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Il Museo Storico Valdese: otto secoli di storia

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Il Museo Storico Valdese: otto secoli di storia

Il Museo Storico Valdese: otto secoli di storia
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Foto Daniele Vola
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TORRE PELLICE (TORINO)

Una data, il 31 ottobre, non certo scelta a caso per l'inaugurazione del nuovo Museo Storico Valdese di Torre Pellice, la "capitale" delle Valli valdesi del Piemonte (Val Pellice, Val Chisone e Val Germanasca). Il 31 ottobre, infatti, è il giorno in cui in tutto il mondo si ricorda la Riforma protestante.

L'inaugurazione è avvenuta presso l'ex Convitto Valdese di via Beckwith 3 a Torre Pellice, in cui nel 1989 – terzo centenario del Glorioso Rimpatrio (il rientro dalla Svizzera nelle valli natie dei valdesi esiliati dal Duca di Savoia Vittorio Amedeo II) – l'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga inaugurò la sede di quella che sarebbe stata la Fondazione Centro Culturale Valdese. cui il Museo afferisce.

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Ingresso con Torretta.Foto Daniele Vola

"Città Europea della Riforma"

Torre Pellice, la "capitale" dei Valdesi, è stata nominata nel 2017 "Città Europea della Riforma" dalla Commissione delle Chiese Protestanti in Europa ed era già stata definita "piccola Ginevra italiana" da Edmondo De Amicis.

Il completo rifacimento del Museo Storico Valdese - fondato con il nome di Musée Historique Vaudois nel 1889 - è stato progettato dagli architetti Margherita Bert e Massimo Venegoni, autori di numerosi interventi su strutture storiche museali quali quelle del Forte di Bard, in Val d'Aosta.

Tra i presenti all'inaugurazione del Museo, Sergio Chiamparino, Presidente della Regione Piemonte, Antonella Parigi, Assessora alla Cultura e Turismo della Regione Piemonte, Eugenio Bernardini, Moderatore della Tavola Valdese, Erika Tomassone, Presidente della Fondazione Centro Culturale Valdese, Dino Carpanetto, Presidente della Società di Studi Valdesi, Davide Rosso, Direttore della Fondazione Centro Culturale Valdese - Museo Storico Valdese e Daniele Jalla, Consigliere Nazionale dell’International Council of Museums ICOM Italia.

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Anche Sergio Chiamparino. Presidente della Regione Piemonte, ospite al Tempio Valdese di Torre Pellice.Foto Daniele Vola

"Quello che presentiamo oggi non è un semplice riallestimento del vecchio museo con strumenti più moderni, ma è un vero e proprio nuovo museo, in cui la comunità valdese rappresenta, sì, sé stessa, ma è anche, e forse soprattutto, un museo “autoriale”, ovvero un museo che per ciascun periodo ha uno o più studiosi a curarne i contenuti: il nuovo Museo Storico Valdese è un museo costruito dalla comunità valdese insieme alla comunità scientifica degli storici", spiega Davide Rosso, Direttore della Fondazione Centro Culturale Valdese - Museo Storico Valdese.

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Davide RossoFoto Daniele Vola

La storia dei Valdesi

Unico al mondo a ripercorrere gli oltre otto secoli di storia valdese attraverso due continenti, l’Europa e le Americhe, il nuovo Museo Storico Valdese di Torre Pellice propone un percorso – spesso evocativo, come ad esempio nella torretta panoramica aperta sul territorio della storia valdese – da intendersi come un continuum narrativo, articolato in sei grandi sezioni temporali classiche – dal Medioevo al Novecento – che, snodandosi per unità di senso intorno a temi e concetti chiave, fa riferimento alla specifica cronologia degli avvenimenti valdesi, inserendoli nel contesto più generale, anche con l’aiuto di brevi testi a cura di studiosi, specialisti ed esperti in grado di proporne un’interpretazione storica rigorosa e aggiornata:

MEDIOEVO: dalla radicale conversione, intorno al 1174, del mercante Valdo di Lione – dal quale il movimento valdese ha preso origine – alla crociata contro l’eresia valdese promossa nel 1488 in Val Pragelato da Papa Innocenzo III, passando per le prime condanne e le prime persecuzioni (sezione a cura di Lothar Vogel con Francesca Tasca).

CINQUECENTO: dall’adesione alla Riforma protestante nel 1532 alla prima guerra di religione contro i valdesi del Duca Emanuele Filiberto di Savoia (1560-61), con un’area dedicata alla ricostruzione di un antico tempio valdese (sezione a cura di Susanna Peyronel con Davide De Franco).

SEICENTO: dagli editti che progressivamente limitano i diritti dei valdesi, ai tentativi di conversione al cattolicesimo e ai massacri, tra cui le cosiddettePasque Piemontesi” del 1655, che ebbero larga eco in tutta l’Europa protestante, con uno spazio dedicato all’esilio in Svizzera e al successivo Glorioso Rimpatrio (sezione a cura di Claudio Pasquet e Albert de Lange con Samuele Tourn Boncoeur).

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Il Massacro delle Pasque Piemontesi.Foto Daniele Vola

SETTECENTO: dal reinsediamento nelle Valli natie alla parentesi di libertà dell’occupazione francese e napoleonica in Piemonte (sezione a cura di Dino Carpanetto con Davide De Franco).

OTTOCENTO: dalla Restaurazione alla partecipazione dei valdesi al Risorgimento e all’impegno per l’alfabetizzazione e l’evangelizzazione dell’Italia unita, passando per il grand tour dei viaggiatori inglesi nelle Valli, la concessione albertina dei diritti civili e politici nel 1848, le emigrazioni in Francia, Uruguay, Argentina e Stati Uniti, con uno spazio dedicato alla storia dell’istruzione e delle scuolette di borgata (sezione a cura di Gian Paolo Romagnani con Simone Baral).

NOVECENTO: partizione incentrata sui temi – tuttora fondamentali per il mondo protestante – dell’ecumenismo, della democrazia e della diaconia, fino al 1984, anno della firma delle Intese tra lo Stato Italiano e le Chiese valdese e metodista. (sezione a cura di Davide Rosso e Filippo Maria Giordano).

La torretta panoramica

In un alternarsi di ambienti espositivi diversi e fortemente caratterizzati – stanze, passaggi, corridoi, ma anche nicchie e finestre, simboliche strettoie e spazi immersivi – dal primo piano il percorso museale sale alla torretta panoramica dello storico edificio dell’ex Convitto valdese costruito negli anni Venti del Novecento su progetto dell’architetto Emilio Decker.
Aperta su tre lati – con affacci a est, sud e ovest – la sala dell’orologio della torretta porta nel Museo la geografia del territorio circostante, fino a raggiungere idealmente i luoghi che videro i momenti principali della storia valdese in uno scenario che, dalla direzione di Lione, città d’origine di Valdo, l’iniziatore del movimento valdese, passa per Chanforan, il grande prato in cui l’assemblea dei valdesi decise l’adesione alla Riforma protestante, per Sibaud, dove i valdesi, rientrando dall’esilio in Svizzera, fecero giuramento di fedeltà reciproca, giungendo alla Torino in cui, nel 1848, Carlo Alberto di Savoia, Re di Sardegna, concesse i diritti civili e politici ai valdesi e, poco dopo, agli ebrei.

Oltre alla vista a 270° dalle finestre della sala dell’orologio e dai due terrazzi della torretta, sono le mappe e, a breve, gli allestimenti multimediali, a immergere con immediatezza i visitatori nella storia e nella geografia valdese.

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Dettaglio della Torretta.Foto Daniele Vola

La mostra di Paolo Paschetto

All’area museale comprensiva di torretta panoramica e a quella della biglietteria e del bookshop, si affianca un ampio spazio per le esposizioni temporanee, finalizzate allo studio e alla valorizzazione del patrimonio museale, che per l’inaugurazione propone un’ampia esposizione – a cura della Fondazione Centro Culturale Valdese – dalla Collezione di opere dell’artista protestante Paolo Paschetto (1885 -1963) – vincitore del concorso per l’emblema della Repubblica Italiana, ideatore di molte serie di francobolli di Stato, di fregi e pitture per il Ministero della Pubblica Istruzione a Roma, nonché delle decorazioni dell’aula sinodale della Casa Valdese di Torre Pellice, del Tempio valdese e della Chiesa metodista di Roma – che con oli, acquerelli, guazzi, xilografie e linoleumgrafie illustrò il paesaggio, gli abitanti, i costumi e le tradizioni delle Valli valdesi.

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La mostra di Paolo Paschetto.Foto Daniele Vola

Info pratiche

Il Museo sarà aperto dal giovedì alla domenica dalle ore 15 alle 18
Biglietto per Museo e mostra: 6 euro.
La mostra di Paolo Paschetto sarà visitabile fino a fine anno.

Info e prenotazioni: www.fondazionevaldese.org
Telefono: 0121 932179 dal martedì al venerdì dalle 9,00 alle 13,00 e dalle 14.00 alle 18.00.

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La bandiera della famiglia Arnaud.Foto Daniele Vola.