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Silenzio elettorale, le diverse pratiche nel Paesi Ue in vista del voto di giugno

Dibattito Eurovisione 2024 con i candidati leader - Arrivo dei candidati
Dibattito Eurovisione 2024 con i candidati leader - Arrivo dei candidati Diritti d'autore Luis MILLAN/ European Union 2024 - Source : EP
Diritti d'autore Luis MILLAN/ European Union 2024 - Source : EP
Di Romane Armangau
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Dal divieto di pubblicazione dei sondaggi due settimane prima del voto alla piena libertà di campagna elettorale, i Paesi dell'Unione europea adottano diverse norme che regolano il silenzio elettorale. L'Italia è tra i Paesi che adotta pratiche più rigide

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Il silenzio elettorale è una pratica adottata da tutti gli Stati membri dell'Unione europea. Per un determinato periodo prima delle votazioni giornali e programmi Tv sono obbligati a non condividere informazioni sui candidati, né intervistate. Anche la pubblicazione di sondaggi subisce delle restrizioni nei periodi precedenti al voto. L'obiettivo è quello di dare agli elettori un periodo di riflessione senza influenze da elementi esterni.

Secondo uno studio del Parlamento europeo, la maggior parte degli elettori decide con anticipo la propria preferenza, ma gli elettori più giovani, quelli senza abitudini di voto consolidate, sono più propensi a prendere una decisione all'ultimo minuto.

Gli elettori di Finlandia, Svezia e Paesi Bassi sono quelli più propensi a una decisione all'ultimo secondo, con rispettivamente il 30 per cento, il 33 per cento e il 42 per cento della popolazione.

Dei ventisette Paesi del blocco, nove non impongono restrizioni a interventi dei candidati sulla stampa o alla pubblicazione di sondaggi e questi sono: Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Lituania, Paesi Bassi e Svezia.

Per i restanti diciotto il tipo di contenuti pubblicabili e la durata del silenzio elettorale varia da paese a paese.

Le nazioni più severe

Italia, Portogallo, Slovacchia e Spagna

Gli italiani voteranno per i loro 76 membri del Parlamento europeo l'8 e il 9 giugno. E già da due settimane prima delle elezioni - cioè dal 25 maggio - giornali, televisione, radio e siti italiani non potranno pubblicare i sondaggi. Inoltre, tutti i media dovranno rispettare il silenzio elettorale a partire dalla mezzanotte di venerdì 7 giugno.

Anche in Slovacchia il periodo di silenzio inizia giovedì per il voto di sabato 8 giugno. A partire da quel momento, a tutti i media è vietato "inviare o pubblicare informazioni su candidati, partiti politici o coalizioni a loro favore o contro di loro con parole, testo, suoni o immagini".

In Portogallo i sondaggi, le dichiarazioni dei candidati e tutti i contenuti relativi alle elezioni non possono essere trasmessi su nessun mezzo di comunicazione a partire dalla "mezzanotte del secondo giorno precedente a quello designato per le elezioni", ovvero la mezzanotte di venerdì per il voto di domenica 9 giugno.

Gli spagnoli avranno accesso alle ultime stime dei sondaggi martedì 4 giugno, cinque giorni prima del voto, mentre i candidati potranno esprimersi sui media e sui social network fino alla vigilia delle elezioni, cioè sabato a mezzanotte.

Un silenzio elettorale moderato

Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Malta, Polonia, Portogallo e Romania

Nella maggior parte dei Paesi vige la regola del silenzio di 24 ore imposta ai candidati e ai media su contenuti relativi alle elezioni e sondaggi, ma con alcune varianti.

Ad esempio a Cipro vige un silenzio elettorale di sette giorni che si applica solo ai sondaggi, per cui dal 26 maggio questi dati non trovano spazio sulla stampa.

Il divieto di pubblicazione è imposto a tutti i media dei Paesi, ma in Grecia le pubblicazioni online non sono incluse nelle restrizioni.

In Irlanda, la questione non è regolamentata dalla legge elettorale del Paese, ma dalle linee guida dell'Autorità di radiodiffusione. In Romania, le restrizioni non si applicano dalla mezzanotte del giorno precedente le elezioni, ma dalle 7 del mattino del giorno stesso.

In Francia, il cosiddetto "periodo di riserva" vieta a funzionari di alto rango, come ministri o altri agenti pubblici, di esprimere opinioni o rilasciare comunicazioni da una settimana prima delle elezioni e cioè dal 27 maggio, ma con alcune eccezioni: ai candidati è consentito fare campagna elettorale fino alla mezzanotte di sabato.

Restrizioni solo sui sondaggi

Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Lussemburgo e Slovenia.

In questi Paesi, i candidati possono fare campagna elettorale e parlare con i media. Tuttavia, in Bulgaria, Ungheria e Slovenia i sondaggi non possono essere resi pubblici nel giorno delle votazioni.

Il periodo di riserva più lungo riguarda la Repubblica Ceca, dove i sondaggi non saranno disponibili dal 5 giugno per il voto di venerdì 7 giugno. In Lussemburgo, invece, i sondaggi sono vietati da cinque giorni prima delle elezioni, ovvero il 4 giugno.

Limitazioni e riforma elettorale

Il silenzio elettorale può essere difficile da applicare, soprattutto nell'era dei social media e delle connessioni globalizzate. Di fatti, i sondaggi potrebbero essere pubblicati online da un Paese terzo che non segue le regolamentazioni dei Paesi dell'Unione europea. È anche difficile normare e moderare i social network, dove, se anche i candidati stessi non si esprimono, altre pagine potrebbero diffondere fake news o notizie fuorvianti.

Il Parlamento europeo ha cercato di mettere ordine nella questione votando una risoluzione nel maggio 2022 che prevedeva una riforma elettorale a livello europeo per livellare le regole relative al periodo elettorale e al silenzio, nonché per implementare le liste transnazionali. Questa riforma deve essere valutata dagli Stati membri dell'Ue ed è improbabile che venga approvata rapidamente.

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