Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha difeso alla Camera la partecipazione dell’Italia come osservatore al Board of Peace, sostenendo che come nel caso dell'Ue e dei partner regionali, "Roma non può disertare la discussione e che Gaza è cruciale per la sicurezza nazionale"
La partecipazione dell’Italia al Board of Peace promosso dall’amministrazione Trump, è approdata alla Camera martedì, con le comunicazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Una scelta, quella di presenziare come osservatore alla prima riunione a Washington, che il governo ha definito coerente con i vincoli costituzionali e con l’interesse nazionale, ma che continua a sollevare forti critiche e interrogativi.
Al centro dell’intervento del vicepremier, il legame tra la crisi di Gaza e la sicurezza italiana, ma anche la difesa di un’iniziativa fortemente osteggiata dalle opposizioni e che secondo gli esperti, rischia di isolare Roma nel contesto europeo.
Nei giorni scorsi il titolare della Farnesina ha ribadito l’incompatibilità di una partecipazione dell’Italia come membro a pieno titolo, con la Carta costituzionale.
Ha poi sottolineato che la scelta italiana è in linea con l’atteggiamento dell’Unione che parteciperà al primo giorno dei lavori del Board, inviando la commissaria europea per il Mediterraneo, Dubravka Šuica in qualità di osservatore.
Insieme all’Italia, anche Romania, Cipro e Grecia prenderanno parte ai lavori nella stessa veste. Sono invece due i Paesi dell’Unione che hanno aderito al Board come membri: tra questi, Ungheria e Bulgaria.
“Gaza è cruciale per la nostra sicurezza nazionale”
“La crisi di Gaza incide sugli equilibri regionali, sulla stabilità delMediterraneo allargato e sulla sicurezza delle rotte commerciali del nostro export che transita per il 40% attraverso il Mar Rosso”, ha dichiarato Tajani in Aula.
Secondo il ministro, Gaza è “Cruciale per la nostra sicurezza nazionale anche in chiave di contrasto al terrorismo e ai flussi migratori irregolari”. Ma è anche ha detto “Una ferita aperta, una tragedia umanitaria che ha visto l'Italia in prima linea sin dal primo momento per salvare vite e alleviare le sofferenze dei civili e far tacere le armi”.
Tajani ha inoltre ribadito che il governo sostiene il piano di pace promosso da Donald Trump, ricordando che una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu ne ha recepito l’impianto e affermando che “Non esistono alternative” realistiche al percorso avviato.
“Il rischio è creare una spaccatura e mettere in discussione il modo di approcciarsi al multilateralismo”
Sul piano politico-strategico, però, la scelta italiana solleva interrogativi. Giuseppe Dentice, analista dell’Osservatorio sul Mediterraneo (Osmed), ha dichiarato a Euronews che “E’ difficile individuare una motivazione chiara, perché da questo punto di vista non si scorgono elementi concreti”.
Secondo Dentice, è “verosimile” che vi sia “Una comunanza ideologica con l’attuale presidenza statunitense”, anche alla luce delle posizioni assunte da altri Paesi europei che parteciperanno al Board.
Ma il punto centrale riguarda il quadro europeo. Secondo Dentice infatti, l'assenza dei principali leader europei, così come quella della Presidente della commissione europea, Von der Leyen è significativa:
“Se notiamo, Francia, Germania, ma anche la stessa Unione europea, tendono a restare molto distanti da queste iniziative, quindi il rischio è quello di creare una spaccatura che rischia di mettere anche in discussione quello che è l’approccio tradizionale italiano verso l’Ue e verso anche il multilateralismo”, ha spiegato.
Un rischio che si intreccia con la linea rivendicata dal governo e della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, di fare da ponte tra Washington e Bruxelles. “All’interno dell’Ue non mi pare che ci sia questo mandato riconosciuto”, osserva Dentice.
“Nessuno ha attribuito ufficialmente all’Italia un ruolo di pontiere. E quando non c’è questa fiducia, il rischio è che si creino competizioni o fraintendimenti che possono incidere sulla credibilità del Paese”.
“L’osservatore può solo prendere visione: è una situazione intricata che viaggia sul filo legale”
Il nodo più delicato resta però la natura stessa del Board e il ruolo dell’Italia al suo interno. Il governo parla di una formula “equilibrata e rispettosa dei vincoli costituzionali”. Ma per Dentice la questione è più complessa.
“Il problema sta nella natura stessa del Board of Peace, che è una forma di organizzazione internazionale molto sui generis, che sembra rispecchiare più gli interessi specifici di una personalità, nella fattispecie il presidente Trump”, ha dichiarato a Euronews.
Quanto al ruolo di osservatore, “Potrà andare, ma con un ruolo non ben chiaro. Potrà solo prendere visione di quello che individualmente si decide, senza alcun tipo di interferenza. Se c’è chi dice il contrario, allora non si è più osservatori e si assume un altro ruolo, entrando in contraddizione con l’articolo 11 della Costituzione”.
Per l’analista, si tratta di “Una situazione molto intricata e molto delicata, che viaggia sul filo legale ma con risvolti politici molto netti”. Anche perché, aggiunge, “il Board potrebbe essere uno strumento per dividere la stessa Unione europea”.
Opposizioni,“Italia unico Paese del G7 al Board”
La decisione del governo ha suscitato una reazione compatta delle opposizioni. I parlamentari del Movimento 5 Stelle nelle Commissioni Esteri di Camera e Senato hanno parlato di “sudditanza” verso Washington, sostenendo che l’Italia sarebbe l’unico Paese dell’Europa occidentale e del G7 a partecipare al Board of Peace, seppur come osservatore, insieme a Stati come Albania, Kosovo, Cipro, Ungheria e Romania.
“Meloni continua a degradare l’Italia a vassallo degli Stati Uniti”, hanno dichiarato, definendo la scelta “un atto di cinismo indecente” alla luce della situazione a Gaza e in Cisgiordania.
Critiche anche dal Partito Democratico. La segretaria Elly Schlein ha definito l’iniziativa contraria alla Costituzione.
La vicepresidente della Camera e deputata del Pd, Anna Ascani ha affermato che “L’Italia non può e non deve partecipare al Board of Peace di Trump: lo dicono la Costituzione, il buon senso e la dignità”.
Durissime le parole del leader di Azione Carlo Calenda, che ha parlato di “Una congrega di ditattori e affaristi, guidata a vita da Trump”, e di Angelo Bonelli (Avs), secondo cui il Board non sarebbe un vero organismo multilaterale ma “un’operazione politico-immobiliare travestita da diplomazia”, fuori dalle sedi legittime come Onu e Unione europea.