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Aquarius2, Msf su Panama:"Conseguenze terribili, troppo tempo per nuova bandiera"

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Aquarius2, Msf su Panama:"Conseguenze terribili, troppo tempo per nuova bandiera"

Aquarius2, Msf su Panama:"Conseguenze terribili, troppo tempo per nuova bandiera"
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Aloys Vimard, Project Coordinator di Medici Senza Frontiere, a bordo dell'Aquarius 2 ai microfoni di Euronews si dice scioccato per l'ultima empasse politica che tiene ostaggio la nave delle due Ong: Msf e Sos Mediterranée.

Con 58 migranti a bordo e Panama che ha avviato l'iter per la rimozione dai registri navali, Aquarius 2 non ha ancora avuto una conferma ufficiale sul porto sicuro di destinazione.

Dopo il no di Italia, Malta e Grecia sono in corso trattative con Spagna e Francia. L'imbarcazione in queste ore ha chiesto l'autorizzazione per lo sbarco a Marsiglia. Parigi starebbe cercando "una soluzione europea".

Com’è la situazione a bordo ?

Siamo in acque internazionali a circa 40 miglia nautiche davanti a Tripoli. La situazione è stabile, dopo due salvataggi. Due salvataggi diversi. Abbiamo 58 persone a bordo tra cui donne e bambini. È scioccante sentire che abbiamo ancora dei problemi di natura amministrative a causa di circostanze politiche ed economiche mentre ogni giorno ci confrontiamo con una situazione molto difficile... con molte barche in difficoltà.

Ieri notte per diverse ore abbiamo cercato di localizzare una nave in difficoltà con 100 persone a bordo che stava affondando. Le autorità italiane ci hanno avvisato della presenza di questa nave alle 6 del pomeriggio. Questa mattina l’abbiamo trovata senza alcun resto di vita umana. Le autorità libiche ci hanno detto che avevano intercettato questa nave ma solo 45 persone sono state tratte in salvo - quindi pensando che c’erano 100 persone - temiano che circa 55 persone siano morte ieri notte.

Qual è lo stato della relazione con le autorità libiche in mare in questo momento?

È tutto molto confuso. Come abbiamo sempre fatto, ci coordiniamo con le autorità marittime quindi quando le identifichiamo contattiamo sempre le autorità marittime per coordinare le operazioni. Da giugno esiste il JRCC che deve assicurarsi che le persone in difficoltà in mare vengano tratte in salvo e portate in un posto sicuro. Adesso però gli italiani non coordinano più. Negli ultimi giorni quando contattiamo i libici quando vediamo una barca in difficoltà - non rispondono quindi siamo stati obbligati a parlare con gli italiani che ci dicono che i libici sono le autorità responsabili. Quindi vediamo il fallimento del sistema e questo sta mettendo delle persone vulnerabili a rischio perchè non c'è un coordinamento chiaro e gli italiani sono in contatto diretto con i libici per respingere le persone invece di assicurarsi che stiano bene.

Come risponde alle affermazioni da parte di Panama secondo cui Aquarius avrebbe violato le leggi internazionali?

Cerchiamo in tutti i modi di operare in linea con le leggi internazionali ed è scioccante sentire che non rispettiamo le leggi internazionali. Vogliamo che le autorità capiscano che si tratta di esseri umani, vite umane che muoiono senza una ragione, muoiono per colpa della politica europea quindi chiediamo ai governi europei che rispettino le leggi internazionali, il diritto dei rifugiati, rispettino questi esseri umani che non devono morire. Non devono respingere queste persone verso condizioni disumane, nascondendole, questo non aiuta.

Noi non prendiamo decisioni politiche, noi riempiamo un vuoto, noi siamo in mare e aiutiamo le persone per evitare che muoiano. Abbiamo a che fare con persone che muoiono di fronte a noi, siamo l’unica imbarcazione nell’area che cerca di fare del proprio meglio per evitare una tragedia, questa è una realtà che dobbiamo considerare.

Li chiamamo per facilitare le operazioni e non ha solo a che fare con l’Aquarius, queste persone non dovrebbero scegliere il mare per cercare protezione e poiché le persone muoiono in mare dobbiamo restare qui. Gli italiani non possono girarsi dall’altra pare e guardare altrove, stiamo chiedendo loro di aiutarci e facilitare tutto questo.

Il caso Panama che avrebbe avviato l’iter per la rimozione dai registri navali, che cosa significa per Aquarius2 ?

Sono sulla nave e mi sto concentrando sulle operazioni a bordo, non abbiamo ricevuto l’email a bordo ma è chiaro che si tratta di pressioni politiche ed economiche da parte del governo italiano, è terribile perché significa che se è confermato ci vorrà molto tempo all’Aquarius per avere una nuova bandiera e il tempo sono vite che perdiamo in mare. È scioccante.

L’Italia nega queste pressioni, che cosa sa in merito ?

Quello che so è che avere la registrazione a Panama dell’Aquarius non era nell’interesse di Panama. Quello che ho capito è che le autorità italiane avrebbero detto che avrebbero chiuso i porti per le navi panamensi...è cio che ho sentito, non ho letto ma c’erano delle pressioni ed è grave che Panama venga messa sotto pressione perché una nave sta salvando delle vite.

Dove state andando? Siete in trattativa con qualche Paese?

Stando alle leggi internazionali abbiamo richiesto un porto sicuro. Malta e l’Italia hanno detto di no. Malta ha detto che non era loro competenza e poi l’italia ha detto che non coordinavano loro e che non stava a loro assegnare il porto sicuro. Poi abbiamo chiesto alla Grecia che ha rifiutato e adesso stiamo aspettando una risposta da Francia e Spagna.

Quali sono le condizioni dei migranti a bordo ?

La situazione è stabile, abbiamo il personale medico a bordo e non ci sono situazioni di particolare gravità. Abbiamo abbastanza scorte per restare molti giorni in mare, sfortunatamente siamo pronti per questo scenario e dobbiamo giocare in anticipo.

Pe la maggior parte e per la prima volta - vengono dalla Libia, è la prima volta che vediamo questo. Oggi 37 di questi 58 vengono dalla Libia, persone anche che avevano una certa stabilità nel paese ma che ci hanno dettto che sono dovute scappare per la guerra. Davvero cerchiamo di parlare con loro per capire perché abbiano preso questa decisione, che è cosi rischiosa. Questo ci fa capire cosa sta accadendo nel Paese.