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In Iraq, tra attentati e crollo dell'affluenza, si attendono i risultati elettorali

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In Iraq, tra attentati e crollo dell'affluenza, si attendono i risultati elettorali

Un manifesto elettorale mostra il volto del religioso sciita Moqtada al-Sad
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Le urne sono chiuse e in Iraq ora si attendono i risultati di queste legislative. Ma per formare un governo probabilmente serviranno settimane, se non mesi. Ed è facile, fin da ora, pronosticare che sarà l'Iran a giocare un ruolo fondamentale nel mettere d'accordo quel fronte sciita che - se pur diviso in due grandi tronconi e tre piccoli rivoli - resta comunque maggioritario sul piano demografico, confessionale ed elettorale. Ad essere in testa, come prevedibile, è il premier uscente Haider al-Abadi, che ha abbandonato il suo vecchio partito Dawla, fortemente connotato sul piano confessionale, per fondare la coalizione Nasr (Vittoria), caratterizzata in senso maggiormente laico e nazionalista.

Una mossa dettata anche dalla volontà di prendere ulteriormente le distanze dal suo predecessore, Nouri al-Maliki, che in molti - per via del suo esasperato settarismo - considerano responsabile dell'appoggio fornito dai leader di molte tribù sunnite al progetto oscurantista dello Stato islamico, appoggio risultato poi decisivo per la conquista di importanti centri urbani come Tal Afar, Fallujah o la stessa Mosul.

Fondamentale. per mettere in minoranza al-Maliki, potrebbe rivelarsi l'alleanza tra il Primo ministro uscente e Moqtada al-Sadr, religioso sciita e leader di quell'Esercito del Madhi che tra il 2004 e il 2008 tenne in scacco le forze della coalizione a guida statunitense nel famigerato assedio di Sadr City; ma che in seguito, dopo essere stato cooptato all'interno della scena politica nazionale, ha saputo riciclarsi anche nella campagna di contrasto allo Stato islamico. Secondo alcune stime provvisorie diffuse da Reuters, anche al-Sadr potrebbe riportare un risultato perfino al di sopra delle più rosee aspettative.

Il dato più preoccupante - se si escludono gli attentati con cui le forze del Daesh ancora presenti nel paese hanno cercato di rialzare la testa - resta quello sull'affluenza, un triste indice della crisi di legittimità che la classe politica affronta da queste parti.

"Le cose sono cambiate parecchio rispetto alle vecchie elezioni" spiega un attivista della società civile di Baghdad. "Stavolta siamo sul 44 per cento. Questo calo nella partecipazione è indice della mancanza di fiducia nei nostri politici: sono stati al potere per oltre 15 anni e non cambiato nulla"

A tenere a casa molti elettori poi - oltre alle denunce di brogli in diversi distretti - hanno contribuito gli attentati: nel governatorato di Diyala, a una manciata di km a nordest di Baghdad, 4 colpi di mortaio sono stati esplosi da miliziani del Daesh contro un seggio elettorale. Un altro attacco, ancora una volta a firma Isis, ha ucciso sei persone un posto di blocco a Kirkuk, tra agenti delle forze di sicurezza e miliziani sciiti di al-Hashd al-Shaabi, le cosiddette Forze di mobilitazione popolare.