Ue pronta a vietare i servizi marittimi alle petroliere russe se manca l’accordo G7. In discussione il 20esimo pacchetto di sanzioni, con nuove misure anti-elusione e focus sul Kirghizistan
L’Unione europea è pronta a procedere con un divieto totale dei servizi marittimi per le petroliere russe qualora i partner del G7 non raggiungano un accordo comune. Lo ha dichiarato il commissario europeo per l’Economia, Valdis Dombrovskis, mentre proseguono i negoziati tra gli Stati membri su un nuovo pacchetto di sanzioni economiche contro Mosca.
Bruxelles punta ad approvare il ventesimo ciclo di misure entro il 24 febbraio, data che segna il quarto anniversario dell’invasione su larga scala dell’Ucraina. Tra le ipotesi allo studio figura il blocco completo dei servizi marittimi forniti da compagnie europee alle petroliere russe, misura che porterebbe il meccanismo del tetto massimo sul prezzo del petrolio – introdotto dal G7 nel dicembre 2022 – interamente sotto la giurisdizione dell’Ue. In pratica, alle imprese europee sarebbe vietato operare con tali navi a prescindere dal prezzo del greggio degli Urali, oggi soggetto a un limite fissato a 44,10 dollari al barile.
Dombrovskis ha sottolineato che le linee generali delle nuove misure sono state condivise con i partner del G7 e ha ribadito l’importanza del coordinamento internazionale. Tuttavia ha chiarito che l’allineamento non rappresenta una condizione indispensabile: l’Unione, ha affermato, agirà autonomamente qualora non si arrivi a una posizione comune più ampia.
Le sue parole segnano un cambio di tono rispetto all’inizio del mese, quando la Commissione aveva lasciato intendere che un divieto totale sarebbe stato adottato solo dopo una decisione coordinata con il G7. Al momento resta incerto quanti alleati siano disposti a sostenere una misura di questo tipo e ad abbandonare l’attuale sistema di price cap.
Interpellati sulla proposta, i governi di Regno Unito, Canada e Australia hanno confermato di esserne a conoscenza e di continuare a collaborare con i partner per intensificare la pressione economica sulla Russia, soprattutto attraverso il contenimento delle entrate energetiche.
Stati Uniti e Giappone non hanno invece fornito commenti.
I negoziati tra gli ambasciatori dei Paesi Ue proseguiranno durante la settimana con l’obiettivo di rispettare la scadenza del 24 febbraio, anche se non si esclude uno slittamento per consentire ulteriori discussioni. Tra le perplessità emerse vi sono quelle della Grecia, potenza marittima, che teme un aumento della concorrenza da parte di India e Cina, un rafforzamento della cosiddetta “flotta ombra” russa e il ricorso crescente alla pratica del deflagging, ovvero la cancellazione delle navi dai registri nazionali.
Secondo alcuni diplomatici, un accordo coordinato del G7 potrebbe influenzare la posizione greca. Tuttavia precedenti tentativi di modifica del tetto al prezzo del petrolio hanno mostrato divisioni tra gli alleati, con gli Stati Uniti che in passato hanno ridimensionato il proprio sostegno. Il ministro delle Finanze svedese Elisabeth Svantesson ha comunque ribadito la necessità di agire: più ampia sarà la coalizione, ha osservato, più efficace sarà l’impatto.
Il Kirghizistan è un canale dell'approvvigionamento russo?
Un altro elemento chiave del pacchetto riguarda l’eventuale attivazione, per la prima volta, dello strumento antielusione. La Commissione propone di utilizzarlo per limitare l’export verso Paesi considerati a rischio di riesportazione verso la Russia di tecnologie sensibili come macchinari computerizzati e apparecchi radio prodotti nell’Ue.
In questo contesto è finito sotto osservazione il Kirghizistan, Paese centroasiatico di circa sette milioni di abitanti che condivide un’unione doganale con Mosca e che da tempo è sospettato di fungere da canale alternativo per l’approvvigionamento russo di beni sanzionati.
Il commercio tra Bruxelles e Bishkek è infatti cresciuto notevolmente dall’inizio della guerra: dalle esportazioni europee per 263 milioni di euro nel 2021 si è passati a 2,5 miliardi nel 2024, con oltre la metà rappresentata da macchinari e mezzi di trasporto.
Per attivare lo strumento servirà comunque l’unanimità dei 27 Stati membri. Un tentativo esplorativo guidato dalla Danimarca l’estate scorsa non aveva ottenuto consenso sufficiente. Intanto gli ambasciatori Ue hanno incontrato l’inviato speciale per le sanzioni David O’Sullivan, che prevede una visita nel Paese nei prossimi giorni per proseguire il dialogo.
La spinta verso nuove sanzioni si inserisce nel contesto di colloqui diplomatici tra funzionari ucraini, russi e statunitensi. Molti leader europei restano scettici sulla volontà del Cremlino di fare concessioni, ritenendo necessaria un’ulteriore pressione economica. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa intendono recarsi in Ucraina il 24 febbraio.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha nuovamente sollecitato l’Europa a colpire anche il settore nucleare russo, finora escluso dalle sanzioni per la resistenza di alcuni Paesi dell’Est dipendenti dal combustibile fornito da Rosatom. In un discorso dai toni duri, Zelensky ha inoltre criticato aspramente la Russia, accusandola di non rispettare regole, democrazia e sovranità altrui.