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Mandato di arresto europeo, come funziona e quali sono i problemi

Un arresto in Germania, paese dove sono stati emessi più MAE in UE
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Reuters
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L'odissea giudiziaria di Puigdemont, arrestato in Germania, ha riacceso il dibattito sull'efficacia del mandato d'arresto europeo (MAE).

La Spagna vuole rivoluzionare il sistema. Ancora.

La richiesta della giustizia spagnola alle autorità belghe di estradare il leader catalano rifugiatosi in Belgio è stata ritirata dopo appena 30 giorni perchè non avrebbe garantito la consegna del politico indipendentista per tutti i reati di cui era accusato in Spagna.

FACTSHEET: Un po' di chiarezza sul caso Puigdemont

"Vogliamo lanciare una riflessione sulla lista dei reati per cui si prevede l'esecuzione automatica del mandato d'arresto europeo - ha affermato l'8 dicembre a Bruxelles il ministro della giustizia spagnolo,Rafael Català. "Sono passati 15 anni e questa lista del 2002 andrebbe modificata. Vogliamo lavorarci con i nostri partner europei".

_**_Questa famosa lista (la trovate in fondo) non include i reati di ribellione e sedizione per i quali Puigdemont è ricercato dalla giustizia spagnola. Il Belgio avrebbe dunque potuto rifiutare la consegna e concederla invece per l'accusa di malversazione. In questo modo i giudici di Madrid si sarebbero trovati con le mani legate e obbligati a processare il leader catalano solo per un reato minore.

La Spagna ha sempre cercato di fare pressione sugli altri paesi UE quando si trattava di questioni giudiziarie interne come nel caso dei terroristi baschi scappati all'estero. Il Protocollo Aznar limita la concessione del diritto di asilo politico ai cittadini di altri Stati membri dell’Unione europea e fu creato per impedire l'asilo politico ai terroristi dell'ETA.

In cosa consiste esattamente il Mandato di Arresto Europeo?

Si tratta di uno strumento varato come risposta europea agli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001. All'inizio è stato dunque concepito solo per combattere i reati di terrorismo e poi via via è stato esteso per coprirne altri fino ad includere una lista di 32 fattispecie criminali.

Per tutti gli altri crimini non inclusi nella lista rimane il criterio della doppia incriminazione (ed è per questo che la Spagna non era sicura che il Belgio avesse potuto eseguire il MAE per i reati di sedizione e ribellione).

All'epoca della sua approvazione erano solo 15 i paesi a far parte dell'UE, una revisione del mandato d'arresto europeo adesso vorrebbe dire metter d'accordo 28 governi nazionali.

Cosa dice la Commissione Europea

Bruxelles non ritiene di dover modificare alcunché dell'attuale legislazione. Lo ha dichiarato, a stretto giro dalle parole di Català, la titolare europea della giustizia, Vera Jourova. Nessun ampliamento della lista dei reati, dunque. Sì a qualche miglioramento, ma le decisioni chiave e il quadro generale rimarranno immutati. Il MAE è stato definito come "il gioiello della corona per il muto riconoscimento delle decisioni giuridiche" dal ministro per la giustizia estone, Urmas Reinsalu, il cui paese presiede il Consiglio della UE in questo semestre.

Come spiega un'esperta intervistata da euronews, l'approvazione del MAE è stata frutto di lunghe trattative tra gli Stati membri e la riapertura dei negoziati potrebbe essere controproducente.

"C'è un rischio reale che nel caso di riapertura dei negoziati su questo testo, che in ogni caso si è dimostrato efficace, si faccia marcia indietro e si arrivi ad un testo che è meno ambizioso di quello di partenza", ritiene Anne Weyembergh dell'Istituto di studi europei di Bruxelles.

Di recente la CE ha pubblicato un manuale su come emettere ed eseguire il mandato di arresto europeo, con importanti raccomandazioni alle autorità giudiziarie che a livello statale, talvolta, non eseguono correttamente la procedura.

Tutte le statistiche per l'anno 2015

Mandato di arresto europeo: manuale per l'uso

Il MAE può essere spiccato se il ricercato è accusato (non ancora giudicato colpevole) di un crimine per il quale è previsto almeno un anno di prigione. In caso di sentenza, essa deve prevedere una pena minima di almeno 4 anni di carcere.

Non vale per reati futili come rubare una bicicletta e va usato secondo un principio di proporzionalità. Quindi, prima di emetterlo, le autorità nazionali devono valutare la gravità del reato, la durata della pena e il rapporto costo-beneficio.

Prima del 2004 la procedura di estradizione era gestita tra i due (o più) Stati membri e coinvolgeva diversi livelli della magistratura, non senza influenze politiche nel processo decisionale. Processare una richiesta di estradizione poteva essere un'operazione lunga un anno, in media, mentre oggi l'autorità giudiziaria del Paese che esegue il MAE deve prendere una decisione entro 60 giorni dall'arresto.

Se l'indiziato decide di consegnarsi spontaneamente, deve essere rimpatriato entro 10 giorni.

Scrive la Commissione Europea che prima del 2004 rifiutare di consegnare un sospetto criminale era un fatto comune. L'assenza di alcuni capi di imputazione nei vari stati rendeva il tutto più complicato. Oggi ci si può rifiutare di consegnare qualcuno solamente in casi molto particolari (per esempio, se il sospetto criminale non può più essere processato nella nazione esecutrice del MAE per scadenza dei termini di prescrizione).

L'imputato che si trova nel Paese straniero ha diritto ad un interprete, ad una traduzione, ad essere al corrente dei propri diritti, ad avere accesso ad un avvocato e comunicare con la propria famiglia e al supporto legale. Alcuni Paesi mantengono comunque trattati bilaterali specifici come Irlanda e Regno Unito.

WIKILEAKS-ASSANGE-SPEECH/

(Julian Assange, fondatore di Wikileaks, è stato raggiunto da un mandato di arresto europeo emesso dalla Svezia per stupro, ma l'accusa è poi stata archiviata)

L'elenco dei 32 reati

Come detto, prima di emettere un MAE, l’autorità giudiziaria competente deve accertare se il reato in questione appartiene ad una delle 32 categorie di reati gravi non soggette alla valutazione della doppia incriminazione.

L'unico requisito è che sia punibile con una pena privativa della libertà di almeno tre anni nel paese che ha emesso il mandato. In parole povere, per questi 32 reati, a differenza dell'estradizione, non è necessario che lo Stato che emette il MAE e lo Stato che lo riceve prevedano nel loro codice penale la stessa fattispecie criminale.

Qui è possibile trovare l'elenco completo dei casi per cui il mandato di arresto si applica sempre e comunque. Tra essi: terrorismo, corruzione, riciclaggio, criminalità informatica, stupro, racket ed estorsioni. In caso un reato non sia compreso in queste 32 categorie, il Paese esecutore può rifiutarsi di estradare un criminale, o presunto tale, se in base alle proprie leggi non riconosce la punibilità del fatto di cui è accusato.

L'esecuzione dovrebbe essere automatica previo sempre un esame sul rispetto dei diritti fondamentali. Ed è qui che sorgono i problemi.

Quali sono i problemi?

Secondo Fair Trials, watchdog impegnato a monitorare i sistemi di giustizia penale a livello globale, una riforma del MAE sarebbe auspicabile non tanto a livello della lista dei crimini per cui scatta il mandato - come da proposta spagnola - quanto per questioni come: l'applicazione di controlli di proporzionalità in entrambi gli stati e la definizione di linee guide chiare, a livello sovrastatale, per valutare eventuali violazioni dei diritti umani nei penitenziari.

Innanzitutto, riferisce l'istituto da Bruxelles, "le definizioni di crimini minori variano da Stato a Stato. Abbiamo documentato in passato casi in cui il MAE è usato in maniera sproporzionata".

Un altro problema insorge quando uno Stato non rispetta le decisioni legali di un altro. "Il Paese A richiede l'invio di una persona dal Paese B; B rifiuta di consegnare l'individuo e considera interrotta la richiesta; ma il Paese A non riconosce questa decisione e lascia la procedura MAE ancora aperta. La conseguenza è che il prigioniero o indagato rimane ancora soggetto al MAE in caso di espatrio".

Una delle criticità principali riguarda però il rispetto dei diritti umani. "Quando una persona è consegnata ad un altro Stato, c'è il rischio che non venga rispettato il diritto ad un giusto processo nel Paese di destinazione. Inloltre, le condizioni di detenzioni potrebbero essere degradanti per l'individuo se le strutture carcerarie non rispettano l'articolo 3 della convenzione europea dei Diritti Umani".

Fair Trials riferisce di aver documentato molti di questi casi. Manca un organismo europeo in grado di valutare il rischio carcerario con parametri uniformi e riconosciuti da tutti ai fini dell'applicazione del MAE.

"Le informazioni sullo stato delle carceri fornite da un Paese possono non corrispondere alla realtà", aggiungono da Bruxelles. "Per questo pensiamo che organi di monitoraggio indipendenti siano importanti".

E' questo il caso del detenuto Daniel Enache, richiesto all'Italia dalla Romania, che ha viste riconosciute le sue ragioni dalla Corte di Cassazione italiana. Le informazioni fornite dalle autorità rumene sullo stato delle galere, infatti, sarebbero state insufficienti a garantire il rispetto dei suoi diritti da detenuto.

La Corte di Giustizia Europea di recente ha indicato che gli Stati Membri devono obbligatoriamente rispettare i diritti fondamentali dell'uomo, condurre ispezioni e indagini rigorose prima di decidere se applicare o meno il mandato di arresto continentale.

Dati mancanti e lacunosi

Da ultimo, pesa l'assenza di un organismo che sia in grado di collezionare dati e statistiche uniformi per tutti i paesi UE sui MAE emessi ed eseguiti, denuncia Fair Trials. Esiste Eurojust, che funge da supporto tra le autorità giudiziarie locali soprattutto nella lotta al terrorismo e al crimine organizzato, ma "manca una visione d'insieme su tutti i mandati d'arresto europei scambiati tra gli stati".

Eurojust fa da raccordo per la risoluzione dei problemi insorti con il MAE ed è l'organismo a cui le autorità si rivolgono in caso di dubbi. Fornisce relazioni annuali ma non si occupa di un monitoraggio costante sull'applicazione del MAE nei vari Paesi.

I numeri nel grafico qui sotto, forniti dalla Commissione Europea, "sono lacunosi e non riflettono lo stato effettivo delle cose", fa notare Marina Castellaneta, professoressa di diritto internazionale a Bari. "Non tutti gli Stati classificano le cose allo stesso modo. Se si decentra loro la raccolta dei dati, avremmo variazioni da Stato a Stato in quanto le procedure non sono uguali per tutti".

Stando a questi numeri, da prendere cum grano salis, l'Italia sarebbe il terzo paese europeo per MAE emessi (dietro Polonia e Germania) in quanto da noi "è forte la criminalità" ed esiste il fenomeno della fuga dei latitanti", ritiene Castellaneta.

L'opionione della professoressa Castellaneta è che, tra tutti i meccanismi UE, quello del MAE sia uno di quelli che funziona meglio. "Esistono però ancora dei problemi nell'interpretazione della nozione di contumacia", ovvero se il processo in un Paese si è svolto in assenza dell'imputato.

In tal caso, lo Stato a cui spetta l'esecuzione talvolta si oppone alla consegna e bisogna accertare le motivazioni dell'assenza. Inoltre, conclude Castellaneta, "alcuni Stati hanno aggiunto delle casistiche per cui deve sussistere l'obbligo della doppia incriminazione per certi reati".

Motivi tassativi per rifiutare il MAE

Un paese può rifiutare la consegna della persona oggetto del mandato solo nel caso in cui si applichi uno dei seguenti motivi per il rifiuto obbligatorio o facoltativo:

Motivi obbligatori: la persona è stata già giudicata per lo stesso reato (principio del ne bis in idem) o è minorenne o ha avuto l'amnistia.

Motivi facoltativi: mancanza di doppia incriminazione per i reati che non rientrino nella lista sopramenzionata di 32 reati; giurisdizione territoriale; procedura penale nel corso del paese dell'esecuzione; prescrizione;

Un nuovo strumento: la procura europea

Ad ottobre è stata istituita la procura europea, un nuovo organismo che permette di perseguire i reati finanziari ai danni dell'UE. Doveva essere uno strumento approvato all'unanimità e invece solo 19 paesi hanno deciso di aderirvi. Tra chi non ha aderito ci sono Polonia e Ungheria, stati già segnalati nelle classifiche dell'OLAF per malversazione di fondi europei.

Per approfondire: Associazione Magistrati, il mandato d'arresto europeo

European Justice

Guida al MAE

Video, testo e interviste a cura di Elena Cavallone da Bruxelles e Lillo Montalto Monella da Lione