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Prodotti illegali e scarsa trasparenza: la Commissione europea indaga su Shein

Un'insegna del colosso cinese Shein
Un'insegna del colosso cinese Shein Diritti d'autore  Aurelien Morissard/Copyright 2025 The AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Aurelien Morissard/Copyright 2025 The AP. All rights reserved.
Di Theo Farrant
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Se le violazioni saranno confermate, Shein rischia sanzioni pesanti, mentre l'Ue intensifica l'applicazione del Digital services act contro i colossi tecnologici

La Commissione europea ha avviato un'indagine formale a carico del colosso cinese dell'abbigliamento fast-fashion Shein, ai sensi di quanto disposto dal Digital services act (Dsa).

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Su cosa si concentra l'indagine a carico di Shein

Martedì 17 febbraio, l'organismo esecutivo dell'Unione europea ha fatto sapere che l'indagine verte su tre aspetti: la potenziale vendita di prodotti illegali sulla piattaforma di Shein, tra cui materiale pedopornografico come bambole sessuali dall'aspetto infantile, l'uso di un'architettura e tecniche volte a creare dipendenza tra gli utenti, e infine la mancanza di trasparenza sulle modalità attraverso le quali la piattaforma raccomanda i prodotti ai clienti.

La Commissione valuterà se l'azienda abbia violato o meno gli obblighi previsti dalla normativa europea, che si applica alle principali piattaforme dalla fine del 2023.

Per farlo, verrà esaminata la struttura stessa del sito internet di Shein, proprio al fine di verificare se siano utilizzati strumenti volti a far consumare in modo eccessivo, attraverso ad esempio sistemi di ricompensa che offrono punti o incentivi agli utenti. Secondo il Dsa, infatti, le piattaforme online di grandi dimensioni devono valutare e mitigare tali rischi.

Il caso dei prodotti illegali venduti nell'Ue

L'indagine valuterà poi se Shein disponga o meno di sistemi adeguati per impedire la vendita di prodotti illegali all'interno dell'Ue. La questione del presunto materiale pedopornografico è già sorta in particolare in Francia, con il governo che ha avviato una battaglia legale con il colosso dell'e-commerce cinese. Proprio in tale occasione, Shein era già finita nel mirino della Commissione, nel novembre dello scorso anno.

Yinan Zhu, responsabile dell'unità Business Integrity di Shein in Europa, presso il Parlamento europeo a Bruxelles, il 27 gennaio 2026
Yinan Zhu, responsabile dell'unità Business Integrity di Shein in Europa, presso il Parlamento europeo a Bruxelles, il 27 gennaio 2026 Credit: AP Photo

Per quanto riguarda poi il modo attraverso il quale la piattaforma raccomanda prodotti e contenuti agli utenti, secondo le norme europee, occorre spiegare chiaramente i principali parametri alla base dei sistemi di raccomandazione e offrire almeno un'opzione che non si basi sulla profilazione.

Cosa potrebbe accadere ora

L'indagine prevista dalla Commissione si annuncia approfondita: potrà comprendere nuove richieste di informazioni, colloqui e strumenti di monitoraggio a carico di Shein.

Se le violazioni saranno confermate, Bruxelles potrà a quel punto imporre misure provvisorie, accettare impegni vincolanti da parte dell'azienda o adottare una decisione di non conformità che potrebbe comportare pesanti sanzioni pecuniarie.

Il Dsa non prevede in ogni caso una scadenza fissa per la conclusione del procedimento. “La normativa garantisce la sicurezza degli acquirenti, ne tutela il benessere e li rende consapevoli degli algoritmi con cui interagiscono”, ha dichiarato in un comunicato Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia. “Valuteremo se Shein rispetti questa disciplina e quali siano le sue responsabilità”, ha aggiunto.

La risposta di Shein: "Investiamo per conformarci al Dsa"

In una dichiarazione rilasciata a Euronews Next, Shein ha affermato di prendere “seriamente” i propri obblighi derivanti dal Dsa e di aver “sempre collaborato pienamente” con la Commissione europea.

"Negli ultimi mesi abbiamo continuato a investire in modo significativo in misure volte a rafforzare la nostra conformità al Dsa. Queste includono valutazioni complete dei rischi sistemici e quadri di mitigazione, protezioni rafforzate per gli utenti più giovani e un lavoro continuo per progettare i nostri servizi in modo da promuovere un'esperienza sicura e affidabile per l'utente", si legge nella dichiarazione.

A seguito dei problemi individuati lo scorso anno, Shein ha affermato di aver “accelerato l'introduzione di ulteriori misure di salvaguardia” relative ai prodotti con limiti di età e di aver potenziato i propri strumenti di rilevamento.

L'azienda ha quindi aggiunto: “La protezione dei minori e la riduzione del rischio di contenuti e comportamenti dannosi sono fondamentali per lo sviluppo e il funzionamento della nostra piattaforma. Condividiamo l'obiettivo delle autorità di garantire un ambiente online sicuro e affidabile e continueremo a impegnarci in modo costruttivo”.

Le altre accuse mosse contro il colosso Shein

L'indagine arriva in un momento di crescenti polemiche e reazioni negative riguardo all'espansione del rivenditore cinese in Europa. Nel novembre dello scorso anno, Shein ha aperto il suo primo negozio fisico a Parigi all'interno dello storico BHV, uno dei grandi magazzini più iconici della capitale francese.

Il lancio ha suscitato forti reazioni negative, con una petizione online contro l'apertura che ha raccolto oltre 120mila firme. Associazioni per la tutela dei minori e gruppi ambientalisti hanno criticato il marchio e decine di manifestanti si sono radunati davanti al negozio.

Proteste contro Shein nel grande magazzino BHV di Parigi, il 5 novembre 2025
Proteste contro Shein nel grande magazzino BHV di Parigi, il 5 novembre 2025 Credit: AP Photo

Fondata in Cina nel 2012 e ora con sede a Singapore, Shein è cresciuta rapidamente fino a diventare una potenza globale nel settore del fast fashion.

Commercializzando principalmente abiti e prodotti fabbricati in Cina a prezzi stracciati, ha attirato critiche per le accuse di lavori forzati lungo le sue catene di approvvigionamento, compresa la provincia cinese dello Xinjiang, nell'estremo ovest del Paese, dove secondo gruppi per la tutela dei diritti umani Pechino avrebbe commesso gravi violazioni dei diritti umani nei confronti dei membri del gruppo etnico degi Uiguri e di altre minoranze.

Questo articolo è stato aggiornato con la risposta di Shein.

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