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Parma: 5 punti di penalizzazione. Due anni di stop a Calaiò

Parma: 5 punti di penalizzazione. Due anni di stop a Calaiò
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Di Cristiano Tassinari
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Il Tribunale federale nazionale ha deciso: i messaggi inviati da Emanuele Calaiò alla vigilia della partita con lo Spezia erano "tentato illecito". Il calciatore subisce una squalifica di due anni, mentre la società Parma salva la serie A, ma partirà da meno 5. I ducali annunciano ricorso.

Colpevoli, ma non troppo

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Il Parma è penalizzato, il Parma è salvo.

Si potrebbe tradurre così, paradossalmente, la situazione del club emiliano: la sentenza del Tribunale federale nazionale ha stabilito che i messaggi inviati da Emanuele Calaiò ad alcuni giocatori della Spezia, alla vigilia della partita tra le due squadre, sono da considerarsi un "tentato illecito" a tutti gli effetti.
Il Parma, dunque, viene penalizzato, ma per il prossimo campionato, non in quello di B della passata stagione: in quel caso - la Procura aveva richiesto due punti di penalità - avrebbe perso la promozione in serie A. E anche i punti di penalizzazione in serie A, previsti come pena "subalterna", da sei sono diventati cinque.

Tutto sommato, non è andata male. Anche se, sotto, leggiamo dure reazioni provenienti da Parma.

Chi ne esce con le ossa rotta, a causa del "tentato illecito", è soprattutto Calaiö, punito con una condanna a due anni di squalifica.
Vista l'età del calciatore, 36 anni, è da considerarsi di fatto la fine della sua carriera. Ma, al tempo, stesso, è una mezza vittoria anche per Calaiö, visto che l'accusa aveva richiesto quattro anni di condanna. E da quei 24 mesi di sospensione - anzichè 48 - potrà ripartire l'appello di Calaiò.

La reazione del Parma

Una sentenza accolta "con enorme amarezza", definita "iniqua e illogica", contro la quale il Parma farà ricorso in tempi brevissimi. E' il commento, affidato a una nota, del Parma alla sentenza del tribunale federale che, pur "salvando" la serie A, ha inflitto cinque punti di penalizzazione per il prossimo campionato.

"Riteniamo abnorme- scrive il Parma - la condanna del nostro tesserato Emanuele Calaiò rispetto ai fatti all'origine del deferimento e iniqua, illogica ed in contrasto con la recente giurisprudenza sportiva la pesantissima penalizzazione per responsabilità oggettiva inflitta alla nostra società. Confidiamo che la totale estraneità del Parma Calcio 1913 ad ogni comportamento meno che lecito venga riconosciuta già dalla Corte Federale di Appello, a cui ricorreremo in tempi brevissimi, nell'auspicio di trovare giustizia".

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