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Eurovision 2019, gli islandesi Hatari tirano fuori la sciarpa palestinese in diretta

Eurovision 2019, gli islandesi Hatari tirano fuori la sciarpa palestinese in diretta
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Screenshot dalla diretta EBU - Beswick, Emma
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Né Madonna né nessun altro artista a Eurovision 2019 aveva aderito al boicottaggio della manifestazione chiesto da più voci in tutto il mondo, a partire dagli attivisti di BDS (Boycott, Divestmentm, Sanctions) e da esponenti di spicco del panorama musicale come Roger Waters.

Nonostante lo scambio di ostilità della settimana prima tra Israele e Palestina e gli eventi alternativi come Gazavision e Globalvision - lanciati per attirare i riflettori internazionali sull'occupazione israeliana dei territori palestinesi - tutto sembrava filare liscio sul palco dell'Expo di Tel Aviv. La politica sembrava essere rimasta fuori dalla kermesse musicale, confinata alle marce di protesta, alle campagne social e ai cartelloni lontane dall'occhio delle telecamere. Non destinati certo a fare capolino in diretta televisiva, in mondovisione, davanti a milioni di spettatori.

Sostenitori del movimento BDS fuori dal palazzetto in cui si è tenuta la finalissima di Eurovision 2019 - REUTERS/Ammar Awad

Gli organizzatori non avevano fatto i conti con un gruppo di artisti dagli abiti bondage-sadomaso provenienti dall'islanda.

Quando le telecamere hanno inquadrato la reazione della band islandese Hatari al voto popolare, ecco spuntare fuori le tanto temute sciarpe in sostegno della causa palestinese, tenute tra le mani con aria inespressiva ma non certo diplomatica.

Forse c'era da aspettarselo da un collettivo di arti performative definito sullo stesso sito di Eurovision "BDSM, tecno-distopico e anti-capitalista".

Hatari, si legge, è un progetto politico e multimediale teso a "svelare l'anomia della società neoliberale, l'inutilità di ogni minuto trascorso in una corsa inutile, e il basso prezzo per il quale l'uomo si vende sempre più palesemente. Possiamo gridare alla nostra impotenza, gridare al nostro sonnambulismo collettivo attraverso la routine, e implorare il nostro pubblico di unirsi, spalla a spalla, e ballare. Ballare, in pratica, o morire. Gli Hatari rappresentano una riflessione ponderata sulla speranza e la disperazione, sul potere e la repressione, sull'immagine, l'individualismo, il dispotismo, esponendo le contraddizioni che sorgono quando tutti sono integrati nello stesso sistema e lottano per combatterlo. Siamo Hatari. Siamo tutti Hatari".

Il ritornello della canzone non faceva presagire nulla di meglio: "L'odio prevarrà - E il cuore dell'Europa verrà impalato - Brucerà la sua rete di menzogne - Ora dalla conflagrazione, si ergerà l'unità".

Le telecamere si sono subito mosse in altra direzione ma non sono riuscite a celare qualche secondo di disagio da parte dei presentatori, Bar Refaeli e Ezra Tel.

Gli Hatari avevano invitato già Netanyahu a un match di wrestling nordico

Nel febbraio scorso, la band aveva sfidato il primo ministro israeliano a partecipare a un combattimento di wrestling islandese con un comunicato. La sfida si dovrebbe tenere secondo le intenzioni degli Hatari a Magen David Square di Tel Aviv il 19 maggio, ovvero all'indomani della finale di Eurovision. Con molta probabilità, "Bibi" non si presenterà vestito in tradizionale completo scandinavo.

La performance di Madonna si chiude con un messaggio di pace tra i due popoli

Due ballerini che si tengono per mano, abbracciati: uno con la bandiera di Israele, l'altro con quella della Palestina cucita sulla schiena.