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Il Papa e il Dragone

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Il Papa e il Dragone

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Nei giorni in cui il Papa visitava le repubbliche baltiche e ne esaltava le virtù anche spirituali si è profilato un inizio di accordo fra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese.

Nonostante l’uso dell’aggettivo “storico” per definire un accordo provvisorio (sia la Cina che la Santa Sede hanno detto che non lo pubblicheranno) non si respira nell’aria un vero trionfalismo. L'epopea di San Giorgio e il drago è finita?

Un cauto ottimismo

I due contraenti hanno certo il diritto di mostrare soddisfazione per l’intesa sulla nomina dei vescovi che in passato ha creato fratture, ferite, tensioni (per non parlare di autentici conflitti) e grande confusione nella Chiesa cinese.

Il messaggio del Papa ai cinesi

Nel suo recente messaggio ai cattolici cinesi e alla Chiesa universale, successivo all’accordo, Papa Francesco ha ammesso che in passato “si è preteso di determinare anche la vita interna delle comunità cattoliche, imponendo il proprio controllo diretto al di là delle legittime competenze dello Stato”.

La Chiesa clandestina

Per questo motivo nella Chiesa in Cina è comparso il fenomeno della clandestinità e della separazione fra la Chiesa obbediente al Partito Comunista Cinese e quella (sotto scacco) devota solo a Roma.

Quanti sono i cattolici in Cina?

Le stime parlano per la Repubblica Popolare di un totale massimo di 13 milioni di cattolici di cui circa 5 milioni affiliati alla Chiesa ufficiale pilotata dal governo di Pechino; tutti gli altri ingrossano le fila della Chiesa cattolica, spesso fustigata e perseguitata.

Intanto l’accordo sulle nomine episcopali ha indotto il Papa alla riammissione nella piena comunione ecclesiale dei vescovi “ufficiali” nominati senza mandato del Vaticano, un paio dei quali - secondo quelle che sono le informazioni che vengono dalla Chiesa cinese non ufficiale - con amanti e figli.

La politica di riconciliazione

L’evidente obiettivo della Chiesa è la riconciliazione e la costruzione di una nuova fratellanza, tuttavia che il Papa abbia reale voce in capitolo nella nomina dei futuri vescovi è cosa che solo i fatti dimostreranno.

Sul piano della scena internazionale la Chiesa e la Cina hanno grande interesse a dimostrare l’avanzamento delle relazioni in un clima sereno e costruttivo.

Le abilità del dragone

Dopo aver sfoderato una perizia impareggiabile nel domare a suo vantaggio le dinamiche del neocapitalismo il dragone cinese non chiede di meglio che venire a patti con la religione più potente e teoricamente insidiosa.

La grande battaglia sui dazi ingaggiata con gli Stati Uniti non consente a Pechino di mantenere il pugno di ferro su tutti gli scacchieri.

La saggezza di Confucio

I poeti dell’antica Cina pur facendo parte della burocrazia imperiale censuravano i re. La censura rientrava nella tradizione morale e intellettuale confuciana. Tuttavia sebbene anche le religioni si possano disgregare o pietrificare la potenza delle loro evocazioni spaventa qualunque impero e comunque spaventa molto più delle seduzioni dell'arte.

La tentazione della nomeclatura di Pechino è stata quella di incamerare la religione cattolica rendendola perfettamente funzionale alla macchina dello stato.

Eppure la religione deve mantenere il suo primato e il suo potere morale per definirsi tale e dimostrarsi refrattaria a qualsiasi condizionamento, abitando e respirando quella libertà ritmata solo dalla luce della fede.

Pechino mette in sicurezza tutte le diocesi

Intanto come ha spiegato il sito AsiaNews.it, diretto da Padre Bernardo Cervellera, tutte le diocesi della Cina devono aver già presentato quest'anno all’Associazione patriottica nazionale (Ap) e al Consiglio dei vescovi (Cdv) un piano quinquennale (2018-2022) su come possono attuare la sinicizzazione, voluta da Xi Jinping.

Il Piano quinquennale nazionale aggiunge al controllo fisico sui membri della Chiesa (vescovi, sacerdoti, laici), anche il controllo su cultura, teologia, dottrina sociale, arte, architettura, liturgia.

La risposta di Francesco alle critiche di aver svenduto la Chiesa cinese

Il collega nonchè sacredote Antonio Pelayo ("Vida Nueva") ha incalzato Papa Francesco durante la conferenza stampa tenuta nel viaggio di ritorno dai paesi baltici, la sera del 25 settembre e gli ha ricordato che alcuni cattolici cinesi, e in paricolare il Cardinal Zen, accusano Franceso di aver svenduto la Chiesa al governo comunista di Pechino.

Papa Francesco ha risposto cosi':

"Questo è un processo di anni, un dialogo tra la Commissione vaticana e la Commissione cinese, per sistemare la nomina dei vescovi. L’équipe vaticana ha lavorato tanto. Vorrei fare alcuni nomi: mons. Celli, che con pazienza è andato, ha dialogato, è tornato… anni, anni! Poi, mons. Rota Graziosi, un umile curiale di 72 anni che voleva fare il prete in parrocchia ma è rimasto in Curia per aiutare in questo processo. E poi, il Segretario di Stato, il Cardinale Parolin, che è un uomo molto devoto, ma ha una speciale devozione alla lente: tutti i documenti li studia punto, virgola, accenti… E questo dà a me una sicurezza molto grande. E questa équipe, con queste qualità, è andata avanti. Voi sapete che quando si fa un accordo di pace o un negoziato, ambedue le parti perdono qualcosa, questa è la regola. Ambedue le parti. E si va avanti. Questo processo è andato così: due passi avanti, uno indietro, due avanti, uno indietro…; poi sono passati mesi senza parlarsi, e poi… Sono i tempi di Dio, che assomigliano al tempo cinese: lentamente… Questa è saggezza, la saggezza dei cinesi. Le situazioni dei vescovi che erano in difficoltà sono state studiate caso per caso, e alla fine i dossier sono arrivati sulla mia scrivania e sono stato io il responsabile della firma, nel caso dei vescovi. Per quanto riguarda l’Accordo, sono passate le bozze sulla mia scrivania, si parlava, davo le mie idee, gli altri discutevano e andavano avanti. Penso alla resistenza, ai cattolici che hanno sofferto: è vero, loro soffriranno. Sempre in un accordo c’è sofferenza. Ma loro hanno una grande fede e scrivono, fanno arrivare messaggi, affermando che quello che la Santa Sede, che Pietro dice, è quello che dice Gesù: cioè la fede “martiriale” di questa gente oggi va avanti. Sono dei grandi. E l’Accordo l’ho firmato io, le Lettere Plenipotenziarie per firmare quell’Accordo. Io sono il responsabile. Gli altri, che ho nominato, hanno lavorato per più di dieci anni. Non è un’improvvisazione: è un cammino, un vero cammino.

E poi, un aneddoto semplice e un dato storico, due cose prima di finire. Quando c’è stato quel famoso comunicato di un ex Nunzio Apostolico, gli episcopati del mondo mi hanno scritto dicendo che si sentivano vicini, che pregavano per me; anche i fedeli cinesi hanno scritto, e la firma di questo scritto era del vescovo – diciamo così – della Chiesa tradizionale cattolica e del vescovo della Chiesa patriottica: insieme, tutt’e due, e i fedeli di tutt’e due le Chiese. Per me, questo è stato un segno di Dio. E la seconda cosa: noi dimentichiamo che in America Latina – grazie a Dio questo è superato! – dimentichiamo che per 350 anni erano i re del Portogallo e della Spagna a nominare i vescovi. E il Papa dava soltanto la giurisdizione. Dimentichiamo il caso dell’Impero austroungarico: Maria Teresa si è stancata di firmare nomine di vescovi, e dava la giurisdizione al Vaticano. Altre epoche, grazie a Dio, che non si ripetano! Ma il caso attuale non è per la nomina: è un dialogo sugli eventuali candidati. La cosa si fa in dialogo. Ma la nomina è di Roma; la nomina è del Papa, questo è chiaro. E preghiamo per le sofferenze di alcuni che non capiscono o che hanno alle spalle tanti anni di clandestinità".