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Contro la tratta, tutta la sinergia possibile

Contro la tratta, tutta la sinergia possibile
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Un appartamento, la polizia che irrompe e trova prostitute e cocaina. Una scena abituale per gli inquirenti di tutto il mondo, ricostruita nel quadro di un'esercitazione co-organizzata dall'Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza e dal Coespu, il centro d'eccellenza dei Carabinieri, a Vicenza.

Un'occasione rara in cui una settantina di operatori di diverse specialità e diversi paesi d'origine hanno potuto, anzi dovuto, mettere a confronto, o piuttosto condividere, le loro esperienze in materia di lotta al traffico d'esseri umani.

Un approccio innovativo e quantomai necessario, per ragioni evidenti:

David Mancini, procuratore distrettuale antimafia dell'Aquila e coordinatore dell'esercitazione:

"La tratta degli esseri umani è un reato transnazionale, un crimine transnazionale, che coinvolge praticamente tutto il pianeta. Non esistono posti dove non vi sia la tratta, che è una forma di sfruttamento della persona, dei fondamentali diritti umani, che si colloca nell'ambito del più globale contesto delle migrazioni".

Irruzione nell'appartamento, e poi? In che cosa il lavoro degli agenti che irrompono differisce da quello di altri poliziotti o agenti in altri Paesi? Che cosa succede prima, e dopo? Su quali elementi indiziari, quali informazioni, quali documenti possono lavorare gli inquirenti, ma anche poi le agenzie che devono proteggere le vittime della tratta? Quante informazioni possono condividere, e come? E che collaborazione c'è, o ci può essere, tra inquirenti e agenzie umanitarie o giornalisti?

Pedro Teixeira, membro dello staff del rappresentante speciale dell'OSCE per la lotta al traffico di esseri umani, lavora a questo progetto da un paio d'anni:

"Ciò che rende queste esercitazioni così uniche - dice - è il fatto di mettere insieme tutti questi operatori per lavorare congiuntamente, con un approccio multidisciplinare, e per accrescere la sinergia.

E poi, l'unicità di queste esercitazioni sta anche nel fatto che i partecipanti non ricevono una formazione all'interno di una sala in cui qualcuno mostra un powerpoint, ma imparano veramente facendo".

In questa simulazione, uno dei tanti momenti dell'esercitazione, abbiamo visto il raid che smantella la rete di sfruttamento della prostituzione. Ma da dove parte l'inchiesta, e fino a dove può andare, dipende proprio dal livello di cooperazione tra forze dell'ordine e magistrati in diverse zone del mondo, con differenze anche radicali e non sempre opportunamente strutturate. Perché quando si trova una vittima, quando si arresta un trafficante, rintracciarne il percorso serve a scoprire la rotta percorsa da altri come loro, e impedire che quel traffico prosegua, come spiega il Maggiore Gianfranco Albanese, Comandante Gruppo Tutela lavoro dei Carabinieri di Venezia:

"A livello investigativo, le maggiori complessità sono legate proprio al fatto che spesso proprio la cooperazione internazionale richiede delle attività direttamente con gli Stati d'origine delle vittime, perché sappiamo che c'è un reclutamento in Stati spesso caratterizzati da guerre e da estrema povertà, e quindi la condizione di vulnerabilità delle vittime viene utilizzata dagli sfruttatori per reclutarli da una parte e trasportarli poi in quelli che sono gli Stati di destinazione, e l'Italia lo è, essendo nel mondo occidentale uno dei Paesi più progrediti.

Quando poi arrivano in Italia noi li troviamo nei luoghi di lavoro, come ispettori carabinieri del lavoro, e già in questo senso noi riusciamo come primo contatto a capire quando si tratta di vittime che hanno effettivamente bisogno di essere protette, e quindi l'attività umanitaria che si svolge anche come Arma dei Carabinieri nel proteggere queste vittime e nel metterle subito a disposizione delle organizzazioni che poi ne curano la protezione, e di lì partiamo con le attività investigative e con la cooperazione internazionale per ricostruire tutto il tragitto"

Alla settimana di esercitazione è intervenuto anche il Segretario Generale dell'OSCE, l'elvetico Thomas Greminger. Che ha sottolineato l'approccio dell'organizzazione internazionale, ben rispecchiato in questa esercitazione, e si è speso in complimenti per un'attività che è ormai diventata un modello:

"È un'esercitazione che riflette l'approccio globale alla sicurezza nella visione dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, perché naturalmente combattendo il traffico di esseri umani aumentiamo la sicurezza, ma nello stesso tempo il nostro è anche un approccio che promuove i diritti umani e lo stato di diritto.

E mi fa molto piacere esprimere la mia gratitudine ai nostri partner in questo impegno, è stata una collaborazione di grande successo qui a Vicenza con i Carabinieri e con il Centro d'Eccellenza per le Unità di polizia di stabilità, o Coespu: insieme a loro e con le organizzazioni internazionali abbiamo sviluppato questo modello che ora è molto richiesto, è diventato un modello di esercitazione dell'OSCE e la miglior prova ne è che ora la Francia, nei prossimi mesi, terrà un'esercitazione nazionale proprio sulla base di questo modello".

70 partecipanti da più di 30 Paesi membri dell'OSCE, per questa quinta ediztione: una rete di operatori ormai abituati a lavorari in sinergia, a trovarsi con facilità, e sono ormai più di trecento quelli che formati in questo modo.