Una 20enne che si identifica come KGM sostiene in una causa legale che l’uso da bambina delle piattaforme di Meta e Google le abbia provocato pensieri depressivi e suicidi.
Il CEO di Meta Mark Zuckerberg (fonte in inglese) deporrà mercoledì in un processo sui social media in California che mira a stabilire se le funzionalità delle piattaforme della sua società danneggino i minori o alimentino dipendenza.
Zuckerberg testimonierà davanti a una giuria e ai genitori in lutto di ragazzi che si sono tolti la vita a causa di quello che loro indicano come l’uso dei social media. In un’audizione al Congresso degli Stati Uniti si è già scusato con le famiglie la cui vita, a loro dire, è stata stravolta dall’uso dei social.
Zuckerberg potrebbe essere interrogato sull’algoritmo di Instagram e sulle funzioni interne all’app che, secondo i querelanti, sarebbero progettate per tenere i giovanissimi utenti incollati allo schermo.
La causa arriva mentre i Paesi europei stanno valutando restrizioni legate all’età per Meta, Google e altre piattaforme social dei colossi tech, nel tentativo di proteggere i minori dai contenuti online dannosi.
Di che cosa tratta il processo?
KGM, una giovane donna di 20 anni identificata solo con le sue iniziali, sostiene nella causa che l’uso, da bambina, delle piattaforme social di Meta e Google ha favorito una dipendenza dalla tecnologia, peggiorando i suoi pensieri depressivi e suicidi.
Secondo l’atto di citazione, le aziende avrebbero fatto scelte di design deliberate, simili alle tecniche usate nei casinò, per rendere le piattaforme più assuefacenti per i minori e aumentare così i profitti.
Il procedimento è stato inizialmente avviato contro quattro società: la Meta di Zuckerberg, YouTube di Google, TikTok di ByteDance e Snap Inc., la casa madre di Snapchat. TikTok e Snap Inc. avrebbero raggiunto un accordo prima dell’inizio del processo.
Negli Stati Uniti questo caso è considerato un “bellwether trial”, cioè un processo pilota il cui esito potrebbe influenzare il modo in cui verranno gestite migliaia di altre cause contro le società di social media.
Euronews Next ha contattato l’avvocato di KGM per ottenere una dichiarazione sulle aspettative del team legale in merito alla testimonianza di Zuckerberg, ma non ha ricevuto una risposta immediata.
Un portavoce di Meta ha dichiarato all’Associated Press che l’azienda respinge con forza le accuse contenute nella causa e si è detto “fiducioso che le prove dimostreranno il nostro impegno di lunga data nel sostenere i giovani”. Euronews Next ha contattato anche Google.
L’avvocato di Meta, Paul Schmidt, nella sua arringa introduttiva della scorsa settimana ha messo in dubbio che sia davvero Instagram la causa dei problemi di salute mentale di KGM, rimandando invece a documenti che descrivono una situazione familiare turbolenta. Schmidt ha sostenuto che KGM si sarebbe rivolta ai social media come meccanismo per far fronte alle proprie difficoltà.
Meta e Google hanno cercato di convincere l’Alta Corte di Los Angeles ad archiviare il caso di KGM lo scorso novembre, ma il tribunale si è espresso (fonte in inglese) contro la richiesta, consentendo così il proseguimento del processo.
Meta e Google hanno inoltre sostenuto di essere protette dalla legge statunitense rispetto alla responsabilità legale per i contenuti di terzi che un utente riceve su una piattaforma social o su un sito web, secondo un deposito in tribunale di novembre.
I tribunali interpretano questa norma, nota come Sezione 230 del Communications Decency Act, come un modo per “proteggere i fornitori di servizi online, come le società di social media, dalle cause legali basate sulle loro decisioni di trasmettere o rimuovere contenuti generati dagli utenti”, secondo il Congresso USA.
Negli atti depositati in tribunale, Meta ha sostenuto che elementi di design come lo “scroll infinito” non possono essere ritenuti responsabili dell’uso di Instagram da parte di KGM, perché è stata lei a scegliere di continuare a visualizzare i contenuti.
Il giudice ha però ritenuto che esistano prove sufficienti perché una giuria possa valutare se le funzioni pensate per aumentare il coinvolgimento su Instagram abbiano contribuito ai suoi problemi di salute mentale.
KGM accusa Google di averla esposta a contenuti dannosi attraverso il sistema di raccomandazione di YouTube, le sezioni dei commenti e la funzione di autoplay. Sostiene inoltre che la piattaforma non applichi restrizioni di età adeguate.
Chi ha già testimoniato?
Adam Mosseri (fonte in inglese), responsabile di Instagram per Meta, la scorsa settimana ha dichiarato in aula di non condividere l’idea che le persone possano sviluppare una dipendenza clinica dalle piattaforme social.
Mosseri ha affermato che Instagram e Meta lavorano per proteggere i giovani che usano il social, aggiungendo che “non è positivo per l’azienda, alla lunga, prendere decisioni che ci fanno guadagnare ma che sono dannose per il benessere delle persone".
Mosseri ha spiegato che è importante che questo caso distingua tra dipendenza clinica e quello che lui considera un uso problematico, ossia quando qualcuno trascorre “più tempo su Instagram di quanto ritenga sano”.
Instagram dispone di diverse funzioni pensate per proteggere i minori dai contenuti nocivi, come gli account privati per adolescenti, gli avvisi di sicurezza, il filtraggio dei contenuti e i controlli parentali.
Due terzi degli strumenti di sicurezza di Meta sulle piattaforme, incluso Instagram, sono risultati inefficaci, secondo uno studio del 2025 condotto dal whistleblower di Meta Arturo Béjar e da accademici di due università statunitensi.
Ciò ha significato che gli account degli adolescenti hanno ricevuto raccomandazioni di contenuti a sfondo sessuale, brevi scene di nudità e materiali su autolesionismo, tentativi di suicidio e percezione del corpo.
Meta definì all’epoca il rapporto “fuorviante, pericolosamente speculativo”, secondo l’Associated Press (fonte in inglese).