La Casa Bianca discute "opzioni concrete" ma riferisce di possibili incontri con il regime di Teheran. Secondo le associazione per i diritti, il bilancio delle vittime in Iran aumenta e il governo continua ad arrestare i manifestanti
Donald Trump ha dichiarato domenica che l'Iran ha proposto dei negoziati, dopo la minaccia del presidente Usa di "azioni forti" contro la Repubblica islamica a causa dellerepressione delle proteste in corso, il cui bilancio secondo attivisti è salito a oltre 500 morti.
Parlando con i giornalisti domenica sera a bordo dell'Air Force One, Trump ha detto che "l'Iran vuole negoziare" e "si sta organizzando un incontro".
Il presidente degli Stati Uniti non esclude però l'uso della forza già minacciato nei giorni scorsi. La Casa Bianca sta valutando "opzioni molto concrete", ha detto Trump che si riunirà martedì con il segretario di Stato americano Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth e il capo di Stato maggiore, il generale Dan Caine.
L'Iran non ha dato un riscontro immediato, ma la settimana scorsa Teheran ha giurato ritorsioni nel caso in cui Washington dovesse intervenire militarmente sulle proteste.
La Repubblica islamica ha avvertito che l'esercito statunitense e Israele sarebbero stati "bersagli legittimi" se l'America avesse usato la forza per proteggere i manifestanti.
Quanti morti ci sono stati finora nelle proteste in Iran
Secondo l'organizzazione Human Rights Activists, con sede negli Stati Uniti, nelle due settimane di proteste i morti sono accertati 545, di cui 496 manifestanti e 48 membri della sicurezza.
Le autorità hanno confermato la morte di un centinaio di membri delle forze di sicurezza.
Le manifestazioni sono iniziate il 28 dicembre a causa del crollo del rial iraniano, che viene scambiato a più di 1,4 milioni per un dollaro, mentre l'economia del Paese è schiacciata dalle sanzioni internazionali, in parte imposte per il suo programma nucleare.
Da allora le proteste si sono intensificate e sono diventate una sfida diretta alla teocrazia iraniana.
Con internet interrotto e le linee telefoniche tagliate, è diventato più difficile valutare le manifestazioni dall'estero e autorità e media internazionali non sono stati in grado di valutare in modo indipendente il bilancio. Il governo iraniano non ha fornito cifre complessive sulle vittime.
Chi è all'estero teme che il blackout informativo stia incoraggiando gli integralisti dei servizi di sicurezza iraniani a lanciare una repressione sanguinosa.
Sfiducia nel Parlamento iraniano
Nel frattempo, durante un discorso parlamentare il deputato Mohammad Baagher Qalibaf, portavoce della linea dura del regime, ha minacciato di colpire l'esercito statunitense e Israele.
"In caso di attacco all'Iran, sia il territorio occupato che tutti i centri militari, le basi e le navi americane nella regione saranno i nostri obiettivi legittimi", ha detto Qalibaf, "non ci limitiamo a reagire dopo l'azione e agiremo sulla base di qualsiasi segnale oggettivo di minaccia".
I legislatori iraniani hanno accompagnando l'intervento gridando "Morte all'America!", lo slogan utilizzato durante la rivoluzione khomeinista del 1979 che abbatté il regno dello Shah.
Le difese aeree iraniane sono state praticamente distrutte durante la guerra di 12 giorni con Israele lo scorso giugno. Qualsiasi decisione di entrare in guerra spetterebbe alla Guida Suprema iraniana, l'86enne Ayatollah Ali Khamenei.
L'Iran ha preso di mira le forze statunitensi nella base aerea di Al Udeid, in Qatar, nel giugno dello scorso anno, come rappresaglia per gli attacchi degli Stati Uniti alle strutture nucleari iraniane del 22 giugno, nell'ambito del conflitto Iran-Israele.