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I vestiti che salvano il mare

I vestiti che salvano il mare
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Di Euronews
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L'idea dell'azienda spagnola Ecoalf è di utilizzare il riciclaggio della plastica per creare una linea di abbigliamento

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Nel 2050, in mare potrebbe esserci piu’ plastica che pesci. Un dato preoccupante ma realistico se pensiamo che secondo l’ultimo rapporto di Greenpeace sul mediteranneo, le plastiche rappresentano tra il 60 e l’80% dei rifiuti marini. Alcuni di questi frammenti vengono trovati anche nei fondali abissali tra 900 e tremila metri di profondità e nelle specie commerciali come tonno e pesce spada. Il problema spesso sono le microplastiche: il 92 % dei rifiuti ha una dimensione inferiore a 5 millimetri.

I volumi sembrano destinati a crescere, soprattutto nelle reti dei pescatori, come quelle utilizzate da questo signore spagnolo che spiega come specialmente durante l’estate in mare vengono gettati più rifiuti. I mari della Spagna sono quelli dove, dopo la Turchia, si disperde il maggior numero di rifiuti in plastica. 125 le tonnellate di materiale riversate ogni giorno in acqua.

Per arginare il problema si dovrebbe diminuire il consumo, oppure favorirne l’impiego per ricavare energia. Il riciclaggio ad oggi rappresenta uno dei metodi principali di smaltimento e insieme una nuova forma di business. Lo sa bene Javier Goyeneche, fondatore di Ecoalf , marchio sostenibile il cui obiettivo è quello di aiutare il mondo a sopravvivere. Come ? Producendo una linea di accessori e abbigliamento tra cui felpe, zaini e scarpe grazie ad un ecofilato ottenuto da bottiglie, reti da pesca, fondi di caffè.

Javier Goyeneche:

“Abbiamo fatto un test di prova con dei sommozzatori esperti lo scorso gennaio, in mille si sono immersi nelle acque della Tailandia. Abbiamo orecuperato 7 tonnellate e mezzo di rifiuti in un girono solo nell’oceano. E’ un grosso problema che non riguarda solo la Spagna o La Thailandia, ma il mondo intero”.

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