La Corte europea dei diritti dell'uomo ha riconosciuto motivazioni politiche dietro gli arresti del grande oppositore di vladimir Putin
Due arresti "illegittimi", per "soffocare il pluralismo politico", e altri cinque "non necessari in una società democratica", tra il 2012 e il 2014. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato la Russia a risarcire Aleksei Navalny con 50.000 euro per danni morali, 1025 per danni matreriali, e 12.653 euro per le spese sostenute. Una sentenza non appellabile.
"La Corte europea ha riconosciuto che si è trattato di arresti e persecuzioni a fini politici. È una decisione importante non solo per me, ma per tutte le persone che vengono arrestate in Russia ogni giorno", ha dichiarato il grande oppositore di Vladimir Putin, presente a Strasburgo al momento della lettura del verdetto.
La sua partenza per la Francia era stata bloccata dalle autorità russe. Per poter partire aveva dovuto pagare un risarcimento pari a circa 28.000 euro, per un caso giudiziario che gli aveva anche impedito la candidatura alle presidenziali.
In prima istanza la Corte aveva già condannato la Russia per violazione dei diritti di riunione e associazione, ma non aveva riconosciuto le motivazioni politiche.
Il Governo russo ha definito "discutibile" la sentenza, ma dovrebbe procedere al risarcimento di Navalny.