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Ue pronta a colpire il petrolio russo: la proposta è lo stop ai servizi marittimi

L'UE sta valutando il futuro del tetto al prezzo del petrolio russo.
L'UE sta valutando il futuro del tetto al prezzo del petrolio russo. Diritti d'autore  Misha Japaridze/Copyright 2006 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Misha Japaridze/Copyright 2006 The AP. All rights reserved
Di Jorge Liboreiro
Pubblicato il
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La Commissione europea consulta il G7 su un possibile divieto totale dei servizi marittimi al petrolio russo. La mossa potrebbe, se applicata, rafforzare le sanzioni contro Mosca

La Commissione europea sta cercando di coordinarsi con i partner del G7 sul destino del tetto al prezzo del petrolio russo prima di presentare un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca.

Secondo funzionari e diplomatici citati da Euronews, il briefing agli ambasciatori dell’Ue, inizialmente previsto per venerdì, è stato rinviato all’inizio della prossima settimana per consentire ulteriori consultazioni politiche.

Il tetto al prezzo, introdotto nel dicembre 2022, rappresenta uno degli strumenti chiave utilizzati dall’Occidente per limitare le entrate energetiche della Russia senza destabilizzare i mercati globali. Tuttavia, il suo futuro è ora al centro di un acceso dibattito all’interno dell’Unione europea.

Stop ai servizi marittimi: la proposta di Finlandia e Svezia

Tra le misure più incisive allo studio figura un divieto totale dei servizi marittimi legati al petrolio russo, promosso apertamente da Finlandia e Svezia. La proposta prevede che le aziende dell’Ue non possano più fornire assicurazioni, servizi di spedizione o accesso ai porti alle navi che trasportano greggio e prodotti petroliferi raffinati russi.

Attualmente, tali servizi sono consentiti solo alle petroliere che rispettano il tetto al prezzo fissato dal G7. Un divieto generalizzato segnerebbe quindi un cambio di strategia significativo, con l’obiettivo di colpire direttamente la logistica del settore energetico russo.

Il tetto dinamico del G7 e le divergenze con gli Stati Uniti

Il tetto al prezzo è stato recentemente adeguato a 44,10 dollari al barile, per allinearlo alle condizioni di mercato e rafforzare la pressione sull’economia di guerra della Russia. Questo meccanismo dinamico è adottato da Unione europea, Regno Unito, Canada e Giappone.

Gli Stati Uniti, tuttavia, continuano a mantenere il livello originario di 60 dollari al barile e si sono mostrati riluttanti a modificare l’impianto del tetto. La divergenza all’interno del G7 rappresenta uno dei principali nodi politici, soprattutto se Bruxelles decidesse di procedere con misure che di fatto renderebbero superfluo il tetto all’interno della giurisdizione europea.

Fine del tetto nell’Ue? Le conseguenze di un divieto totale

Se l’Unione europea adottasse il divieto completo dei servizi marittimi, il tetto al prezzo cesserebbe di fatto di essere applicabile nell’Ue. Le compagnie europee non potrebbero più operare con le navi russe, indipendentemente dal prezzo di vendita del petrolio.

Secondo Finlandia e Svezia, questa soluzione avrebbe diversi vantaggi: aumenterebbe in modo significativo i costi per il settore petrolifero russo, sarebbe più semplice da attuare e ridurrebbe il ricorso a documentazione falsificata, una pratica spesso utilizzata da Mosca per aggirare le sanzioni.

Resistenze politiche e rischio di spaccature tra i Ventisette

La prospettiva di abbandonare il tetto al prezzo preoccupa alcuni Stati membri, soprattutto nel caso in cui altri Paesi del G7 non adottassero misure analoghe. Ogni nuova sanzione europea richiede infatti l’unanimità dei 27 Stati membri, rendendo il processo decisionale particolarmente delicato.

Il timore principale è che un’azione non coordinata possa ridurre l’efficacia complessiva delle sanzioni o generare distorsioni nei mercati energetici, penalizzando alcuni Paesi più di altri.

Il coordinamento con Washington e l’impatto delle sanzioni Usa

Bruxelles sta cercando di allineare la propria strategia con quella degli Stati Uniti, che a ottobre hanno sanzionato i due principali colossi petroliferi russi, Rosneft e Lukoil. Grazie al ruolo centrale del dollaro nel commercio globale, le sanzioni americane hanno avuto un effetto extraterritoriale, costringendo la Russia a vendere il greggio degli Urali con sconti più elevati.

Un eventuale divieto europeo sui servizi marittimi potrebbe amplificare questo impatto, infliggendo un ulteriore colpo alle entrate energetiche di Mosca. Tuttavia, l’amministrazione Trump ha finora evitato di intervenire direttamente sul tetto al prezzo.

Negoziati di pace e nuove sanzioni sullo sfondo

A complicare il quadro ci sono i negoziati di pace in corso tra Ucraina e Russia, guidati dagli Stati Uniti. Dopo due giorni di colloqui ad Abu Dhabi, le parti hanno concordato lo scambio di 314 prigionieri di guerra e il ripristino di un dialogo militare ad alto livello tra Washington e Mosca.

“Vedremo dove porteranno i colloqui di pace”, ha dichiarato il Segretario al Tesoro americano Scott Bessent, precisando che l’amministrazione statunitense sta comunque valutando ulteriori misure punitive nei confronti della Russia.

Verso il 20esimo pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia

Oltre al possibile stop ai servizi marittimi, il prossimo pacchetto di sanzioni dell’Ue dovrebbe includere l’ampliamento della lista nera delle navi della cosiddetta “flotta ombra” e delle entità che aiutano Mosca ad aggirare le restrizioni, con particolare attenzione alla Cina. Secondo Bloomberg, Bruxelles starebbe valutando anche il divieto di importazione di metalli russi come iridio, rodio, platino e rame.

La Commissione europea punta ad approvare il 20esimo pacchetto di sanzioni entro il 24 febbraio, quando la guerra in Ucraina entrerà nel suo quarto anno. In quella data, la presidente Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa si recheranno a Kiev per ribadire il sostegno dell’Ue.

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