Un grido d’allarme lanciato alla comunità internazionale, una denuncia contro la campagna militare del governo turco. Diverse centinaia di persone
Un grido d’allarme lanciato alla comunità internazionale, una denuncia contro la campagna militare del governo turco.
Diverse centinaia di persone hanno partecipato a una protesta in sostegno dei militanti del Pkk di fronte al compound delle Nazioni Unite ad Erbil, nel Kurdistan iracheno, pochi giorni dopo gli ultimi raid dell’aviazione turca contro le postazioni dei militanti curdi nel Nord dell’Iraq.
“Lo scopo di questa manifestazione è far sapere al mondo e a tutte le ong straniere degli attacchi della Turchia a Rojava, in Siria, e a Cizre, Silopi, Nusaybin in Turchia. Sono tutti attacchi contro il popolo curdo e puntano a negare l’esistenza del Kurdistan” dice Youssef Hamid, un manifestante curdo sostenitore del Pkk.
Nel caos del conflitto siriano e della guerra contro il gruppo Stato Islamico, Ankara ha intensificato la lotta contro i militanti curdi, affossando definitivamente, a luglio dell’anno scorso, il processo di pace avviato nel 2012.
Venerdì scorso il Premier turco Ahmet Davutoglu ha preso la parola a Mardin, nella regione al confine con la Siria. Ha annunciato una serie di misure per la riorganizzazione delle aree curde. Ha anticipato un piano anti-terrorismo e la tolleranza zero contro gli attentati all’ordine pubblico. Un piano per il quale la lotta contro l’Isis e contro il Pkk vengono messe sullo stesso livello.