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Da Marcinelle a Foggia, la tragedia infinita dei morti sul lavoro

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Da Marcinelle a Foggia, la tragedia infinita dei morti sul lavoro

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Al Bois du Cazier, la miniera di Marcinelle, ogni anno è diverso e uguale nello stesso tempo: per Jean-louis Delaet, il direttore del sito divenuto patrimonio dell'Unesco, i momenti, le cerimonie, si ripetono ma ricordare le vittime della tragedia del 1956 non è e non può essere sempre uguale.

Ancor meno quest'anno, con le lacrime di chi i propri compagni di lavoro li rivede nelle sagome bianche, ciascuna con il suo nome, fredde come il cartone di cui son fatte. Sagome per ricordare quei morti ma anche tutti quelli che ancora muoiono, anche in queste ore.

Un sindacato italiano, l'UGL, le ha portate fin qui, proprio per ricordare che quella tragedia non è davvero finita.

Paolo Capone, il Segretario Generale dell'UGL:

"C'è un tragico filo rosso, un filo di sangue, che lega i 262 morti a Marcinelle l'8 agosto - ed è il motivo per cui siamo qui, per celebrare la ricorrenza di questo evento tragico - e gli ultimi eventi che sono successi nel nostro Paese, in Italia, che qualcuno vuol far passare per incidenti stradali ma quelli sono a tutti gli effetti incidenti sul lavoro. In alcuni casi con l'aggravante del lavoro nero, del lavoro clandestino, del lavoro non registrato".

Erano in gran parte italiani i morti di Marcinelle, minatori spediti in Belgio in osservanza di un accordo siglato dieci anni prima tra i due governi, quello italiano e quello belga: l'Italia si impegnava a fornire 50.000 lavoratori - ma alla fine furono quasi 64.000 - in cambio di carbone. Accordo che fu mantenuto fino alla tragedia di Marcinelle: solo allora ci si pose la questione della sicurezza e delle condizioni di lavoro, temi sui quali l'UGL ha deciso quest'anno di focalizzare la propria attività.