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In nessun parlamento europeo il 50% dei deputati è donna

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Foto di una manifestazione a Lisbona, 8 marzo 2019. REUTERS/Rafael Marchante
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L'Europa progredisce in maniera molto lenta per raggiungere l'auspicata parità di genere e c'è ancora molta strada da fare. Lo ha sottolineato la Commissione europea alla vigilia dell'8 marzo, Giornata internazionale della donna.

Nel rapporto annuale pubblicato in occasione della ricorrenza, l'organo esecutivo della Ue ha messo in luce alcune aree in cui la diseguaglianza la fa ancora da padrone, in Europa: dalla disparità di trattamento retributivo al cosiddetto "soffitto di cristallo", il tetto che frena l’ascesa femminile alle posizioni di vertice. Non si tratta solo di principi, ci sono in ballo anche ingenti perdite economiche.

L'Ue stima che il miglioramento delle statistiche per la parità di genere possa creare più di 10 milioni di posti di lavoro nei prossimi decenni: l'economia dell'intera eurozona potrebbe crescere di 3.15 trilioni di euro entro il 2050.

Il primo vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, ha chiesto più impegno nella lotta verso la parità di genere. "Siamo nel 2019 e i progressi nel campo della parità di genere vanno ancora a passo di lumaca", ha dichiarato.

In alcuni Paesi, la situazione sta addirittura regredendo
Frans Timmermans
Primo vicepresidente della Commissione Europea

"Tutto ciò che chiediamo è l'uguaglianza per tutti. Niente di più, niente di meno. È tempo che donne e uomini lottino insieme per la parità". Ma quali sono le principali aree che destano preoccupazioni?

Differenza di retribuzione

Secondo la relazione della Commissione, il divario retributivo tra sessi nella UE nel suo complesso è rimasto "praticamente invariato" negli ultimi anni. Nel 2017 le donne guadagnavano in media il 16% in meno dei loro omologhi maschi, con un miglioramento di appena lo 0,6% rispetto ai dati statistici dei tre anni precedenti.

Questo divario continuo ha reso le donne più vulnerabili e più soggette a scivolare in situazioni di povertà. In alcuni Paesi, hanno meno accesso economico ad un'assistenza sanitaria adeguata.

Secondo l'analisi dell'UE, una delle cause principali dell'attuale divario retributivo tra i sessi potrebbe essere dovuta alla sottorappresentazione delle donne in ruoli di alto livello, prevalentemente appannaggio degli uomini.

"Circa il 30% del divario retributivo di genere si spiega con la sovrarappresentazione delle donne in settori a retribuzione relativamente bassa, come l'assistenza e l'istruzione", si legge nel rapporto.

Guarda ➡️ Cosa si augurano le donne di Euronews per l'8 marzo #InternationalWomensDay

Il soffitto di cristallo

Le statistiche relative alle donne con ambizioni di carriera nella Unione Europea non sono particolarmente positive, nonostante i tassi di occupazione abbiano raggiunto "livelli storicamente elevati". Le donne continuano ad essere sottorappresentate in ruoli dirigenziali, in politica e negli affari.

Nel mondo degli affari, sono donne appena il 6,3% degli amministratori delegati delle grandi società europee quotate in borsa, mentre nel 2018 le donne in politica detenevano poco più del 18% delle posizioni di leadership nei principali partiti politici.

Il rapporto osserva che, mentre la percentuale di donne in questi ruoli di leadership politica è fluttuante dal 2011, ci sono ancora "pochi segnali di progressi sostanziali". Le elezioni del Parlamento europeo di maggio sono ora viste come un'opportunità per incoraggiare e dare la possibilità alle donne di accedere a questi ruoli in maniera paritaria.

"Voglio che un maggior numero di donne si candidino alle elezioni", ha dichiarato la commissaria europea alla giustizia, per i consumatori e la parità di genere, Vera Jourová.

"Dovremmo dare l'esempio: invito gli Stati membri a presentare un maggior numero di candidature femminili come futuri commissari europei".

Ma in alcuni settori si osservano progressi. Al Parlamento europeo spiccano le statistiche finlandesi, dove le donne al Parlamento europeo hanno una quota di rappresentanza del 77%.

Sette Stati membri possono vantare un 40% di ciascun sesso: Irlanda, Spagna, Francia, Croazia, Croazia, Lettonia, Malta e Svezia. In nessun Parlamento europeo, la quota delle deputate raggiunge il 50%.

Violenza contro le donne

La violenza di genere e le molestie rimangono un problema in tutta l'UE. Un terzo delle donne europee di età pari o superiore ai 15 anni ha subito violenze fisiche e/o sessuali, riferisce Commissione. Circa il 50% di tutte le donne dell'UE ha subito molestie sessuali, mentre il 10% ha ricevuto molestie online.

Un problema particolarmente diffuso in politica. Secondo la Commissione, circa l'85% dei deputati di tutta l'UE ha subito violenze psicologiche in parlamento. Tra i soggetti più a rischio: quelli più giovani e il personale del Parlamento.

In un comunicato stampa, pubblicato insieme alla relazione, la Commissione ha dichiarato: "Particolarmente preoccupante è la banalizzazione dell'odio sessista, soprattutto online, ma anche nel discorso pubblico".

"Le parole contano e possono portare a delle azioni. Possono essere un primo passo verso un trattamento iniquo o addirittura verso la violenza fisica. Invitiamo tutti gli Stati membri dell'UE a mostrare tolleranza zero nei confronti dei discorsi di odio e di tutte le forme di violenza e discriminazione contro le donne".

Equilibrio tra lavoro e vita privata

L'UE ha recentemente concordato nuove norme per aiutare le famiglie a conciliare carriera con la vita familiare. Tra esse: il sostegno ai genitori affinché condividano in egual misura le responsabilità della cura dei bambini. Ad esempio, tra le nuove disposzioni, è stato concordato un congedo di paternità minimo retribuito di 10 giorni.

Ciò "contribuirà ad aumentare il numero di donne al lavoro, dando alle famiglie una reale scelta su come organizzare la propria vita professionale e privata", ha scritto la Commissione.

La responsabilità condivisa "aumenterà le opportunità per le donne di trovare un lavoro che rifletta il loro livello di istruzione e le loro ambizioni". Sfruttare questo potenziale sarebbe il miglior stimolo economico che potremmo offrire per rilanciare le nostre economie".

Nel frattempo, alcuni Stati membri hanno intrapreso politiche proprie per incoraggiare l'equilibrio tra vita professionale e vita privata e la condivisione delle responsabilità.

La Germania, ad esempio, prevede già 12 mesi di congedo parentale retribuito, che può essere prolungato di altri due mesi se le responsabilità dell'assistenza sono condivise da entrambi i genitori.

Secondo il rapporto, la percentuale di padri che utilizzano l'assegno parentale in Germania è aumentata enormemente dal 3,5% al 36% tra il 2006 e il 2015, mentre il tasso di occupazione delle madri di bambini piccoli è salito dal 42% al 58%.

Nel Regno Unito, si è riscontrato che le donne incinte hanno maggiori probabilità di esercitare i propri diritti dopo l'attuazione dei servizi di sostegno tra pari per le donne che subiscono discriminazioni di maternità sul posto di lavoro.

Relazione 2019

Questo è l'anno in cui viene prodotta la relazione finale di monitoraggio della Commissione sul suo programma di impegno strategico per la parità di genere, un progetto che si è dispiegato nell'arco di tre anni a partire dal 2016. La valutazione si concluderà nel 2019 ma, prima di definire il quadro futuro, viene precisato che l'ottenimento della piena parità di genere rimane una priorità per l'UE.

"La parità di diritti è un valore fondamentale dell'Unione europea e un principio per il quale continueremo a lottare", ha dichiarato la Commissione. "Quella tra uomini e donne non fa eccezione".