcia del governo sul rispetto degli starnard, ha generato un nuovo afflusso di capitali".

Trainato dal turismo, dalle esportazioni e dal settore immobiliare, il Paese è tornato a crescere, toccando un picco nel 2017 anche se oggi la Banca del Portogallo certifica un rallentamento della crescita.

Nel 2013 la disoccupazione era al 16%, nel 2018 è scesa al 7%. In quasi 10 anni sono stati sanati circa 10 punti di deficit. L'obiettivo per il 2019 è arrivare allo 0,2% del Pil.

Ma il debito pubblico portoghese è tra i piu' alti dell'Unione Europea, superato soltanto da quello della Grecia e dell'Italia. I conti sembrano sotto controllo, insomma, ma la coperta è corta, le tasse sono le piu' alte di sempre e gli investimenti pubblici scarseggiano.

Tiago Caiado Guerreiro, fiscalista portoghese, è scettico sul futuro specie se il rallentamento dell'economia dovesse continuare: "Non ci sono investimenti pubblici, che servono a rilanciare l'economia, nè investimenti di altra natura. La già enorme spesa pubblica si è ulteriormente appesantita negli ultimi tempi e se arrivasse la recessione, in mancanza della leva fiscale, ci troveremo in una situazione di estrema fragilità".

Domenica i portoghesi sceglieranno il governo che li guiderà in acque ancora abbastanza agitate. Secondo l'inviato di Euronews a Lisbona, Michel Santos: "Il Portogallo ha perso anni preziosi di potenziale crescita economica, ma è tornato in pista. Il treno della convergenza economica in Europa è comunque lontano, Con una crisi economica all'orizzonte la domanda è se il Portogallo è pronto o no all'impatto".

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