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Liberati in Venezuela Alberto Trentini e Mario Burlò, Meloni: "Gioia e soddisfazione"

Alberto Trentini (a destra) e Mario Burlò nella residenza dell’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito a Caracas, Venezuela
Alberto Trentini (a destra) e Mario Burlò nella residenza dell’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito a Caracas, Venezuela Diritti d'autore  Ministero degli Esteri
Diritti d'autore Ministero degli Esteri
Di Gabriele Barbati & Marco Fazzini
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Dopo 423 giorni di prigionia è stato rilasciato il cooperante Trentini di cui l'Italia chiedeva da tempo la liberazione. Con lui anche Mario Burlò, dopo i due connazionali scarcerati la settimana scorsa. Nelle prossime ore il rientro in Italia

Gli italiani Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi. Il cooperante veneziano, incarcerato da oltre 400 giorni, e l'imprenditore torinese, arrestato poco dopo il suo ingresso in Venezuela nel 2024, stanno bene e si trovano presso l'ambasciata d'Italia a Caracas.

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I due connazionali, dopo le liberazioni dei giorni scorsi, rientreranno in Italia tra la notte di lunedì e la mattina di martedì con un aereo di Stato partito dall'aeroporto romano di Ciampino.

A comunicarlo è stato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nelle prime ore del mattino di lunedì. "La loro liberazione — scrive Tajani su X — è un forte segnale da parte della presidente Rodríguez che il governo italiano apprezza molto".

Intervenuto più tardi in conferenza stampa alla Farnesina, il ministro ha specificato che la notizia è giunta alle 3:50 di lunedì mattina con la telefonata dell'ambasciatore Giovanni Umberto De Vito, il quale ha comunicato l'arrivo dei due connazionali negli edifici dell'ambasciata a Caracas. Il lavoro diplomatico si era intensificato negli ultimi giorni e in particolar modo a partire da domenica, quando la presidente ad interim Rodríguez aveva aperto alla liberazione dei detenuti italiani.

Giorgia Meloni ha espresso "soddisfazione e gioia" per la notizia della loro scarcerazione e confermato di avere "parlato con loro". La premier ha inviato "a nome del governo italiano, un sentito ringraziamento alle Autorità di Caracas, a partire dal presidente Rodríguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata".

Dopo la destituzione di Nicolás Maduro, prelevato con la forza dagli Stati Uniti e ora in prigione a New York, il Venezuela è gestito da un governo provvisorio che, sotto pressione internazionale, ha deciso per la liberazione di numerosi dissidenti e prigionieri politici.

I due italiani erano detenuti nel carcere destinato ai prigionieri politici Rodeo 1, il più pericoloso del Paese, secondo una recente denuncia della leader dell'opposizione María Corina Machado.

Le condizioni del Rodeo 1 sono state descritte come "crudeli, disumane e degradanti", con situazioni che in alcuni casi possono costituire "tortura", anche da organizzazioni come Amnesty International e dalla Missione internazionale indipendente delle Nazioni Unite sul Venezuela.

Nei penitenziari del Paese sono ancora incarcerati 42 cittadini italiano-venezuelani, di cui 24 detenuti politici, mentre quelli con passaporto solo italiano sono stati tutti liberati.

Le prime parole di Trentini e Burlò: "Non ci hanno torturato"

"È stato tutto così improvviso. Inaspettato. Non sapevamo nulla della cattura di Maduro. Sono felice, ringrazio l'Italia. Ora posso fumare una sigaretta?". Queste le prime parole di Trentini dopo la liberazione dal carcere di massima sicurezza Rodeo, riportate dai siti di Repubblica e del Corriere della Sera.

"Ci hanno trattato bene, non ci hanno torturato", hanno assicurato lui e Burlò appena scesi dall'automobile che li ha portati all'ambasciata italiana.

"Nell'ultimo trasferimento non siamo stati incappucciati, a differenza delle altre volte", ha raccontato Trentini. "Anche il cibo era sufficiente" ha aggiunto il cooperante. Una volta giunti in ambasciata, i due hanno subito potuto chiamare i familiari in Italia.

La reazione dei familiari

"Alberto finalmente è libero, questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni. Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione", ha dichiarato la famiglia Trentini in una nota diffusa dal suo legale.

"Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie".

L'avvocato di Mario Burlò, Antonio Ingroia, ha espresso "piena soddisfazione" per la liberazione dell'imprenditore torinese. In una nota, il legale ha parlato di "illegittimo e ingiusto arresto in Venezuela che ha determinato una lunga detenzione di più di un anno senza che i familiari e i suoi legali per mesi e mesi ne avessero notizia e senza aver mai avuto la possibilità di interloquire con lui".

"Sono stati mesi lunghissimi e devo dire che ho temuto il peggio". Lo ha detto all'Ansa Gianna Burlò, figlia dell'imprenditore. Alla telefonata, giunta alle 4:30 di lunedì mattina, "mi ha detto che non vedeva l'ora di tornare a casa e dalla voce mi è sembrato che stesse bene".

Chi sono Alberto Trentini e Mario Burlò

Trentini, veneziano di 46 anni, che lavorava per l'ong francese Humanity & Inclusion, era detenuto senza alcuna imputazione formale a Caracas dal 15 novembre del 2024, un mese dopo avere preso servizio in un missione umanitaria nell'ovest del Paese.

Era da oltre un anno in carcere anche Mario Burlò, imprenditore torinese, trattenuto secondo i familiari senza motivi chiari. Burlò era partito nel 2024, entrando in Venezuela via terra dalla Colombia, per cercare nuove opportunità imprenditoriali, senza più fare ritorno.

In questo periodo la famiglia ha ottenuto solo una chiamata con Burlò, ha detto la figlia a media locali.

Tra i cittadini con passaporto italiano ancora incarcerati c'è anche Daniel Enrique Echenagucia, imprenditore di Avellino arrestato il 2 agosto 2024 e detenuto al Rodeo 1.

In un'altra struttura della capitale, nota per la detenzione di prigionieri politici, El Helicoide, risultano ancora Gerardo Coticchia Guerra, Juan Carlos Marruffo Capozzi, Perkins Rocha e Hugo Marino, quest'ultimo scomparso nel 2019.

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