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Johnson a Belfast: "Accordi di pace sono al sicuro"

Johnson a Belfast: "Accordi di pace sono al sicuro"
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Boris Johnson continua il suo viaggio nelle nazioni minori del Regno, e fa tappa in Irlanda del Nord, dopo Galles e Scozia. Nessuna accoglienza trionfale, nemmeno qui, la maggioranza non appoggia i suoi piani di Brexit che continuano a tenere aperta la porta del no deal, in attesa che Bruxelles batta un improbabile colpo. A Belfast si teme per la tenuta della pace raggiunta con molti sacrifici.

"Penso che la cosa cruciale da sottolineare - ha detto Johnson - è l'enorme importanza della la lettera e dello spirito degli accordi di pace di Belfast e insisteremo su questo, noi crediamo nell'assoluta imparzialità ed è quello che faremo".

I colloqui per la ricomposizione del governo nordirlandese di unità nazionale si svolgono solo dopo i faccia a faccia con le leader delle due controparti principali: l'alleato dei Tories, il DUP di Arlene Foster e lo Sinn Fein, guidato dalla repubblicana Mary Lou McDonald.

"Speriamo vivamente che il nostro nuovo primo ministro faccia capire in Europa, e in particolare a Dublino, il fatto che non possono spezzare il Regno Unito - ha detto Arlene Foster, leader del DUP - perché essenzialmente è quello che stava facendo l'accordo sul backstop. spezzando l'Irlanda del Nord sia economicamente che dal punto di vista costituzionale".

Di parere opposto lo Sinn Feinn, da sempre contrario alla Brexit, rilancia sul piatto la questione del referendum di riunificazione con l'Irlanda, in caso di no deal. Fiato sul collo di Johnson che un referendum potrebbe doverlo davvero mettere in conto.

"Abbiamo detto chiaramente che la Brexit senza accordo sarebbe un disastro per l'economia irlandese, per la nostra società, per la nostra politica e per il nostro accordo di pace - ha detto la leader del Sinn Feinn Mary Lou McDonald - Gli abbiamo spiegato che nelle simulazioni che sta facendo per capire l'impatto della Brexit senza un accordo deve includere quella di un nuovo referendum sulle nostre frontiere".

La data del 31 ottobre resta li, Johnson non intende chiedere una proroga per l'uscita del Regno Unito dall'Unone Europea, ma spera ancora in un cenno da Bruxelles che possa rimettere in moto la macchina diplomatica, magari ripartendo da un accordo da cui si sia stralciato il difficile nodo del backstop.